Approvato emendamento al decreto Covid di marzo che riconosce il diritto alla disconnessione ai lavoratori in smart working
Famiglie che corre sulla spiaggia

Diritto alla disconnessione

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Arriva il diritto alla disconnessione per chi lavora in smart working. Le Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera hanno infatti approvato un emendamento al decreto Covid di marzo del seguente tenore: "alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l'attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati". La disconnessione "non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi". Per quanto riguarda la P.A restano valide le regole contenute negli accordi collettivi.

Il diritto alla disconnessione al momento è previsto in favore dei genitori con figli di età inferiore ai 16 anni in didattica a distanza che, alternativamente all'altro genitore, svolgono la propria prestazione lavorativa in modalità agile.

Il diritto alla disconnessione deve essere stabilizzato

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Soddisfatto il M5S, tra le cui fila ci sono gli autori della proposta di emendamento. Finalmente infatti in un testo legislativo viene approvata una disposizione che riconosce ai lavoratori in smart working un diritto che si pone lo scopo di tutelare i momenti di riposo e di svago dei lavoratori e quindi della loro salute, senza che questo abbia effetti negativi sul trattamento retributivo.

Il diritto alla disconnessione però, secondo le intenzioni dei deputati del M5S, non deve essere limitato al periodo dell'emergenza. È necessario stabilizzarlo sia dal punto di vista normativo che a livello di contrattazione collettiva per dare la possibilità ai lavoratori in smart working di dedicare al lavoro le ore previste, senza essere costretti a dover gestire degli impegni extra. Un primo passo che deve portare anche a considerare altri interventi come la registrazione del tempo dedicato al lavoro da casa e un compenso adeguato alle condizioni lavorative.

Una necessità che ormai si fa sempre più impellente, soprattutto dopo il notevole aumento dei lavoratori che, a causa del Covid, hanno iniziato a lavorare in modalità agile.

Autostrade per l'Italia intanto, nel mese di marzo, ha avviato una sperimentazione di un mese, grazie a un accordo sindacale che riconosce il diritto alla disconnessione di un'ora e mezzo ai suoi dipendenti in smart working, dalle 8.00 alle 13.00 al fine di gestire la Dad dei figli, con la possibilità, previo accordo con l'azienda, di poter dedicare tempo alla famiglia anche al di fuori dell'orario mattutino.

La risoluzione UE sul diritto alla disconnessione

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Una "novità" quella del diritto alla disconnessione, di cui in realtà si parla da tempo in Europa. Il Parlamento Europeo infatti con la risoluzione del 21 gennaio 2021 nei suoi considerando precisa tra le altre cose che:

  • "il diritto alla disconnessione è un diritto fondamentale che costituisce una parte inseparabile dei nuovi modelli di lavoro della nuova era digitale";
  • "da un'indagine di Eurofound è emerso che il 27% degli intervistati ha dichiarato di aver lavorato nel proprio tempo libero per soddisfare le esigenze lavorative";
  • "l'essere costantemente connessi, insieme alle fonti di sollecitazione (…) può influire negativamente sui diritti fondamentali dei lavoratori, sull'equilibrio tra la loro vita professionale e la loro vita privata, nonché sulla loro salute fisica e mentale e sul loro benessere";
  • "secondo la legislazione attuale e la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, i lavoratori non sono tenuti a fornire ai datori di lavoro una disponibilità costante e senza interruzioni";
  • "la Commissione, gli Stati membri, i datori di lavoro e i lavoratori devono sostenere e incoraggiare attivamente il diritto alla disconnessione e promuovere un approccio efficiente, ragionato ed equilibrato agli strumenti digitali sul lavoro."

Come si evince da questi piccoli estratti della risoluzione, il diritto alla disconnessione deve essere garantito al fine di tutelare, prima di tutto, la salute dei lavoratori, spesso colpiti, a causa del telelavoro, da emicranie, stress, disturbi del sonno, dolori muscolo scheletrici, ansia e affaticamento della vista. Disturbi a cui spesso di accompagnano patologie psicologiche legate soprattutto alla quantità eccessiva di ore dedicate al lavoro e al conseguente tempo ridotto da dedicare al riposo, alla vita privata e alla famiglia.

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