La Cassazione chiarisce che il patto di famiglia richiede finalità di passaggio generazionale, partecipazione dei legittimari e atto pubblico a pena di nullità

Patto di famiglia: decisivo lo scopo dell'accordo

Con la sentenza n. 4376/2026, la Corte di cassazione ha ribadito i requisiti essenziali del patto di famiglia, sottolineando che la qualificazione del contratto dipende dalla sua funzione concreta: garantire il trasferimento anticipato e stabile dell'impresa ai discendenti.

La Seconda sezione civile ha precisato che il trasferimento può riguardare anche solo una parte dell'azienda o delle partecipazioni societarie. Non rileva, ai fini dell'inquadramento giuridico, che i beneficiari siano già soci né che l'imprenditore disponga soltanto della propria quota.

I requisiti del patto di famiglia

La decisione richiama i presupposti previsti dall'art. 768-bis c.c.:

  • trasferimento, totale o parziale, dell'azienda o delle partecipazioni a uno o più discendenti;

  • partecipazione al contratto del coniuge;

  • intervento di tutti i soggetti che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento;

  • obbligo per gli assegnatari di liquidare ai non assegnatari, anche in natura salvo rinuncia, quanto loro spettante ai sensi degli artt. 536 e ss. c.c.

Elemento imprescindibile è la forma dell'atto pubblico, richiesta a pena di nullità, trattandosi di deroga al divieto dei patti successori.

Il caso concreto

Una famiglia imprenditoriale aveva riorganizzato le partecipazioni societarie attribuendo, con accordo del 2008, un'azienda a un figlio e un'altra agli altri fratelli, prevedendo conguagli e attribuzioni compensative, oltre a diritti a favore dei genitori.

Il Tribunale aveva dichiarato nullo il contratto per difetto di forma, qualificandolo come patto di famiglia non stipulato per atto pubblico. La Corte d'appello aveva invece escluso tale natura, ritenendolo valido anche senza forma solenne e condannando uno dei figli a rilevanti pagamenti.

La Cassazione ha censurato questa impostazione, evidenziando che il giudice di merito avrebbe dovuto valutare l'obiettivo complessivo dell'operazione, apparentemente diretta ad assicurare la continuità dell'impresa tra i discendenti.

La sentenza è stata quindi cassata con rinvio, affinché venga accertato se le parti abbiano inteso concludere un patto di famiglia, che, in tal caso, avrebbe richiesto l'atto pubblico a pena di nullità.


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