Avv. Roberto Cataldi |

Lavoro: Cgil, Cisl e Uil dicono no alla proposta di contratti regionalizzati

Un deciso no arrriva dalle associazioni sindacali Cgl, Cisl e Uil all'ipotesi lanciata da Rosi Mauro, vicepresidente del Senato e segretario generale del Sin.Pa (Sindacato Padano) secondo cui i contratti di lavoro andrebbero 'regionalizzati' e quindi legati al costo della vita nel territorio. La proposta è arrivata a seguito della richiesta della Bce agli Stati europei di promuovere flessibilità e la moderazione salariale. Secondo l'esponente leghista isognerebbe "sgravare le buste paga -spiega- da quei meccanismi che aumentano il lordo all'inverosimile ma lasciano sempre inalterato il netto". La proposta non è piaciuta ai tre sindacati e, in un intervista a Labitalia, Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil ha dichiarato: "Riproporre oggi la regionalizzazione dei contratti, in una fase di dura crisi economica, sociale e politica, risponde soltanto a interessi di carattere localistico, e soprattutto elettorale, che non a esigenze legate al mondo del lavoro, ovvero maggiori diritti e tutele per i lavoratori".

Altre informazioni su questo argomento

Altre informazioni su questo argomento Negativo anche il giudizio della Cisl. Secondo Annamaria Furlan, segretario confederale del sindacato "Quella dei contratti 'regionalizzati' mi sembra una proposta assolutamente superata dall'accordo fatto sul nuovo modello contrattuale. Con il quale si accentua e si rafforza la componente contrattuale legata alla produttivita' su aziende e territorio". "Con la contrattazione di secondo livello prevista dal nuovo modello contrattuale -continua Furlan- si riesce valorizzare al meglio la capacita' produttiva del lavoro sul territorio". E per quanto riguarda le proposte su fisco e lavoro lanciate dal segretario del Sindacato Padano, secondo Furlan, la strada da seguire "e' quella di porre meno costi sul lavoro, e piu' sulle rendite finanziarie", e il posto ideale per discutere di questi temi e', per Furlan, "il tavolo sulla riforma fiscale aperto con governo e parti sociali". Per la Uil, l'idea dei contratti 'regionalizzati' "e' una posizione ideologica di cui non abbiamo bisogno". "La proposta del Sin.pa -dice- il segretario confederale del sindacato, Paolo Pirani- punta alla differenziazione della tassazione sui salari, ma per far cio' dovremmo avere 21 scale mobili per quante sono le regioni, e di certo non e' quello di cui hanno bisogno lavoratori e imprese". "Il nostro problema -ha aggiunto Pirani- e' crescere in produttivita' e competitivita', anche con una politica salariale che punti alla valorizzazione delle produttivita'. E' quello che si sta facendo con la riforma del modello contrattuale. Quindi -conclude il dirigente sindacale- non e' con la con 'regionalizzazione' dei contratti che si interviene sui salari, ma lavorando sulla produttivita'".


Condividi su:
Twitter
Facebook
Linkedin

Articoli correlati

In evidenza oggi