Bonus chef

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Guida al bonus chef introdotto dalla legge di bilancio 2021 per far fronte alle difficoltà del settore della ristorazione in seguito alla pandemia da Covid19

Il bonus chef, introdotto dalla legge di bilancio 2021 era un credito di imposta fino a 6.000 euro per i cuochi professionisti. 

La misura era prevista per il 2023 e per il 2024, anno per cui il budget complessivo stanziato ammontava a 1 milione di euro.

Cos'è il bonus cuochi

Il bonus chef era un'agevolazione prevista dalla legge di bilancio 2021 (legge n. 178/2020) per sostenere in particolare il settore della ristorazione, uno dei più colpiti dalla crisi pandemica da Covid19.

Nello specifico il bonus cuochi consisteva in un credito d'imposta fino a 6mila euro di cui potevano beneficiare i cuochi professionisti, lavoratori autonomi o dipendenti.

Il Ministero delle imprese e del Made in Italy, con il decreto direttoriale del 29 novembre 2022 (sotto allegato) forniva i dettagli della misura e forniva le istruzioni necessarie per fare domanda, che poteva essere presentata a partire dalle ore 12.00 del 27 febbraio 2023 fino alle ore 15.00 del 3 aprile 2023.

Vediamo come funzionava e a chi spettava nello specifico.

Soggetti beneficiari

Del bonus chef, potevano beneficiare i cuochi professionisti impiegati presso ristoranti e alberghi, sia in qualità di lavoratori dipendenti che autonomi, in possesso dei seguenti requisiti:

  • residenti o stabiliti in Italia;
  • titolari di contratto di lavoro dipendente o di partita Iva dal 1° gennaio 2021;
  • titolari dei diritti civili, senza incapacità a beneficiare di agevolazioni pubbliche o con condizioni ostative alla possibilità di percepire tali misure.

Come funzionava il bonus chef

Il bonus chef era un credito d'imposta che veniva riconosciuto nella misura del 40% da calcolare sui costi sostenuti per acquistare beni strumentali durevoli o per partecipare a corsi di aggiornamento professionale, strettamente funzionali all'esercizio dell'attività di cuoco tra il 1° gennaio 2021 e il 30 dicembre 2022.

Spese ammesse al credito d'imposta

Erano ammesse al credito d'imposta le spese sostenute per:

  • macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari (le classi energetiche sono indicate nello specifico all'art. 4 del decreto direttoriale che richiama l'art. 7 del decreto interministeriale del luglio 2022);
  • strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione;
  • corsi di aggiornamento professionale.

Il credito d'imposta poteva essere concesso nel limite massimo di 6.000 euro. Il limite di spesa stabilito per questa agevolazione fiscale è di 1 milione di euro per ogni anno che va dal 2021 al 2023.

Il credito d'imposta infine, come precisato dalla legge bilancio, poteva essere usato solo in compensazione e poteva essere ceduto anche a istituti di credito e intermediari finanziari.

Come fare domanda per il bonus cuochi

Il credito d'imposta infine, come precisato dalla legge bilancio, poteva essere usato solo in compensazione e poteva essere ceduto anche a istituti di credito e intermediari finanziari.

La domanda per ottenere il bonus chef doveva essere rivolta al Ministero in modalità telematica dalle ore 12.00 del 27.02.2023 fino al 03.04.2023.

La procedura richiedeva il possesso dello Spid, della CIE o della CNS e di casella pec attiva.

Nell'istanza il richiedente doveva indicare:

  • l'entità della agevolazione che richiede;
  • le informazioni sulle spese ammissibili;
  • la condizione di dipendenza o titolarità della partita Iva dal 1° gennaio 2021 fino al 32 dicembre 2022 comprovato da contratto di lavoro o fatture emesse;
  • i titoli che giustificano la spesa in formato digitale;
  • copia dell'estratto del conto corrente da cui emergono i pagamenti effettuati;
  • i documenti che dimostrano la classe energetica di appartenenza degli elettrodomestici acquistati.

Nel presentare l'istanza, se il bonus veniva richiesto perché venivano acquistati elettrodomestici di classe energetica elevata, ci si dovava anche assumere l'impegno a non venderli nei tre anni successivi al riconoscimento della agevolazione.

Non si trattava di un "click day", per cui non rilevava ai fini del riconoscimento del bonus la priorità di presentazione o meno delle domande.