La Cassazione dice basta al nepotismo negli incarichi pubblici e da il via alla linea dura contro gli amministratori pubblici che "in chiaro contrasto con qualsiasi principio di imparzialita' e di buona amministrazione"
violano "i doveri di imparzialita', onesta' che debbono osservarsi da
chiunque eserciti una pubblica funzione", favorendo l'assunzione di
amici e parenti.
La vicenda presa in esame dalla Corte è quella relativa a un ex sindaco che secondo l'accusa avrebbe pilotato l'assegnazione del servizio di gestione delle scuole materne
verso una determinata cooperativa in assenza di gara d'appalto
o trattativa privata. Il "favore" sarebbe stato poi ricambiato con l'assunzione di parenti e conoscenti.
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In appello gli imputati erano stati proscilti perche' il fatto non costituisce reato, ritenendo che "il quadro
probatorio non consentiva di ritenere che l'azione degli imputati di
potenziare il personale educativo fosse stata sorretta dalla volonta'
consapevole di attuare tale proposito mediante illecito affidamento
del servizio alla Cooperativa".
Contro il proscioglimento dell'ex sindaco e degli
altri amministratori ha fatto ricorso in Cassazione la Procura. La Sesta sezione penale ha accolto il ricorso del pm e ha disposto che gli impiutati vengano riprocessati per corruzione.
In particolare, sul comportamento dell'ex sindaco, piazza Cavour spiega che "che egli fosse
perfettamente edotto del mercimonio clientelare connesso all'intera
operazione e' dimostrato dal fatto che egli stesso si era deciso a
procedere alla segnalazione della cugina della moglie".
Tutto questo, scrive la Cassazione nella sentenza 12131, "in
evidente discrasia con il dovere di imparzialita' e di buon andamento
della pubblica amministrazione".