Richiesta danni e legittimazione attiva

Se il danneggiato è sempre titolare del diritto al risarcimento dei danni ci sono ipotesi nelle quali il danneggiato non viene riconosciuto come legittimato al relativo esercizio. Si tratta delle ipotesi nelle quali il medesimo si trova nella incapacità di agire, si pensi all’ipotesi del minore o dell’interdetto, in simili ipotesi il pagamento effettuato nelle mani dell’incapace ex art. 1900 è inefficace. Nel caso di minore l’esercizio della relativa azione giudiziale spetta a ciascuno dei genitori esercenti la potestà e tale richiesta può essere avanzata anche disgiuntamente. Ciò
è possibile in considerazione della sua configurazione quale atto di ordinari amministrazione e dunque suscettibile di essere compiuto anche disgiuntamente senza necessità di ricorrere ad alcuna autorizzazione del Giudice Tutelare., mentre se solo uno dei genitori è titolare della potestà genitoriale solo esso sarà legittimato a domandare il risarcimento danni. Solo un eventuale conflitto di interessi, che potrebbe verificarsi nel caso in cui il genitore ad esempio sia responsabile del sinistro stradale fonte della pretesa risarcitoria, potrebbe far venir meno la legittimazione genitoriale. Sulla scorta di tali considerazioni non sono mancate pronunce che hanno portato ad escludere che possa agire il genitore quale proprietario del veicolo sul quale viaggiava il minore. Per ciò che riguarda invece i nascituri tanto la dottrina quanto la giurisprudenza hanno ritenuto risarcibile il danno subito durante la vita uterina il tutto subordinato all’evento della nascita.  Si è poi discusso se il diritto al risarcimento possa competere anche al fallito e dunque se il relativo credito possa essere acquisito all’attivo fallimentare. In un primo momento era stato rilevato come quando il fallimento intervenga successivamente alla sentenza di condanna al risarcimento il credito risarcitorio è già entrato a far parte della massa fallimentare. Una simile impostazione avrebbe tuttavia precluso al curatore fallimentare la possibilità di agire per ottenere il risarcimento. Con gli anni la giurisprudenza ha provveduto a riallineare le due ipotesi distinguendo tra danno patrimoniale ammesso alla massa fallimentare e danno non patrimoniale che continua a far capo al danneggiato    e non ricompreso nel fallimento. Si è poi posto il problema se il risarcimento del danno alla salute possa ex art 2900 cc esercitato dai creditori del soggetto leso. Come noto tale previsione per l’esercizio della surroga richiede da un lato l’inerzia del debitore e dall’altro che i diritti e le azioni da esercitare siano di natura patrimoniale e non riservati esclusivamente al titolare del diritto. Sul punto tuttavia la dottrina non ha mancato di incorrere in oscillazioni e opinioni tra loro divergenti. Nessun problema è stato invece posto rispetto al cd. danno biologico da morte riconosciuto pacificamente trasmissibile agli eredi. Tuttavia nel caso in cui vi sia morte immediata non si può configurare una lesione del diritto alla salute in senso stretto non ci permette di distinguere tra invalida temporanea e permanente. Diverso è invece il caso di sopravvivenza quodam tempore. In tal caso a parere della Suprema Corte di Cassazione non si può negare l’esistenza di una lesione del diritto alla salute concretizzatosi nel lasso di tempo intercorso tra la lesione, id est l’evento dannoso e la morte. In tale ultima ipotesi il diritto viene dunque trasmesso agli eredi proprio questa ultima ipotesi ha posto uno dei maggiori problemi in ordine alla liquidazione del danno biologico, la Suprema Corte di Cassazione distinguendo tre ipotesi rappresentate in morte da lesioni, morte non causata da lesioni e morte seguita ad uno stop di incoscienza ha superato le oscillazioni dottrinali secondo cui nel caso di morte della vittima sopravvissuta la liquidazione sarebbe dovuta avvenire in misura corrispondente al 100% di invalidità quella secondo cui avrebbe dovuto essere risarcita in misura frazionata rispetto ad una liquidazione pari al 100% di invalidità La Suprema Corte ha perciò ritenuto come in caso di morte non causata da lesioni e dunque nel caso in cui il danneggiato muoia per causa diverse dalle lesioni subite prima o dopo la sua guarigione il diritto si trasferisce agli eredi. I criteri di liquidazione del danno tuttavia saranno particolari il giudice terrà conto della vita vissuta o non della vita presumibile come nel caso in cui la morte sia conseguenza dell’evento dannoso. Nel caso di morte causata da lesioni fermo rimanendo la trasmissibilità del diritto dal de cuius agli eredi esso tuttavia comprende la sola invalidità temporanea e non anche quella permanente che dunque non si configura ipotizzabile secondo i parametri medico legali che postulano una sua stabilizzazione.  Se invece la morte della vittima abbia fatto seguito ad uno stato di incoscienza la Suprema Corte ha ritenuto che un simile stato renda inconcepibile rispetto ad esso un danno alla salute il danneggiato può dunque acquistare il diritto al risarcimento del solo danno morale. Perciò che riguarda invece il danno biologico da morte ossia quello subito dai congiunti di persona deceduta in conseguenza dell’altrui illecito si pensi ala madre che apprende della perdita del figlio in conseguenza a sinistro stradale. Si tratta di un danno ritenuto risarcibile in modo pacifico tanto dai Giudici di legittimità quanto da quelli di merito esso tuttavia presuppone l’accertamento dell’esistenza di una malattia psico fisico da accertare concretamente con indagine di natura medico legale anche se non sono mancati Giudici che hanno fatto ricorso in sentenza a fatto notorio o a presunzioni semplici ( art. 2727 cc) per giustificare la propria decisione. Si è poi fatto spazio la nozione di danno da perdita di chance di sopravvivenza nel caso in cui ad esempio il medico impedisca al paziente di conoscere in tempo di essere affetto da una certa patologia e dunque di adottare cure che potrebbero essere efficaci solo se tempestive ipoteso che va a compromettere la speranza di vita futura della vittima i Giudici di legittimità, superando ple precedenti impostazioni hanno affermato che costituisce un danno risarcibile in favore del paziente o dei suoi eredi non solo la perdita di possibilità, in conseguenza dell’omissione colposa, di una guarigione creta, ma anche la perduta possibilità di una guarigione eventuale. Si tratta tuttavia di un danno diverso e distinto dal danno per la perdita del risultato sperato da liquidare in via equitativa
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