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Rifiuto e omissione d'atti d'ufficio

Rifiuto e omissione d'atti d'ufficio. Le differenze e la disciplina normativa dei due reati ex art. 328 del codice penale

Indice:


Rifiuto o omissione d'atti d'ufficio: le differenze

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L'articolo 328 del codice penale regola il sanzionamento dei reati di rifiuto ed omissione d'atti d'ufficio, scissi in due reati distinti. Il primo comma dell'articolo regola, appunto, il reato di rifiuto d'atto d'ufficio. Il secondo comma invece, si occupa di definire il reato di omissione e regolarne le sanzioni relative. L'articolo 328 mira a sanzionare l'inerzia dei pubblici uffici, nel momento in cui essi non rispondono alle richieste effettuate dai cittadini o altri pubblici uffici. La normativa in oggetto è applicabile sia ai Pubblici Ufficiali che ad ogni pubblico dipendente, che si rifiuti o ometta di esercitare le sue mansioni. Vediamo di seguito le specifiche di ogni reato.

Rifiuto d'atti d'ufficio

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Il rifiuto d'atto d'ufficio è un reato che si verifica se un Pubblico Ufficiale o un dipendente pubblico rifiuta in maniera diretta di esercitare una sua mansione, sia a seguito di un ordine di un proprio superiore, che a fronte di una situazione che richiede, per legge, un'immediata reazione. Il reato è tale solo a fronte di un rifiuto non adeguatamente motivato. Il rifiuto d'ufficio è un reato che si verifica contro gli stessi pubblici uffici. Ad esempio, un Ufficiale di Polizia che si rifiuti di eseguire un ordine diretto di un suo superiore incorre nel reato di rifiuto d'atti d'ufficio, così come un geologo che, conscio della situazione di pericolo strutturale di una particolare zona o edificio, non prenda i dovuti provvedimenti. La sanzione prevista per questo particolare reato varia da un minimo di 6 mesi sino a 2 anni di detenzione, e sono previste anche sanzioni pecuniarie fino a 1000 euro, oltre a sanzioni disciplinari sino all'interdizione completa dai pubblici uffici, in base alla gravità del fatto. Nel caso in cui il rifiuto non sia evidente e diretto, il Tribunale provvederà a valutare le azioni e la condotta dell'imputato, per definire la presenza di reato.

Omissione d'atti d'ufficio

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L'omissione d'atto d'ufficio si configura invece a fronte di una mancata risposta, e non a fronte di un esplicito e diretto diniego. Questo reato è imputabile se, una volta trascorsi 30 giorni da una richiesta, non si abbia ancora ottenuto alcuna risposta, né delle giustificazioni per il ritardo. In sostanza, il silenzio è omissione. La richiesta di cui sopra deve essere formulata sotto forma di diffida formale: se ignorata, avrà dunque luogo l'omissione. Questo reato è sia verso altri pubblici uffici che verso privati cittadini, ed è punibile con reclusione fino ad un anno ed una multa non oltre i 1032 euro, oltre a sanzioni disciplinari.

Come denunciare l'omissione d'ufficio

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La denuncia di un'eventuale omissione d'ufficio va presentata alle Forze dell'Ordine, tra cui Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza. Le denunce relative all'omissione d'atto d'ufficio possono essere presentate direttamente anche in Procura. 

La norma: art. 328 del codice penale

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Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

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