Ambito e portata del silenzio della legge Madia sulla sanità

La legge n. 241/90 sul procedimento amministrativo, ha fissato due pilastri del procedimento amministrativo: il primo di tutti, la tipicità del provvedimento, sancendo l'obbligo della forma scritta e dell'essenzialità dei contenuti a pena di nullità dell'atto, quali l'oggetto, l'autorità procedente, la causa, il motivo, la data e la firma del R.U.P. (responsabile unico procedimento); il secondo, importante, dell'obbligo di conclusione del procedimento con provvedimento finale espresso.

Ciascuna pubblica amministrazione, in base a tale enunciato normativo, nei procedimenti d'ufficio e istanza di parte, è obbligata a pronunciarsi con l'accoglimento o il rigetto del diritto/interesse legittimo vantato dai privati cittadini.

Ed è proprio su questo principio che s'innesta l'eccezione ovvero il silenzio della pubblica amministrazione. Per silenzio s'intende, in generale, la mancata pronuncia con provvedimento scritto e pubblicato, accessibile secondo la legge sulla trasparenza degli atti.

Tuttavia, la salute pubblica, rientra nelle materie di pubblico interesse che non sono soggette al silenzio della p.a., perché riguardanti situazioni giuridiche , fatti e diritti rilevanti per la collettività.

Il legislatore, nel riformare la legge n. 241/90, con legge n. 124 del 2015 (legge Madia) , introducendo l'art. 17 bis nel testo della legge n. 241/90, ha esteso il lasso temporale entro cui la pubblica amministrazione, anche intervenendo insieme ad altre amministrazioni, deve pronunciarsi nei procedimenti riguardanti il rilascio di autorizzazioni per attività afferenti la sanità privata e pubblica, estendo il termine da 60 a 90 giorni (amministrazioni c.d. sensibili come definito dalla dottrina amministrativa).

E' stato poi aggiunto un comma ulteriore al dettato normativo in cui è stabilito che nel caso in cui la pubblica amministrazione non si pronuncia entro il termine fissato dalla norma il silenzio comporta l'avvenuta acquisizione della richiesta di parte e quindi l'accettazione tacita della stessa.

Lo scopo evidente qui del legislatore vuole essere quello di velocizzare i procedimenti in cui è richiesto il nulla osta o una particolare autorizzazione rilasciata in concerto con più pubbliche amministrazioni titolari di posizioni organizzative a ciò legittimate.

Il silenzio assenso, così delineato, non va a sostituire l'obbligo di provvedimento espresso della pubblica amministrazione anche in materia di tutela della salute pubblica. Ciò perché la pubblica amministrazione tutela tramite il controllo espresso nel provvedimento finale gli interessi sensibili del soggetto richiedente l'esercizio di particolari attività o diritti in campo sanitario, socio sanitario e ambientale.

Tuttavia, il rapporto tra amministrazione pubblica e cittadino rimane inalterato sotto i canoni dell'art. 20 della legge n. 241/90 (silenzio assenso tradizionale), il quale prevede che decorsi i 30 giorni in assenza di comunicazione scritta, la richiesta di autorizzazione, nulla osta, permesso et similia, in base alla competenza ratione materiae dell'amministrazione interpellata, si intende tacitamente accettata e approvata.

Nel riparto di competenze legislative fra Stato e Regioni, fissato dalla Costituzione, nelle materie di pubblico dominio riguardanti salute, paesaggio, ambiente e beni culturali è preclusa la possibilità per le regioni di adottare provvedimenti normativi di rango secondario che estendono l'ambito di applicazione del silenzio assenso ex legge Madia proprio per evitare la compromissione del buon andamento della pubblica amministrazione.

Pertanto, nel caso di silenzio assenso a seguito di avvenuta presentazione della S.C.I.A. per l'avvio di attività ambulatoriali sanitarie, comunità alloggio, case anziani, r.s.a., etc… fermo restando il provvedimento espresso dell'autorizzazione sanitaria per conformità alle norme igienico-sanitarie, il cittadino da un lato avrà la certezza dell'avvenuto accoglimento delle sue richieste, dall'altro, invece non è possibile esperire verifiche sul merito e sull'opportunità dell'atto come accade nel caso della revoca e dell'annullamento d'ufficio di provvedimenti espressi dell'amministrazione su materie diverse da quelle in cui la legge Madia ne ha sbarrato la portata applicativa con il silenzio assenso.

Avvocato Antonino Miceli Funzionario ASP

Scarica pdf legge 124 del 2015

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