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L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni - artt. 392 e 393 c.p.

Breve guida ai reati di 'ragion fattasi'
Lite tra due donne

Definizione e qualificazione

Rubricati Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose ed Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, gli artt. 392 e 393 del codice penale puniscono rispettivamente con la multa fino a 516 euro e con la reclusione fino a 1 anno chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto per cui ben potrebbe ricorrere al giudice, si fa ragione da sé medesimo usando violenza o minaccia.

A differenza di quanto accadeva nel precedente codice penale, la normativa attuale ha dunque deciso di scindere il reato di Esercizio arbitrario delle proprie ragioni – o, come si diceva un tempo, di ‘ragion fattasi' – in due fattispecie distinte, a seconda che l'aggressione venga a colpire oggetti inanimati e/o persone. Malgrado, infatti, il bene giuridico tutelato dal reato sia la Amministrazione della Giustizia – così come si ricava dalla collocazione dei due articoli –, la rilevanza penale della condotta subisce (giustamente!) una sensibile gradazione passando dalle fattispecie aggressive sulle cose a quelle che espletano una lesione nei confronti delle persone.

Soggetti attivi

In apparenza, i delitti di cui agli artt. 392 e 393 sono reati comuni, nel senso che possono essere commessi da chiunque. Tuttavia, il chiunque deve essere qualificato dalla titolarità (anche solo presunta dal soggetto stesso) di un diritto munito di azione.

Confini della fattispecie

Quanto alla definizione delle condotte delittuose, mentre non pone problemi l'inquadramento della fattispecie di cui all'art. 393 riconducibile praticamente dentro i confini della violenza privata (ex art. 610 c.p.) –, maggiori complessità presenta la determinazione della violenza esercitata sulle cose, definita al secondo comma dell'art. 392 come “danneggiamento, trasformazione o mutamento di destinazione dell'oggetto” a cui il successivo terzo comma assimila “la alterazione, modifica o cancellazione o l'impedimento – totale o parziale – del funzionamento di un programma informatico”. Anche il solo mutamento della destinazione o dell'utilizzo della cosa, indipendentemente dalla produzione di danni materiali, integra dunque la fattispecie di cui all'art. 392. A tal proposito, ad esempio, la giurisprudenza ha ritenuto punibile a norma dell'articolo in parola la condotta di chi ha abbattuto, pur senza danni, una recinzione di un fondo posta dal confinante.

In effetti l'elemento oggettivo di entrambe le fattispecie potrebbe benissimo essere ricondotto ai reati di danneggiamento e di violenza privata. Se non fosse per il presupposto indispensabile del torto subìto, della pretesa non soddisfatta – fattore “scatenante” nel reo il comportamento violento.

Pene e aspetti procedurali

Come detto, la pena prevista in via generale per il reato di cui all'art. 392 è il pagamento di una multa di importo fino a 516 euro. Per quanto riguarda invece la condotta di cui all'articolo successivo, il codice dispone la privazione della libertà personale – con la reclusione fino a 1 anno –, e la multa fino a 206 euro qualora la violenza colpisca contestualmente anche le cose. Aggravante che fa aumentare le pene è l'uso di armi nel commettere la violenza e/o la minaccia. 

Ambedue le fattispecie sono perseguibili a querela della persona offesa: colui che subisce direttamente la violenza o minaccia, nei casi di cui all'art. 393; il proprietario o il titolare di altro diritto reale sul bene danneggiato nei casi di violenza alle cose.

Il giudice competente è il Tribunale in composizione monocratica.

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(06/05/2015 - Mara M.)
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