prescrizione dei diritti previdenziali

Il diritto alla pensione è previsto e tutelato dalla Costituzione. In quanto tale è un diritto indisponibile da parte del soggetto titolare, ma è anche un diritto che non si prescrive e che non può essere soggetto ad un termine di decadenza. Sono invece soggetti a prescrizione e a decadenza i versamenti connessi alle prestazioni previdenziali.

L'art. 47-bis del DPR n. 639/1970 introdotto dalla recente Legge n. 111/2011 stabilisce che si prescrivono in 5 anni i ratei arretrati delle prestazioni previdenziali anche se non sono stati liquidati dall'ente, ratei dovuti a seguito di pronuncia giudiziale dichiarativa del relativo diritto, dei trattamenti

pensionistici, delle prestazioni di gestione ex art. 24 Legge n. 88/1988 o delle relative differenze dovute in seguito a riliquidazioni.

Le prestazioni previdenziali qui considerate non sono solo quelle di natura pensionistica, ma anche quelle tese a rilevare la posizione contributiva del soggetto titolare (richiesta proveniente dal lavoratore o dall'azienda) e anche quelle di natura assistenziale o temporanee come nel caso delle prestazioni dovute per maternità o disoccupazione. Tutte le prestazioni di tipo previdenziale o assistenziale vengono erogate dall'ente preposto solo a seguito di apposita domanda presentata dal soggetto interessato.

Una volta presentata la richiesta, corredata da tutta la documentazione prevista per legge, l'ente erogante la esamina e si pronuncia sulla stessa accogliendola, in tutto o in parte, oppure respingendola. Dalla data di presentazione della richiesta, l'ente ha 120 giorni di tempo per pronunciarsi al riguardo. Se non interviene alcuna pronuncia, la domanda relativa alla prestazione previdenziale deve ritenersi respinta a tutti gli effetti di legge (art. 7, Legge n. 533/1973). Se la legge lo prevede, è possibile agire contro il silenzio-rifiuto dell'ente o contro l'eventuale provvedimento negativo emesso, mediante ricorso amministrativo da proporre al competente organo dell'Istituto di previdenza. Detto ricorso deve essere ben motivato, inoltre deve contenere i presupposti di fatto e gli elementi di diritto che sono stati posti alla base del provvedimento negatorio così impugnato.

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