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La truffa: guida legale al reato di cui all'art. 640 del codice penale

Il reato di truffa nei suoi aspetti essenziali. La norma, gli elementi del reato, la competenza
Martello e bilancia su un libro
di Giovanni Tringali - Senza alcuna pretesa di esaustività, la mia intenzione è di fornire una guida schematica di pronta consultazione per chi ha bisogno di verificare se in determinate circostanze ci si trovi o meno di fronte al reato di truffa. La guida si compone di quattro parti:
1. Il testo della norma (art. 640 c.p.);
2. Gli elementi del reato: scheda di sintesi;
3. Gli aspetti più controversi del reato di truffa;
4. Tipi particolari di truffa;
5. Esempi tratti dalla giurisprudenza.

Art. 640 del codice penale. Truffa

"Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549:

1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'autorità;

2 bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all'articolo 61, numero 5).

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante".

Gli elementi del reato: la scheda di sintesi

Il bene giuridico protetto

a) patrimonio

b) tutela della libertà del consenso nei negozi patrimoniali

Quella del bene giuridico protetto è una questione cruciale; dire che oltre al patrimonio viene tutelata anche la libertà del consenso significa affermare che la truffa è un reato plurioffensivo ed ammettere quindi che la truffa è non solo un reato contro il patrimonio, ma anche contro la persona (infra c.d. truffa contrattuale).

Soggetto attivo: Chiunque.

Soggetto passivo: Chiunque.

Elemento soggettivo: Dolo generico, diretto o indiretto.

Elemento oggettivo

a. La condotta: nucleo essenziale del delitto in parola è l'inganno col quale una persona viene indotta a compiere un atto, positivo o negativo, che importa una diminuzione del suo patrimonio con profitto ingiusto dell'agente o di altri. L'inganno deve essere ottenuto principalmente tramite artifizi o raggiri. La condotta deve, però, causare anche l'errore il quale, a sua volta, deve dare origine a una disposizione patrimoniale. Come si vede le modalità della condotta sono complesse ed articolate.

b. L'evento è l'effetto naturale della condotta umana rilevante per il diritto. Esso, non sempre è necessario poiché la legge prevede anche reati privi di evento. In questo caso l'evento è costituito dal danno patrimoniale o dalla lesione della libertà del consenso.

c. Affinché sussista il rapporto di causalità (art. 40 c.p.), è necessario che la condotta abbia determinato l'evento di danno.

Consumazione del reato

La truffa è reato istantaneo e di danno.

a. momento: realizzazione dell'ingiusto profitto. Nei i casi di truffa contrattuale il reato si consuma non già quando il soggetto assume l'obbligazione di dare un bene economico ma al momento dell'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente.

b. luogo: di regola coincide con il luogo in cui il truffatore realizza l'ingiusto profitto. In alcuni casi (vgs infra c.d. truffe on-line) il luogo di consumazione si fa coincidere con quello in cui è avvenuta la deminutio patrimonii della vittima (danno).

Tentativo

Il tentativo è possibile ed è punito secondo le regole generali (art. 56 c.p.). Trattandosi di reato di danno è, ovviamente, necessario anche il rispetto del principio di necessaria lesività.[1]

Procedibilità

A querela di parte, salvo che ricorra taluna delle circostanze indicate nel secondo comma dell'art 640 ovvero un'altra delle circostanze aggravanti previste dal codice penale.

Competenza

Secondo la regola base, la competenza è determinata dal luogo nel quale il reato è stato consumato. Nel caso della truffa, il luogo del "commesso reato" non sarà quello dove si verificano gli artifici o i raggiri ma quello ove si verifica la disposizione patrimoniale della vittima. Per i casi di truffa on-line in cui la vittima procede al pagamento (anticipato) dei beni o servizi acquistati attraverso la ricarica di una carta di credito prepagata (es. Postepay), si rimanda agli approfondimenti (infra).

Sanzioni

a) truffa semplice: reclusione da sei mesi a tre anni e multa da euro 51 a euro 1.032.

b) truffa aggravata: reclusione da uno a cinque anni e multa da euro 309 a euro 1.549.

