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INPS - Mio padre (deceduto nel '99) gli deve € 17,38 - Le persone non muoiono, restano incantate

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Caro Zibaldone, sino a pochi minuti fa avevo un'ottima concezione di mio padre, persona più che onesta, direi integerrima. Tutti me ne hanno sempre parlato bene. Con me sfondavano una porta aperta: ho potuto conoscerlo ed apprezzarlo; quando è morto io avevo già trentacinque anni. Ma ora che è accaduto? Ho appena ricevuto un'intimazione di pagamento da parte dell'INPS, Ispettorato di Macerata, a nome del Direttore di sede ("firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell'art. 3, comma 2, del D. lgs. n. 39 del 1993), che mi informa che hanno effettuato dei controlli "sui nostri archivi"; ma in che lingua parla l'INPS: qualcuno si è messo in piedi sugli archivi? Uè, attenzione a non rovinare i preziosi macchinari con quei piedacci, sono di noi Italiani!). Ne è risultato un verdetto impietoso: "non risultano presenti i versamenti per contributi previdenziali e assistenziali e per somme aggiuntive riferiti ai periodi riportati nella tabella allegata". Vado a consultare la tabella allegata: tutto veramente molto chiaro e lapalissiano; c'è il codice della Sede Inps, seguono due consonanti e due vocali; poi campeggia un codice matricola che si compone di diciassette numeri con accanto la somma che si è accumulata: diciassette euro e trentotto centesimi.
In pratica, un euro a numero di matricola; sì, ma perché i centesimi sfalsano la proporzione? Mica faranno la cresta sopra? Nel retro della monitoria c'è il codice fiscale di mio padre sormontato (come si permettono?!) da un codice azienda (mio padre non aveva nessuna azienda) composto di ventuno numeri. Senza falsa modestia, sono sempre andato bene a scuola, ho pure fatto il Liceo Classico al 'Giacomo Leopardi', all'esame di avvocato mi è stato comunicato che ero stato classificato al primo posto della Corte di Appello di Ancona (qualcuno si autodefinisce, con enfasi, 'toga d'oro', ohibò), faccio l'avvocato ormai da decenni, ma non sono in grado di afferrare che cosa vuole l'Inps da mio padre; tra l'altro, mio padre, quand'anche fosse ancora in vita ("le persone non muoiono, restano incantate" scrisse una volta Antonio TABUCCHI nel ricordo di una Persona cara), non potrebbe dare all'Inps degli euro perché non ha mai avuto occasione di possederne uno: è, infatti, deceduto nel 1999, mentre la moneta europea è entrata in circolazione nel 2002. Che cosa rischia mio padre? "Le ricordiamo che il mancato pagamento di tali importi non consente l'accredito contributivo per i periodi indicati ai fini del calcolo della Sua pensione". Ma l'Inps ricorda anche che mio padre potrebbe presentare una "domanda di rateazione" (rateazione per 17 euro?), sotto comminatoria che "in caso di mancata regolarizzazione i crediti indicati nella tabella allegata verranno richiesti tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo. L'avviso di addebito verrà contestualmente consegnato all'Agente della Riscossione (AdR) per l'avvio delle attività di recupero coattivo". Non sarà che mio padre fece per finta nel morire tra le mie braccia quella primavera del '99 ed invece se n'è andato a vivere da qualche altra parte? Grazie, caro Ispettorato Inps, per avermi fatto sognare! Ti debbo un premio, suvvia, facciamo € 17,38: Te li sei proprio meritati e li verserò davvero io visto e considerato che mio padre non ne ha mai maneggiati.
E se è su qualche atollo ha pur diritto alla sua meritata pensione Inps.
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(31/03/2012 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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