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Il reato di violenza sessuale

Elemento soggettivo, condotta, momento consumativo e circostanze aggravanti del reato
stupro violenza stalking
Il reato di violenza sessuale rientra tra i delitti contro la libertà sessuale, a loro volta ricompresi nella più ampia categoria dei delitti contro la libertà individuale.

L'attuale disciplina si è radicata nel nostro ordinamento a seguito delle modifiche al codice penale introdotte dalla legge numero 66 del 15 febbraio 1996.


La legge n. 66/1996

Prima dell'intervento della legge del 1996, i delitti sessuali erano collocati tra i reati contro la moralità pubblica e il buon costume.

La modifica della collocazione è chiara dimostrazione della nuova concezione della sessualità come diritto della persona umana, disponibile solo da parte del titolare e non più collegata ad una valutazione moralistica.

Oltretutto, ed è questa un'ulteriore significativa novità della riforma del 1996, quello che oggi è un unico reato, ovverosia la violenza sessuale, all'epoca era suddiviso in atti di libidine violenti e violenza carnale.

La vecchia formulazione del codice penale prevedeva come delitti anche le fattispecie, ora abrogate, di ratto a fine di matrimonio, ratto a fine di libidine, ratto di persona minore degli anni quattordici o inferma a fine di libidine o matrimonio e seduzione con promessa di matrimonio commessa da persona coniugata.

Altre novità di rilievo, che hanno reso la legge n. 66 una vera e propria svolta epocale in materia, sono innanzitutto la procedibilità a querela irrevocabile da presentare non più entro tre mesi ma entro sei e l'eccezione alla perseguibilità a querela nel caso in cui il fatto venga commesso verso persona di età minore di quattordici anni o da pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio, genitore o altra persona affidataria per ragioni di cura, educazione, istruzione e vigilanza.

Rilevano, poi, la previsione di una pena molto più elevata in caso di violenza sessuale di gruppo; la non punibilità, a determinate circostanze, della sessualità tra minori e la tutela della riservatezza della persona che, durante il processo, non può essere sottoposta a domande sulla vita privata o sulla propria sessualità tranne nel caso in cui esse non siano necessarie a ricostruire i fatti.


La violenza sessuale

In sostanza, oggi il codice penale punisce come violenza sessuale, all'articolo 609-bis, la condotta di colui che con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringa taluno a compiere o subire atti sessuali e quella di colui che induca un altro soggetto a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

La pena è quella della reclusione da cinque a dieci anni.


Soggetto attivo e passivo

Più nel dettaglio, la condotta sanzionata è quella di “chiunque” ponga in essere la condotta sanzionata, con la conseguenza che quello in esame configura un'ipotesi di reato comune.

Allo stesso modo alcuna restrizione è operata dal legislatore con riferimento al soggetto passivo.

Le persone coinvolte nella fattispecie criminosa, quindi, possono essere indistintamente uomini e donne, con la conseguenza che rientrano nella sfera di applicazione del reato in esame anche eventuali condotte omosessuali.


Condotta

Il delitto di violenza sessuale è a forma vincolata, perché il fatto di reato consiste necessariamente nel compimento di atti sessuali in contrasto con la volontà del soggetto passivo.

Laddove manchi il dissenso viene meno la tipicità del fatto.

Più nel dettaglio, le condotte punibili contemplate dalla norma sono di due specie: da un lato c'è la fattispecie di violenza sessuale per costrizione, dall'altro quella per induzione.

Soffermandoci in particolar modo sulla prima, occorre chiarire che la costrizione, secondo quanto previsto dalla norma, avviene per violenza, minaccia o abuso di autorità.

È interessante quindi specificare che per violenza deve intendersi l'esercizio di forza fisica per contrastare la resistenza della vittima, per minaccia l'espresso avvertimento che in caso di opposizione alla violenza verrà arrecato un danno alla vittima o ad altre persone o cose, per abuso di autorità il coartare la volontà del soggetto utilizzando la propria posizione di superiorità o preminenza.

Per quanto riguarda l'induzione, la norma è più chiara laddove prevede che essa deriva dall'abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima o dall'inganno circa la propria identità.


Elemento soggettivo

L'elemento soggettivo previsto per il reato di violenza sessuale è il dolo generico, in quanto è del tutto indifferente la finalità che spinge il colpevole a porre in essere il comportamento illecito.

Ciò che è necessario accertare è la volontà di costringere il soggetto passivo all'atto sessuale attraverso violenza o minaccia o, nel caso di abuso di autorità, la coscienza di porre in essere la condotta abusando della propria posizione.

Più in generale è necessario accertare la coscienza di ledere la libertà sessuale della vittima.


Consumazione del reato

Il reato di violenza sessuale è di mera condotta e si consuma nel momento e nel luogo in cui è compiuto l'atto sessuale.

Nel caso di più atti sessuali, deve ritenersi che si sia di fronte a atti comunque distinti e uniti dal vincolo della continuazione, indipendentemente dal fatto che il contesto di azione sia unico.

Il tentativo è configurabile.


Circostanze aggravanti

L'articolo 609-ter c.p. prevede delle circostanze al ricorrere delle quali la pena prevista in generale per la violenza sessuale è aggravata.

Nel dettaglio è prevista la reclusione da sei a dodici anni se i fatti sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto quattordici anni; con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio; su persona sottoposta a limitazioni della libertà personale; nei confronti di persona che non ha compiuto sedici anni e della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore; all'interno o nelle immediate vicinanze di istituto di istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa; nei confronti di donna in stato di gravidanza; nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza; se il reato è commesso da persona che fa parte di un'associazione per delinquere e al fine di agevolarne l'attività; se il reato è commesso con violenze gravi o se dal fatto deriva al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un pregiudizio grave.

La pena è ulteriormente aggravata, ovverosia quella della reclusione da sette a quattordici anni, se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto dieci anni


Leggi anche la guida: "Il reato di atti sessuali con minorenne"

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(17/09/2015 - Valeria Zeppilli)
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