La proposta di legge sulle aperture contingentate è stata presentata dal sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa. Contro Confimprese, a rischio 400mila posti di lavoro, Confcommercio possibilista

di Gabriella Lax - Con un limite massimo di 12 giornate festive da utilizzare, il Governo pensa a rimodulare le norme sulla liberalizzazione delle aperture dei negozi, fortemente voluta nel 2011 dal Decreto Salva Italia. Da qui l'allarme delle associazioni dei commercianti, secondo le quali questa novità potrebbe mettere avere gravi ricadute su ricavi ed occupazione.

Negozi aperture contingentate, la proposta Crippa

La proposta di legge sulle aperture contingentate è stata presentata dal sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa (M5S). L'ispirazione viene dal cosiddetto "modello Modena", cittadina dove dal 2015 i commercianti hanno adottato un codice comportamentale che prevede chiusure nelle festività e turni a rotazione nelle domeniche.

Negozi chiusi la domenica, 400mila posti di lavoro a rischio

E' Mario Resca, presidente di Confimprese a chiarire come «le aziende saranno costrette a licenziare e l'intero comparto perderebbe il 10% del fatturato: in 400mila rischierebbero il posto di lavoro». Dell'avviso contrario è invece Federdistribuzione (centri commerciali, grandi e piccoli supermercati) che riporta i dati delle persone, circa 12 milioni che, nel nostro Paese, comprano di domenica. Lo shopping nel giorno festivo per eccellenza, secondo Federdistribuzione «fa parte delle abitudini ormai, tornare indietro sarebbe un danno per tutti, in una fase tra l'altro in cui l'e-commerce cresce a doppia cifra e le vendite al dettaglio sono in calo (-0,2% nei primi sei mesi del 2018, secondo Istat)».

Le associazioni dei commercianti chiedono un confronto con il ministro del Lavoro Luigi Di Maio per trovare una soluzione condivisa che non scontenti nessuno: commercianti, lavoratori e consumatori.

Per Enrico Postacchini, delegato per le Politiche del commercio di Confcommercio è positiva la ricerca di una regolamentazione perché, afferma, «Dopo tanti anni di deregolamentazione totale, siamo favorevoli ad una reintroduzione di una regolamentazione minima, quindi sì al ridare la competenza a Regioni e Comuni e sì alla deroga per i centri turistici». La Coop chiede un tavolo di confronto al governo per trovare «serve un nuovo equilibrio tra le esigenze dei consumatori e quelle dei lavoratori». Mentre l'Associazione nazionale cooperative dettaglianti (Ancd/Conad) si dice nettamente contraria all'ipotesi della riforma, che rappresenterebbe un passo indietro.


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