Prescrizione

Trattandosi di delitto, il reato si prescrive in sei anni.[2]

Ratio Legis

La disposizione in esame è diretta a tutelare sia il patrimonio del singolo sia la libertà dello stesso a prestare un valido consenso.

Mi permetto di ricordare l'art. 12 delle preleggi il quale ci indica la strada maestra dell'interpretazione letterale: ciò in quanto uno dei problemi maggiori del reato di truffa è senza dubbio l'esatta interpretazione del significato, a livello prettamente penale, delle singole parole usate dal legislatore nel dettato normativo. Tanto per fare un esempio, parole come patrimonio, danno, profitto hanno un significato molto diverso se usate in ambito civile, economico, penale.

Art. 12. C.C. - Interpretazione della legge.

«Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.

Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato».

La truffa è il tipico delitto che si realizza attraverso una cooperazione della vittima, ove il consenso non è frutto di una libera scelta, ma dell'errore derivante dall'inganno perpetrato dal soggetto attivo del reato: la fantasia dei criminali è quasi una forma d'arte. In questo delitto c.d. "in contratto", il legislatore incrimina non il contratto in sé, che può essere sostanzialmente lecito, ma le modalità aggressive della condotta altrui che tendono a carpire artificiosamente il consenso della vittima attraverso una sua induzione in errore. Per realizzarsi occorre che si verifichino contemporaneamente i seguenti elementi costitutivi:

  • Inganno: l'induzione in errore da parte del soggetto attivo
  • Errore della vittima
  • Ingiusto profitto del reo o di altri
  • Danno altrui

Inganno: l'induzione in errore da parte del soggetto attivo

Il comportamento dell'agente deve determinare un errore nella vittima. Le modalità con cui il soggetto attivo del reato può indurre in errore la vittima sono i più disparati:

  1. Artifizio: ogni studiata trasfigurazione del vero, ogni camuffamento della realtà effettuato sia simulando ciò che non esiste, sia dissimulando ciò che esiste (ricchezza, titoli, qualità, il proprio stato di persona coniugata, inabilitata, il proprio stato di insolvenza ecc.).

  2. Raggiro: una serie di parole ingegnose destinate a convincere o più precisamente una menzogna corredata da ragionamenti idonei a farla scambiare per realtà.

  3. Menzogna: nell'applicazione pratica della legge, si ritiene che la semplice menzogna possa bastare a dar vita alla truffa.

  4. Silenzio: gli artifizi o i raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa contrattuale possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato, su alcune circostanze, da parte di chi abbia il dovere di farle conoscere, indipendentemente dal fatto che dette circostanze siano conoscibili dalla controparte con ordinaria diligenza.

L'artifizio ed il raggiro, nonostante siano richiamati espressamente dalla norma, non sono, a ben vedere, elementi costitutivi della truffa ma mere modalità della condotta. Con ciò si vuole avvertire che la cosa essenziale è l'errore in cui deve cadere la vittima. Se il truffatore è così abile da ingannare il malcapitato con una menzogna ben detta al momento giusto, tale che qualsiasi persona diligente avrebbe potuto cadere in errore (potenzialità astratta), allora diviene penalmente rilevante; non solo, se tale menzogna poi effettivamente realizza l'inganno del soggetto passivo con relativo danno, allora è di tutta evidenza che l'artifizio ed il raggiro non sono condizioni necessarie al fine della sussistenza del reato di truffa, devono cioè essere considerate come modalità normali con cui il truffatore agisce per ottenere l'obiettivo necessario dell'inganno. L'idoneità dell'azione va giudicata ex post, per cui, la truffa sussiste se l'induzione in errore ed il profitto ingiusto si sono verificati nonostante il raggiro o l'artificio siano stati rudimentali o facilmente identificabili

Errore della vittima

Tale errore assume una struttura autonoma, nel senso, cioè, di doversi tradurre in un comportamento del soggetto passivo produttivo di danno verso se stesso e di ingiusto profitto per l'agente o per altri. Necessita la dimostrazione del nesso eziologico condotta-evento (artifizi o raggiri - induzione all'errore da parte del soggettivo attivo – errore della vittima).

