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Il DOWNSHIFTING di Sara DAGNA del LEGAL STORE o negozio giuridico

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Caro Zibaldone, ogni tanto appare! Poi scompare nelle valli, ma se la evochi riappare. E' Sara DAGNA, è la Collega del LEGAL STORE, che sta a Montegrosso d'Asti. Per autodefinizione "l'Avvocata di strada (pardon, ancora dott.ssa, di strada)" del Foro di Acqui Terme. Alle h.10:33 del 24 aprile 2012 leggo l'incipit della mail e penso: non può essere che lei! Le lascio la parola per questo saggio che ho il piacere di condividere con i lettori di Studio Cataldi. "Ho provato a mangiare 4 salti in padella, sono stata su facebook, ho pure usato il cellulare touchscreen. Nulla.
Mi sono resa conto di essere nata con un'età sbagliata e di avere nostalgia di epoche mai vissute. Ed è bello tornare alla propria dimensione naturale, dopo essere stata dentro quella delle macchine. Perchè lo si fa con la consapevolezza di volerci restare, di voler essere piuttosto che avere. Downshifting. L'ho letta pensando fosse una nuova disciplina sportiva. Del tipo “hai mai fatto downshifting?”. “mmmm, ma sì, in Sardegna si fa da dio”. Poi ho capito che si trattava di avere la licenza in semplicità. Posso dirlo quindi, ho fatto downshifting. Sono una downshifter, orgogliosa di esserlo. Ho un orto delle dimensioni di un campo, un frutteto di circa sessanta piante, un giardino senza guardiano, un forno a legna in cucina. Corro con un cane, mi piace sentire la terra sulle mani e l'erba tra i piedi. La rugiada nelle albe d'estate quando raccolgo i fagiolini perchè dopo si fa l'alfa. I grilli al tramonto arancione e le lucciole al buio del silenzio. Volutamente non ho internet a casa. Lo lascio al lavoro. Non ho l'I.Pod sparato nelle orecchie. Mi piace che la musica si diffonda intorno, che giochi a rimpiattino su ogni cosa che tocca e che torni a me, sempre in maniera diversa.
Adoro il giradischi e i vinile di mio padre. Ho provato a stare nella dimensione di oggi, ho capito che so vivere in quella di ieri. E non perchè rifiuti il progresso, è solo che lui non è della mia taglia. Mi va bene così. Sto semplicemente bene così. Così ho imparato a potare. Tagliare i rami secchi della mia vita, quelli che non mi danno linfa vitale. Ho imparato a coltivare, dando lo spazio ed il tempo alle mie cose. Conosco il rosso del pomodoro maturato sulla pianta, quello dei supermercati è finto e dipinto. Conosco la croccantezza del sedano non coltivato in serie che ti colora le mani di scuro. Quello che si compra sa di acqua ed sembra lavato nel perlana. Conosco il sapore di una pesca matura appena colta dal ramo, che ti si sbrodola addosso. Quelle nelle cassette ti guardano racchiuse nella loro pelle ruvida e ti snobbano. E il succo delle ciliegie amarene, quello che se ti sporchi la maglietta, non se va più via. Le vedi in vendita a 5,00 € al kg e allora non le compri, così ti risparmi pure di lavare la macchia. Il rumore dello lievito che borbotta in una terrina, quello lento, non quello che in 5 minuti ti alza, ti impasta e ti cuoce una pizza. Quindi perchè farci solo 4 salti in padella, perchè invece non farci una maratona? Perchè invece di avere tutti gli ingredienti lì, infilati in un sacchetto da una macchina, che ha scelto per noi, non infiliamo noi le mani e scegliamo noi, per il semplice gusto di creare un piatto per noi? Così ci si avvicina alla dimensione umana, si impara ad ascoltare nuovamente il nostro corpo, ad assecondare i nostri sensi. Così ho capito che non mi piace scorrere gli amici su di una bacheca, vedere i loro visi fissi, sempre uguali di una foto in cui si è più fighi, condividere i loro gusti con un “mi piace”, commentare le foto di un momento passato insieme, con gli sguardi di gente che non c'entra nulla, io voglio vedere le loro espressioni di ogni giorno, sapere che anche loro si alzano come me al mattino, con i capelli scompigliati, che il nostro confronto ed i nostri discorsi non si limitano ad un “mi piace”, perchè...c'è sempre un perchè, preferisco un caffè insieme, così...uno di fronte all'altra, cercando di distinguere l'aroma dall'odore di quella persona. La webcam uccide il profumo dell'altro. Fa dimenticare quanto sia piacevole l'altro per la sua vicinanza fisica. Così ho capito che non mi piace e non sono proprio portata a digitare su uno schermo, freddo ed insensibile, leggere su una nuvoletta i pensieri dell'altro, preferisco toccare una mano, calda e viva, ascoltare la voce direttamente dalle labbra, guardare negli occhi. Così probabilmente ho tagliato tanti dalla mia vita. Ma forse, non me ne interessava così tanto...perchè voglio rapporti genuini, quelli che senti di voler conoscere e di vivere perchè ne hai il bisogno, come il mangiare o il dormire. E allora li cerchi e li coltivi, come una pianta di zucchini. Vero, magari non ne avrò 500, di amici, ma 50, ma con loro ci farei la maratona ...non solo 4 salti". Grazie grazie grazie, mia cara Sara.
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(27/04/2012 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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