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Pubblicazioni e spettacoli osceni

Il reato previsto e punito dall'art. 528 c.p.
Guide di diritto penale

Pubblicazioni e spettacoli osceni: la norma post-riforma

L'art. 528 c.p. è stato oggetto di recente modifica. Il Governo con i decreti legislativi n. 7 e 8 del 15 gennaio 2016 ha intrapreso un'imponente depenalizzazione delle figure di reato per le quali era prevista la sola pena della multa o dell’ammenda, inclusi i reati che, nelle ipotesi aggravate, prevedevano la pena della reclusione, unica o congiunta alla pena pecuniaria. L'intervento operato sull'art. 528 c.p. ha mantenuto la rilevanza penale delle sole ipotesi contemplate dal comma 3.

A oggi l'art. 528 c.p. risulta formulato nei seguenti termini:

1) Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica,  introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da  euro 10.000 a euro 50.000.

2) Alla stessa sanzione soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella  disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente. 

3) Si applicano la reclusione da tre mesi a tre anni e la multa non inferiore a euro 103 a chi: 1. adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti  indicati nella prima parte di questo articolo; 2. Dà pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenità. Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso nonostante il divieto dell'autorità.

Mantengono rilevanza penale le condotte che, con il mezzo della pubblicità, favoriscono la circolazione o il commercio delle pubblicazioni oscene o quelle che realizzano spettacoli pubblici osceni.

Il punto 1) del comma 3 comprende qualsiasi attività di propaganda di oggetti osceni che si realizza attraverso affissioni murali, inserzioni giornalistiche o stampe capaci di attirare la pubblica attenzione. L'oscenità prevista dal punto 2) del comma 3 si concretizza tramite opere (cinematografiche, teatrali, recitazioni pubbliche, audizioni) che trattano argomenti di natura sessuale, ricorrendo a modalità espressive anche di carattere simbolico o verbale.

Definizione del carattere di oscenità

L'art 528 c.p. punisce le pubblicazioni e gli spettacoli osceni, senza precisare il concetto di "osceno". Occorre a tal fine ricorrere all'art. 529 c.p. il cui comma 1 dispone: "Agli effetti della legge penale si considerano osceni gli atti e gli oggetti che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore".  A fungere da criterio definitorio di "comune senso del pudore" e quindi di ciò che è "osceno" sono le norme etiche percepite e condivise dalla società in un tempo e luogo determinati. La nozione generica di "comune sentimento del pudore" permette di mantenere inalterata nel tempo la formulazione strutturale della norma. Ogni volta in cui il Giudice deve pronunciarsi sulla configurazione dei reati di cui al comma 3 art. 528 c.p. dovrà tenere conto del comune sentire, ovvero ciò che in quel momento è percepito come "osceno" e moralmente offensivo. 

Giurisprudenza 

Tribunale di Milano 13.04. 1966 definisce la morale comune come: "il sentimento e la sensibilità di chi vive, con sano equilibrio, nella società del suo tempo."

Cassazione sentenza 135/1998: "Integra il reato di spettacolo osceno, ai sensi dell'art. 528 c.p., lo spettacolo osceno non presentato come tale ed avvenuto senza alcuna riservatezza, venendo così a concretarsi l'attività criminosa della condotta. Infatti la capacità offensiva dell'osceno è condizionata dal contesto ambientale in cui è presentato; conseguentemente lo spettacolo osceno che si svolga con particolari modalità di riservatezza e di cautela in presenza di sole persone adulte non integra il reato in questione, ove il giudice di merito accerti, in relazione a dette modalità, che il comune senso del pudore non risulti offeso."

 

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