  1. Stato di ignoranza: gli artifizi e raggiri possono trovare terreno fertile proprio nello stato di ignoranza del soggetto passivo. Lo stato di ignoranza in cui versa il destinatario della condotta fraudolenta, ben potrebbe essere sfruttato in modo consapevole dall'agente al fine di provocare un errore (indubbiamente rilevante in presenza degli altri requisiti ex art. 640 c.p.). Non si può attribuire all'ignoranza un rilievo proprio, però è pacifico che l'errore può essere conseguenza di uno stato di ignoranza artatamente provocato o sfruttato dall'agente. L'ignoranza va accertata in un momento logicamente e cronologicamente anteriore a quello nel quale è accertabile l'errore.

  2. Truffa contrattuale: l'errore può incidere su uno degli elementi caratterizzanti il contratto ex art. 1429 c.c.[3] e quindi portare una delle parti, tramite artifizi e raggiri, a concludere un contratto che diversamente non avrebbe mai compiuto. L'errore in questo caso assume un significato particolare e potrebbe ricadere, oltre che sugli elementi negoziali suddetti, anche sui motivi e su qualsiasi altro aspetto della realtà idoneo a determinare il soggetto passivo ad operare in modo da riceverne un danno con l'altrui ingiusto profitto.

Ingiusto profitto del reo o di altri

Parallelamente al concetto di disposizione patrimoniale, anche il profitto può non essere esclusivamente economico come ad esempio nel caso di un soggetto che si faccia consegnare un oggetto di puro valore di affezione. Riguardo all'ingiustizia del profitto, valgono le considerazioni fatte prima per il danno: va considerato l'ingiustizia in concreto e non in astratto. Ad esempio, non commette reato di truffa colui che con artifizio, raggiro o menzogna riesca a farsi consegnare dal suo debitore una somma corrispondente al suo credito liquido ed esigibile. La realizzazione del profitto segna la consumazione del reato. Riguardo al termine "ingiusto" sembra si possa fare riferimento alla violazione di regole giuridiche, ossia che non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, tutelato dall'ordinamento giuridico.

Danno altrui

Il danno va valutato in concreto: con ciò si vuole mettere in guardia da quei casi in cui all'ingannato viene fornito un corrispettivo che solo in astratto è equivalente alla sua prestazione. Si pensi ad esempio ad un rappresentante di commercio che ingannandomi riesca ad affibbiarmi, sia pure per un giusto prezzo, un'enciclopedia scritta interamente in russo se io conoscono a malapena l'italiano. Qui il danno, solo apparentemente non si verifica. Vi è danno quindi, malgrado la obiettiva equivalenza della controprestazione, se questa non è utilizzabile dall'interessato. Nel caso particolare della c.d. truffa contrattuale la vittima è indotta, con l'inganno, a prestare il proprio consenso: fatto, questo, che già costituisce per lui un danno economicamente valutabile.

Chiarimenti ulteriori


Tipi particolari di truffa

a. Truffa in atti illeciti;
b. Truffa contrattuale;
c. Truffa online;
d. Phishing;

Truffa in atti illeciti

si ha qualora l'ingannato si proponeva un fine illecito ed è stato raggirato proprio mentre cercava di conseguire il fine stesso. Esempio di Tizio che versa una somma di denaro per corrompere un individuo che si faceva credere pubblico ufficiale senza esserlo. Giurisprudenza costante della Cassazione ritiene che la truffa non è esclusa dal fatto che la vittima si proponeva uno scopo contrario al diritto. E' bene precisare che in questi casi occorre che la vittima abbia subito effettivamente una perdita patrimoniale: se l'ingannato ha soltanto assunto un'obbligazione, la truffa non sussiste perché l'impegno preso, essendo privo di ogni valore giuridico per l'illiceità della causa, non ha alcuna efficacia vincolante. Per saperne di più vedi l'approfondimento: La truffa in atti illeciti.

