Cassazione: Avvocato sbaglia? Deve risarcire il danno anche se si può rimediare con l'appello
Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: Avvocato sbaglia? Deve risarcire il danno anche se si può rimediare con l'appello

Il fatto che una sentenza sia ricorribile in appello non vale ad escludere la responsabilità professionale dell'avvocato che abbia commesso errori se la sua condotta ha danneggiato il cliente. Gli effetti negativi della negligenza del professionista debbono dunque essere comunque risarciti. Nel caso preso in esame dalla Corte (Sentenza n. 15718/2010) il danneggiato da un incidente stradale aveva perso la possibilità di essere risarcito del danno a causa di un difetto di legittimazione passiva. La sentenza poi era passata in giudicato. I giudici di merito avevano escluso il diritto ad ottenere il risarcimento del danno dall'avvocato ma ora la Corte, accogliendo il ricorso del danneggiato, ha fatto notare che la possibilità di rimediare mediante la proposizione dell'appello non basta di per sè ad escludere che la parte abbia risentito e continui a risentire del danno che è stato conseguenza della negligenza professionale. L'appello - si legge nella parte motiva della sentenza - "protrae la durata e le spese del processo; presenta le incertezze e l'aleatorieta' insite in ogni controversia, sicche' il poter disporre di un solo grado di giudizio per far valere compiutamente le proprie difese costituisce comunque un pregiudizio per la parte". Del resto non è possibile sapere se "l'impugnazione avrebbe consentito alla parte di rimediare per intero ai danni derivanti dalle inadempienze del legale nel giudizio di primo grado".

Altre informazioni su questa sentenza

La Corte, richimando i motivi del ricorso, spiega che "la sentenza impugnata ha del tutto trascurato di valutare se la mancata proposizione dell'appello fosse imputabile a sua colpa, o non piuttosto alla responsabilita' degli stessi legali convenuti in risarcimento dei danni. E' dubbio, e largamente improbabile, che la parte di un giudizio sia in grado di valutare la correttezza delle ragioni giuridiche addotte da una sentenza di rigetto della sua domanda, la proponibilita' o meno di determinati motivi di impugnazione, le probabilita' di successo dell'appello, e cosi' via. Soprattutto in materia processuale ed in tema di legittimazione passiva la valutazione della correttezza o meno di una sentenza richiede competenze squisitamente tecniche, che solo il difensore possiede e che solo al difensore spetta di illustrare al cliente, consigliando le opportune iniziative. Il rigetto della domanda proposta dalla ricorrente avrebbe dovuto essere quindi motivati con specifico riferimento ai comportamenti imputabili a colpa della stessa (per esempio quello di avere rifiutato di proporre impugnazione con piena cognizione di causa e nonostante pressanti insistenze dei difensori in tal senso); o a quelli idonei a dimostrare la mancanza di colpa dei legali (quali il fatto di avere tempestivamente rilevato e segnalato al cliente l'errore del Tribunale, suggerendo di proporre appello; di essere stati sostituiti da altri prima della scadenza del termine per l'impugnazione; ecc.). Nulla di tutto cio' la sentenza impugnata ha accertato, venendo cosi' ad imputare oggettivamente alla danneggiata la responsabilita' di non avere adottato una determinata linea di difesa, senza alcuna motivazione in ordine ad una qualunque colpa o negligenza della stessa, laddove la fattispecie era tale per cui - anche in base alle nozioni di comune esperienza - la mancata proposizione dell'appello veniva a configurare se mai un aggravamento della responsabilita' dei difensori convenuti, anziche' ragione idonea a giustificarne l'assoluzione".


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