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Riforma delle professioni: il caso dei dottori commercialisti

La bozza di disegno di legge delega sulla riforma delle professioni, predisposta dal Ministro di Grazia e Giustizia, si inserisce in un contesto normativo che negli ultimi anni ha portato ad un declassamento progressivo dell'attività svolta dai dottori commercialisti. Si è assistito alla trasformazione dell'attività degli studi professionali da attività prettamente di consulenza ed assistenza contabile ad una di mera sostituzione circa gli adempimenti amministrativi svolti in precedenza dai dipendenti della Pubblica Amministrazione, sia questa l'Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio, l'Inps o l'Inail. Basti pensare a tutte le pratiche telematiche ed alle relative correzioni che oggi vengono richieste obbligatoriamente da tali uffici; pratiche che altro non hanno se non la funzione di alleggerire il lavoro della P.A. e sobbarcare quello degli studi professionali che invece dovrebbero puntare alla crescita economica e culturale dei propri clienti. Tutto ciò senza il minimo riconoscimento economico a favore degli studi, riconoscimento che fin dalla nascita è stato invece offerto ai Caf delle associazioni. Utopico pensare che il tempo investito dagli studi in pratiche che prima venivano amministrativamente risolte dagli uffici possa essere ricompensato dal cliente, il quale giustamente non percepisce il servizio come svolto a suo favore.
(Dott. Gabriele Turelli - Commercialista in Pistoia - www.gsgconsultants.it) LaPrevidenza.it,
Articolo di Gabriele Turelli - Dottore Commercialista
(13/01/2007 - Laprevidenza.it)

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