Truffa contrattuale

questo tipo truffa, ponendosi al confine tra civile e penale, pone una serie di interrogativi. Essa ricorre quando l'agente, mediante artifici o raggiri posti in essere nel momento della formazione di un negozio giuridico, induca la vittima a concludere il negozio stesso. Per effetto di questo tipo di truffa la vittima può essere indotta a prestare il suo consenso a condizioni economiche:

a) per lui sfavorevoli

b) eque

c) per lui favorevoli

Come è ovvio pensare, il reato sussiste in tutte quelle ipotesi in cui la vittima abbia concluso il contratto a condizioni per lui sfavorevoli e che non avrebbe accettato senza la frode dell'altro contraente. Secondo la Cassazione, la truffa si realizza anche nel caso in cui la vittima abbia corrisposto il giusto prezzo della cosa fornitagli dal truffatore, qualora risulti che la cosa stessa non sarebbe stata acquistata senza gli artifici ed i raggiri. In questo caso, a ben vedere, non si realizzerebbe alcuna diminuzione al patrimonio della vittima e di conseguenza il danno si concretizza nella lesione della libertà del consenso nei negozi giuridici. Ciò ovviamente trasforma la truffa da reato contro il patrimonio a reato plurioffensivo (patrimonio e libertà del consenso). Si parla anche di "reato in contratto"[5], anche se ovviamente rispetto a quello regolato dal codice civile manca l'accordo o, più correttamente, il consenso della vittima è carpito fraudolentemente.

A rigor di logica, anche quando la truffa ha esiti favorevoli per il patrimonio della vittima, il reato potrebbe ritenersi realizzato atteso che, comunque, si ha lesione del bene giuridico "libertà di autodeterminazione" nelle scelte, prerogativa di ogni persona.

Mancato guadagno: la Cassazione ha ritenuto sussistere il reato di truffa allorché alla vittima derivi un mancato guadagno c.d. lucro cessante (es. di una persona che si era presentata come facoltosa e solvibile, in grado di procurare finanziamenti immediati, ed aveva carpito il rilascio di assegni e cambiali in scambio di assegni emessi a loro favore, privi di copertura).

Assunzione di obbligazioni: il danno può consistere nell'assunzione di obbligazioni che non avrebbe avuto giustificazione nell'effettiva realtà dei fatti se questa non fosse stata dissimulata dalle false prospettazioni del soggetto agente.

Truffa on-line

Si realizza in occasione della compravendita di beni e servizi su una piattaforma informatica (commercio elettronico); il fenomeno ha assunto un rilievo tutt'altro che marginale. Si tratta dell'evoluzione della truffa contrattuale e presenta aspetti di criticità ancora maggiori di questa. Ad esempio può risultare difficile individuare il luogo di consumazione[6] del reato nel caso di truffe effettuate con ricariche su carte di credito es. Postepay. Poiché è la carta ad essere oggetto di accredito, il luogo nel quale il profitto viene effettivamente conseguito finisce col coincidere con quello nel quale essa è successivamente utilizzata e quindi con i tendenzialmente infiniti sportelli ATM sparsi sul territorio dello Stato o anche con lo stesso domicilio del truffatore, dal momento che tali strumenti di pagamento sono utilizzati soprattutto on-line. In questi casi individuare il giudice competente risulta particolarmente problematico.

La competenza nelle truffe on-line

La giurisprudenza ha risolto la questione individuando la competenza sulla base dell'ufficio postale presso il quale è stata effettuata l'operazione di ricarica della carta Postepay, giacché lì si verifica la deminutio patrimonii del soggetto passivo. Secondo la Cassazione in questi casi occorre accertare il luogo nel quale la vittima ha subito il danno, anziché quello nel quale l'agente ha conseguito il profitto.

Non sempre danno e profitto si verificano nello stesso momento, all'operazione di ricarica della carta Postepay consegue normalmente, in modo pressoché immediato, una maggiore disponibilità di spesa per il titolare.

Stabilire la competenza in questo modo presenta però un inconveniente di non poco conto: impedisce infatti la concentrazione, presso uno stesso ufficio giudiziario, delle denunce presentate nei confronti di uno stesso venditore, magari operante con nomi diversi e/o su piattaforme diverse. Data l'impossibilità, in cui si trovano gli uffici investigativi, di conoscere in tempo reale l'esistenza di altre denunce nei confronti della stessa persona, presentate presso una qualsiasi delle Procure della Repubblica del territorio nazionale, questo criterio rende più difficile pervenire all'accertamento dell'esistenza di una serialità nella commissione delle truffe on–line.

