Un deciso no arrriva dalle associazioni sindacali Cgl, Cisl e Uil all'ipotesi lanciata da Rosi Mauro, vicepresidente del Senato e segretario generale del Sin.Pa (Sindacato
Padano) secondo cui i contratti di lavoro andrebbero 'regionalizzati' e quindi legati al costo della vita nel territorio.
La proposta è arrivata a seguito della richiesta della Bce agli Stati
europei di promuovere flessibilità e la moderazione salariale.
Secondo l'esponente leghista isognerebbe "sgravare le buste
paga -spiega- da quei meccanismi che aumentano il lordo
all'inverosimile ma lasciano sempre inalterato il netto".
La proposta non è piaciuta ai tre sindacati e, in un intervista a Labitalia, Vincenzo Scudiere,
segretario confederale della Cgil ha dichiarato: "Riproporre oggi la regionalizzazione dei contratti, in una fase di dura crisi economica, sociale e politica, risponde soltanto a
interessi di carattere localistico, e soprattutto elettorale, che non
a esigenze legate al mondo del lavoro, ovvero maggiori diritti e
tutele per i lavoratori".
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Negativo anche il giudizio della
Cisl. Secondo Annamaria
Furlan, segretario confederale del sindacato "Quella dei contratti 'regionalizzati' mi sembra una proposta
assolutamente superata dall'accordo fatto sul nuovo modello
contrattuale. Con il quale si accentua e si rafforza la componente
contrattuale legata alla produttivita' su aziende e territorio".
"Con la contrattazione di secondo livello prevista dal nuovo
modello contrattuale -continua Furlan- si riesce valorizzare al meglio
la capacita' produttiva del lavoro sul territorio". E per quanto
riguarda le proposte su fisco e lavoro lanciate dal segretario del
Sindacato Padano, secondo Furlan, la strada da seguire "e' quella di
porre meno costi sul lavoro, e piu' sulle rendite finanziarie", e il
posto ideale per discutere di questi temi e', per Furlan, "il tavolo
sulla riforma fiscale aperto con governo e parti sociali".
Per la Uil, l'idea dei contratti
'regionalizzati' "e' una posizione ideologica di cui non abbiamo
bisogno". "La proposta del Sin.pa -dice- il segretario confederale del
sindacato, Paolo Pirani- punta alla differenziazione della tassazione
sui salari, ma per far cio' dovremmo avere 21 scale mobili per quante
sono le regioni, e di certo non e' quello di cui hanno bisogno
lavoratori e imprese".
"Il nostro problema -ha aggiunto Pirani- e' crescere in
produttivita' e competitivita', anche con una politica salariale che
punti alla valorizzazione delle produttivita'. E' quello che si sta
facendo con la riforma del modello contrattuale. Quindi -conclude il
dirigente sindacale- non e' con la con 'regionalizzazione' dei
contratti che si interviene sui salari, ma lavorando sulla
produttivita'".