Viminale: arriva il braccialetto anti-stalking

Al via la sperimentazione con un emendamento alle norme sul femminicidio
Donna che chiede aiuto al telefono

di Marina Crisafi – E' in arrivo il braccialetto anti-stalking. Ad annunciarlo, come riportato sulle colonne de La Stampa, è la deputata Pd Alessia Morani, autrice dell'emendamento alla legge sul femminicidio del 2013, che ha dato il placet a questo metodo "low cost ed efficace" finalizzato a prevenire e ad evitare violenze, atti persecutori e addirittura omicidi nei confronti delle donne.

Reperiti i fondi per finanziare lo strumento e messa a punto la nuova tecnologia, non resta ora che individuare le 25 coppie che saranno coinvolte per prime nella fase di sperimentazione che dovrebbe prendere il via entro la fine del mese nel nostro Paese.

Quanto al funzionamento del braccialetto elettronico, la cui accettazione è facoltativa da parte dello stalker, lo stesso verrà applicato come una "cavigliera" registrando i movimenti del soggetto attraverso un piccolo gps (delle dimensioni di un cellulare). Analogo gps sarà consegnato alla persona perseguitata (o vittima di violenze), e nel momento in cui lo stalker dovesse avvicinarsi troppo alla stessa, nel raggio di due chilometri, sia casualmente che violando i divieti e i luoghi stabiliti dal giudice (ad es. a casa, al lavoro, ecc.), il dispositivo emetterà un allarme che avvertirà entrambi oltre alla polizia.

Le 25 coppie cui si proporrà la sperimentazione saranno scelte dal giudice, tra i casi più gravi. A gestire il tutto sarà il ministero dell'Interno. I costi, poi, saranno bassi, "nell'ordine di qualche decina di migliaia di euro", conferma la Morani. Resta da superare, soltanto, l'ostacolo della volontà dello stalker, visto che la misura è facoltativa. Ma considerato che "con questa soluzione – si - evitano possibili misure cautelari più gravi, come gli arresti domiciliari o addirittura il carcere" il pronostico a detta della giovane deputata sarà senz'altro positivo.

Analoghe misure cautelari (perché di questo si tratta), sono già state sperimentate da anni in diversi Paesi (come la Spagna, il Portogallo, la Francia, il Messico e l'Uruguay) con altissime percentuali di successo.

In Italia, la sperimentazione avrà la durata di un anno per valutarne l'impatto nei confronti di un fenomeno che, secondo le recenti indagini Istat, coinvolge quasi 3 milioni e mezzo di donne (pari al 16,1%), di cui circa la metà oggetto di persecuzioni da parte degli ex partner. Se funzionerà, il progetto sarà esteso.

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(05/01/2016 - Marina Crisafi) CommentiUltimi commentiCita nel tuo sito
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