Più efficacemente i conflitti di competenza si potrebbero risolvere stabilendo la competenza in favore dell'ufficio investigativo più prossimo all'indagato o comunque del luogo nel quale risulta esser stata posta in essere la condotta penalmente rilevante. Difatti, con riguardo ai casi di truffe on–line nei quali il pagamento è avvenuto attraverso la ricarica di una carta Postepay, si è ritenuto applicabile l'art. 8 c.p.p. individuandosi come luogo di consumazione del reato quello nel quale la carta è stata attivata e al quale quindi deve ritenersi indirizzato l'accredito della somma di denaro disposto dalla vittima, non diversamente da quanto avviene nei casi di bonifico bancario.

Nei casi di bonifico bancario, essendo possibile identificare come luogo del conseguimento del profitto quello nel quale si trova il conto corrente oggetto di accredito, l'applicazione del criterio generale indicato dall'art. 8 c.p.p. non sembra incontrare ostacoli ai fini dell'identificazione del luogo di consumazione della truffa.

Phishing

Da qualche tempo si sono intensificati gli attacchi informatici denominati "phishing", ovvero tentativi di truffa via internet attraverso i quali un aggressore cerca si cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali sensibili. Attraverso l'invio random di e-mail che imitano la grafica di siti istituzionali il malintenzionato cerca di ottenere dalle vittime, invitando all'apertura di un allegato o indirizzando ad un sito, la password di accesso al conto corrente, le password che autorizzano i pagamenti oppure il numero della carta di credito (vedi anche: la guida sul phishing).

Induzione in errore ed inganno

Ai fini della sussistenza del reato di truffa, non basta che dall'agente siano stati posti in essere artifici o raggiri atti a causare l'induzione in errore della vittima, ma occorre un effettivo inganno di questa come conseguenza dell'azione criminosa svolta. Invero, la responsabilità dell'imputato deriva non dalla idoneità dell'artificio o raggiro, ma dalla determinazione in concreto dell'errore nel soggetto passivo con conseguenziale ingiusto profitto dell'agente.

Cass. Sez. II, sent. n. 4474 del 12-05-1984

Soggetto passivo del reato

L'integrazione del reato di truffa non implica la necessaria identità fra la persona indotta in errore e la persona offesa, e cioè titolare dell'interesse patrimoniale leso, ben potendo la condotta fraudolenta essere indirizzata ad un soggetto diverso dal titolare del patrimonio, sempre che sussista il rapporto causale tra induzione in errore e gli elementi del profitto e del danno. (Fattispecie in cui il soggetto agente, amministratore di un condominio, aveva ottenuto la disponibilità di un fido bancario per mezzo degli artifici e raggiri costituiti dall'esibizione di un verbale di assemblea condominiale portante le false firme del presidente e del segretario dell'assemblea, e quindi aveva incassato la somma di denaro determinando all'amministrazione condominiale il danno dell'esposizione debitoria in favore dell'istituto bancario, destinatario della condotta fraudolenta).

Cass. Sez. II, Sent. n. 10085 del 21-02-2008

Soggetto passivo del reato – Rappresentanza legale o negoziale

Ai fini della configurabilità del reato di truffa, nel caso in cui il soggetto raggirato sia diverso dal soggetto danneggiato è indispensabile che tra i due sussista un rapporto di rappresentanza legale o negoziale, in virtù del quale il rappresentante, che subisce il comportamento delittuoso dell'agente, abbia la possibilità di incidere giuridicamente sul patrimonio del rappresentato.

Cass. Sez. II, sent. n. 16630 del 10-04-2012)

Silenzio

In tema di truffa, integra il requisito degli artifici e raggiri il silenzio circa il fatto della sopravvenuta sospensione della potestà genitoriale, tenuto nei confronti dell'I.N.P.S. erogatore della prestazione pensionistica, dalla madre di due minori autorizzata, proprio in ragione dell'esercizio della potestà genitoriale, alla riscossione in loro favore della pensione di reversibilità del padre.

