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Cassazione: la diffamazione su Facebook è 'a mezzo stampa'

Lo chiariscono gli ermellini in una recente sentenza della prima sezione penale. In allegato il testo
Illustrazione con la scritta Facebook
La prima sezione penale della Cassazione con la sentenza 24431/15 è tornata ad esprimersi su un tema giuridico di rilevante interesse nell'era del web 2.0. ossia quello della diffamazione a mezzo Facebook.
Nell'offesa arrecata a una persona tramite un "post" pubblicato sulla bacheca del celebre social network si riscontrano i profili del reato di diffamazione aggravata così come avviene nell'offesa a mezzo stampa.

La decisione nasce da un conflitto negativo di competenza sollevato dal giudice di pace di Roma dopo aver ricevuto la denuncia di un privato pubblicamente denigrato sul proprio profilo Facebook.
Profilatasi l'ipotesi di diffamazione aggravata (ex 593 c.p. 3° comma) la causa ha raggiunto in prima battuta il Tribunale di Roma che, negando a sua volta la propria competenza, ha rinviato la decisione alla Suprema Corte.

La Cassazione, richiamando una precedente giurisprudenza che avvalora la possibilità di diffamazione via internet, ha precisato che l'aggravante rileva «nella potenzialità, nella idoneità e nella capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone (...) con ciò cagionando un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa».

Se di norma la diffamazione aggravata è veicolata dal mezzo della stampa, l'art. 595 c.p. riferisce di «qualsiasi altro mezzo di pubblicità», pertanto la Corte ha ritenuto che la rete di amicizie di Facebook abbia «potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone e, pertanto, di amplificare l'offesa in ambiti sociali allargati e concentrici.».

La Cassazione ha quindi rinviato gli atti al giudice monocratico dopo aver sostanzialmente equiparato gli utenti dei social media a dei "giornalisti".
Per chi offende a mezzo Facebook il rischio si sostanzierebbe dunque nella pena della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516, in un periodo in cui il Parlamento italiano sta tentando di eliminare la pena carceraria per la diffamazione a mezzo stampa.
Lucia Izzo
Cassazione Penale, testo sentenza 24431/2015
(12/06/2015 - Lucia Izzo)
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