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Il piano regolatore generale comunale.asp

CAPITOLO III

IL PIANO REGOLATORE GENERALE COMUNALE

  1. Il Piano Regolatore Generale Comunale come strumento di pianificazione del territorio.

Il Piano Regolatore Generale Comunale (in sigla: PRGC) è uno degli atti di pianificazione territoriale più importanti perché è con esso che il Comune disciplina l’utilizzo e la modificazione del territorio. È infatti la Giunta comunale che realizza e approva il Piano Regolatore del Comune. Il PRGC ha l’obiettivo di conformare la gestione del territorio rispetto allo sviluppo economico e sociale. In altre parole si realizzano opere pubbliche e interventi privati sempre considerando lo sviluppo generale del territorio comunale. È il PRGC che prevede la localizzazione delle opere pubbliche, la definizione di alcuni standard ambientali, sanitari e sociali, la localizzazione delle opere private e molto altro ancora.

Esso viene attuato anche per mezzo di altri strumenti urbanistici comunali come i piani particolareggiati, i piani di lottizzazione, i piani di insediamenti produttivi e i piani per l’edilizia economica e popolare.

  1. L’iter di approvazione del Piano Regolatore Generale Comunale.

La prima definizione legislativa del PRGC si ha con la legge 1150 del 1942 e l’iter di approvazione è lungo e complesso. Il progetto prevede l’apporto professionale di più competenze (architettoniche, ingegneristiche, biologiche, economiche, ecc.) e deve essere approvato dalla Giunta comunale. Dopo l’approvazione il Piano deve essere pubblicato per 30 giorni in modo che tutti i cittadini possano, in forma singola o associata, provvedere a opportune segnalazioni o suggerimenti. Il Piano è dunque suscettibile di modifica, dopodiché viene trasmesso alla Giunta regionale che ha 180 giorni di tempo per esprimersi con approvazione o eventuali modifiche. Il comune può approvare il piano accettando i rilievi opposti dalla Regione o presentare le controdeduzioni entro novanta giorni. Altri novanta giorni e la Giunta Regionale potrà esprimersi con parere definitivo.

  1. La suddivisione territoriale nel Piano Regolatore Generale Comunale.

Una delle caratteristiche principali del PRGC è quella di suddividere il territorio in zone omogenee cioè aventi le stesse caratteristiche. Così abbiamo il centro storico (zona A), a seguire le aree completamente edificate (B), le zone di espansione residenziale (zona C), la zona destinata all’industria e al terziario (zona D), le zone agricole (zona E) e infine la zona F (attrezzature di interesse collettivo). Il PRGC si compone di tavole cartografiche e di un secondo livello di dettaglio che è costituito dai Piani particolareggiati. Questi ultimi sono descritti in funzione dell’ambito a cui sono destinati. Ad esempio i PIP (Piani di Insediamenti Produttivi) sono piani per le aree industriali ed artigianali, i PEEP sono Piani per l’Edilizia Economica e Popolare e dunque riguardano l’edilizia pubblica e così via.

Per quanto riguarda il contenuto del PRG, la legge stabilisce che esso debba contenere:

  • Rete delle vie di comunicazione stradale, ferroviaria, etc.

  • Divisione in zone del territorio comunale

  • Individuazione delle aree destinate a spazi di uso pubblico

  • Aree da destinare a edifici pubblici o di uso pubblico e a impianti di interesse collettivo

  • Vincoli da osservare in caso di zone ad elevato pregio naturalistico, storico – architettonico e ambientale

  • Normativa per l’attuazione del piano

  • Parametri urbanistici relativi ai limiti perle densità edilizie riferite alle singole zone omogenee

  • Distanze minime tra gli edifici

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