Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: no a perquisizioni per abusi edilizi di parlamentari senza ok delle Camere

La polizia Giudiziaria non può procedere alla perquisizione di edifici per presunti abusi edilizi commessi da parlamentari. Secondo la Cassazione infatti occorre il via libera preventivo della Camera di appartenenza. E a nulla rileva il fatto che l'interessato non si sia opposto ai controlli, secondo gli Ermellini, la perquisizione o il sequestro si risolvono comunque in una "lesione della inviolabilita' del domicilio del parlamentare medesimo". Sulla scorta di tale principio la Terza sezione penale ha accolto il ricorso di un parlamentare annullando "perche' il fatto non sussiste" la decisione della Corte d'appello presa in relazione ad un presunto abuso edilizio consistito nella ristrutturazione e trasformazione in residenza di un antico fabbricato. La Corte (sentenza 11170/2009) nella parte motiva ha evidenziato che "l'ingresso della polizia giudiziaria nell'abitazione del parlamentare, per compiere attivita' da qualificarsi come perquisizione domiciliare, avrebbe dovuto essere preventivamente autorizzato dalla Camera di appartenenza. Di conseguenza, in assenza di tale autorizzazione gli atti compiuti devono ritenersi inutilizzabili".

Altre informazioni su questa sentenza

Nel caso esaminato dalla Corte la perquisizione in casa era scattata a seguito di una segnalazione anonima. La Corte in proposito ha rilevato che "la polizia giudiziaria non si limito' ad una semplice ispezione dei luoghi compiuta dall'esterno del domicilio ma entro' all'interno dell'abitazione del senatore, al fine di reperire eventuali cose pertinenti a reati edilizi e tracce dei reati stessi". Sta di fatto che mancava fu l'autorizzazione a procedere da parte del Senato "mentre e' irrilevante – scrive la Corte - il consenso eventualmente dato dagli imputati o dai loro familiari, dal momento che la guarentigia prevista dall'art. 68, comma 2. Cost. e' posta a tutela della Camera di appartenenza e non gia' del singolo parlamentare, il quale non puo' validamente rinunciarvi". In conclusione il principio affermato dalla Cassazione è per il no alle perquisizioni nelle case dei parlamentari per presunti abusi edilizi senza ok della Camera di appartenenza. "La nozione di domicilio del parlamentare ai sensi dell'art. 68 Cost.", spiega Piazza Cavour, va interpretata come "comprensiva di spazi ulteriori rispetto all'abitazione vera e propria e alla comune definizione di domicilio, spazi ulteriori che comunque devono anch'essi essere protetti per permettere che il libero esercizio del mandato parlamentare possa esplicarsi in piena autonomia". E non si puo' nemmeno accettare, rileva ancora la Suprema Corte, il discorso secondo il quale si dovrebbe guardare non alla "potenziale attitudine invasiva dell'attivita' svolta" dalla pg "ma solo agli esiti concreti" perche' una interpretazione di questo tipo "sarebbe idonea a rendere possibili sostanziali abusi e facili elusioni della guarentigia costituzionale, e pertanto non sarebbe conforme alla finalita' della norma costituzionale di assicurare una ampia ed effettiva tutela della involabilita' del domicilio del parlamentare".


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