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Tributi locali

In questa guida:

Che cosa sono i tributi locali

I tributi locali sono fondi di finanziamento per i servizi che vengono erogati dagli enti locali. Essi comprendono la Tosap e la Cosap, cioè la Tassa per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche, l’Icpa, cioè l’Imposta Comunale Pubblicità e Affissioni, e l’Iuc, cioè l’Imposta Unica Comunale su casa e rifiuti. La Iuc a sua volta include la Tasi, cioè la Tassa sui Servizi Indivisibili, l’Imu, cioè l’Imposta Municipale (quella che un tempo era chiamata Ici, cioè Imposta Comunale Immobili) e la Tari, cioè la Tassa sui Rifiuti (quella che un tempo era chiamata Tarsu, cioè Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani, e ancora prima Tares, cioè Tassa Rifiuti e Servizi).
I tributi locali sono prestazioni coattive a livello del patrimonio dei contribuenti, i quali sono tenuti a versare agli enti locali una parte dei propri beni.

Tributi locali e ingiunzione fiscale

L’ingiunzione fiscale per i tributi locali è un ordine di pagamento che viene emesso da un ente locale, il quale ha la facoltà di dare il via alle procedure esecutive nel caso in cui il soggetto intimato non provveda al pagamento entro un determinato limite di tempo, così che i suoi beni possano essere pignorati. Attraverso l’ingiunzione fiscale, in sostanza, gli enti locali hanno la possibilità di riscuotere le entrate che sono a loro dovute sfruttando una procedura più rapida di quelle che possono essere usate dai privati.
Se negli anni passati l’istituto sembrava essere stato progressivamente messo da parte e sostituito dalla riscossione mediante ruolo, negli ultimi tempi un’evoluzione legislativa ha fatto sì che l’ingiunzione fiscale tornasse in auge e permettesse ai Comuni (e, in misura minore, agli altri enti locali) di riscuotere i patrimoni locali e le entrate tributarie al posto dell’agenzia di riscossione solitamente deputata (cioè Equitalia o, in Sicilia, Riscossione Sicilia). In pratica oggi le amministrazioni comunali non sono obbligate a ricorrere all’ingiunzione fiscale ma hanno la libertà di sceglierla, al fine di riscuotere non solo le imposte locali, ma anche le entrate patrimoniali e le sanzioni amministrative.
L’ingiunzione fiscale dei tributi locali può essere emessa o da un organo dell’ente locale stesso o da un soggetto terzo che sia stato appositamente delegato, a condizione che ciò non comporti per il contribuente degli oneri aggiuntivi. Un albo dei soggetti privati abilitati all’attività di accertamento dei tributi è a disposizione presso il Ministero delle Finanze. L’attività di riscossione può essere affidata anche a una società con capitale pubblico a patto che essa operi unicamente nell’ambito territoriale dell’ente, che possa essere controllata dall’ente e che la parte più consistente delle proprie attività sia realizzata con l’ente.

Tributi locali e recupero crediti

Per il recupero crediti dei tributi locali, gli enti locali hanno anche la possibilità di esternalizzare questa attività e di affidarla a una società privata. L’affidamento esterno del servizio può essere effettuato a mezzo di trattativa privata – se vengono rispettati tutti i requisiti di legge – o tramite licitazione privata, oltre che – ovviamente – con le ordinarie gare di appalto. Il recupero dei crediti in bonis non è, infatti, una concessione di pubblica funzione, ma rappresenta semplicemente l’affidamento di un’attività materiale di supporto. L’attività di recupero dei crediti per i tributi locali può svolgersi solo in ambito stragiudiziale e ha lo scopo di convincere i soggetti debitori a pagare i tributi in maniera spontanea.
I vantaggi che derivano dall’affidamento in outsourcing di questa attività sono diversi: i tempi di incasso, infatti, si riducono, il che vuol dire che si beneficia di un aumento dei flussi attivi di cassa per una gestione degli importi recuperati ottimali. Inoltre, si usufruisce di una bonifica degli archivi, con attività preliminari che hanno l’obiettivo di verificare la correttezza dei dati anagrafici e la quantificazione del credito, oltre che della sua legittimità.

Tributi locali prescrizione

Per i tributi locali la prescrizione prevista è pari a cinque anni: il termine deve essere calcolato a partire dalla data in cui la cartella di pagamento è stata notificata essendo divenuta definitiva (se non è stata impugnata). La prescrizione decennale, invece, non può essere invocata come quando si ha a che fare con una pretesa erariale che deriva da una sentenza che è passata in giudicato. È possibile proporre ricorso davanti al giudice tributario, pertanto, contro un’intimazione di pagamento per tributi locali relativa a una cartella che è stata notificata più di cinque anni prima, avendo la certezza di ottenere il suo annullamento.
Dopo la notifica della cartella e la mancata impugnazione che la rende definitiva, non si verifica alcun allungamento del termine di prescrizione, il quale – pertanto – resta quello previsto in origine. La pretesa cade in prescrizione se passano più di cinque anni in assenza di notifica di atti interruttivi, e tale vizio può essere eccepito di fronte al giudice tributario impugnando l’intimazione di pagamento relativa.

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