Cass. Sez. II, Sent. n. 22692 del 13-05-2008

Raggiro o artificio rudimentali – idoneità dell'azione

Nella truffa consumata l'idoneità dell'azione truffaldina ad indurre in errore va giudicata "ex post". Pertanto, se l'induzione in errore si è verificata ed il profitto è stato conseguito, sussiste la truffa anche se il raggiro o l'artificio siano stati rudimentali o facilmente identificabili.

Cass. Sez. II, sent. n. 383 del 19-01-1983.

Elemento soggettivo del reato

L'elemento soggettivo del delitto di truffa è costituito dal dolo generico, diretto o indiretto, avente ad oggetto gli elementi costitutivi del reato (quali l'inganno, il profitto, il danno), anche se preveduti dall'agente come conseguenze possibili, anziché certe della propria condotta, e tuttavia accettati nel loro verificarsi, con conseguente assunzione del relativo rischio, il che rende priva di rilevanza la specifica finalità del comportamento o il motivo che ha spinto l'agente a realizzare l'inganno.

Cass. Sez. II, sent. n. 24645 del 21-03-2012

Momento consumativo del reato- truffa contrattuale

La truffa è reato istantaneo e di danno, che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell'autore abbia fatto seguito la "deminutio patrimonii" del soggetto passivo: ne consegue che, nell'ipotesi di c.d. truffa contrattuale, il reato si consuma non già quando il soggetto passivo assume, per effetto di artifici o raggiri, l'obbligazione della "datio" di un bene economico, ma nel momento in cui si realizza l'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato.

Cass. Sez. II, sent. n. 18859 del 24-01-2012

Elemento materiale del reato: atto di disposizione patrimoniale

Ai fini della configurabilità del delitto di truffa, l'atto di disposizione patrimoniale, quale elemento costitutivo implicito della fattispecie incriminatrice, consiste in un atto volontario, causativo di un ingiusto profitto altrui a proprio danno e determinato dall'errore indotto da una condotta artificiosa. Ne consegue che lo stesso non deve necessariamente qualificarsi in termini di atto negoziale, ovvero di atto giuridico in senso stretto, ma può essere integrato anche da un permesso o assenso, dalla mera tolleranza o da una "traditio", da un atto materiale o da un fatto omissivo, dovendosi ritenere sufficiente la sua idoneità a produrre un danno.

Cass. Sez. Unite, sent. n. 155 del 29-09-2011

Tentativo

Integra il delitto di tentata truffa la condotta posta in essere dal soggetto che abbia formulato sotto falso nome una proposta contrattuale di acquisto di un bene, accompagnandola con una conferma scritta dell'ordinativo trasmessa via fax al titolare di un esercizio commerciale, il quale l'abbia definitivamente respinta solo dopo essere stato informato dalle forze di polizia dell'esistenza di una condotta truffaldina ordita ai suoi danni

Cass. Sez. II, sent. n. 41405 del 19-10-2010

Conclusioni

Quando si parla di truffa, non si può fare a meno di pensare a Totò ed alla vendita della "Fontana di Trevi" a un credulone turista italo-americano. Purtroppo nel mondo reale le truffe possono rivelarsi veramente odiose, specie se realizzate nei confronti di persone già in difficoltà.


Giovanni Tringali - Forze dell'ordine - Provincia di Gorizia


[1] Art. 49. C.P. - Reato supposto erroneamente e reato impossibile

Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato.

La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell'azione o per l'inesistenza dell'oggetto di essa, è impossibile l'evento dannoso o pericoloso

[2] Art. 157 C.P. - Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere

La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.

[3] Art. 1429 C.C. - Errore essenziale

L'errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull'oggetto del contratto;

2) quando cade sull'identità dell'oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso;

3) quando cade sull'identità o sulle qualità della persona dell'altro contraente, sempre che l'una o le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto.

[4] Art. 56. C.P. - Delitto tentato

Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si verifica.

Il colpevole di delitto tentato è punito: con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita è l'ergastolo; e, negli altri casi con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.

Se il colpevole volontariamente desiste dall'azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per sé un reato diverso.

Se volontariamente impedisce l'evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla metà.

[5] Art. 1321. C.C. Nozione.

Il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

[6] Art. 8. C.P.P. - Regole generali

1. La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato.

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(01/11/2014 - Giovanni Tringali)
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