Il contributo cerca di mettere in luce la difficoltà di molti genitori a educare i loro figli a sapersi staccare da loro, imparando a fare da soli


Lo psicologo Simone Olianti scrive: "Sviluppare delle buone capacità di autonomia, imparare a cavarsela, evitare di essere sempre dipendenti dagli altri, talvolta in maniera patologica, ha la sua importanza nella crescita di un essere umano, specialmente in età evolutiva. Insomma, aiuta a diventare protagonisti e responsabili della propria vita e ad affrontarla con coraggio e resilienza". Favorire l'autonomia dei figli: uno dei compiti e responsabilità principali dei genitori che, invece, spesso vi abdicano o, peggio, intervengono in maniera inadeguata. I genitori trascurano che la loro responsabilità è estesa e comprende anche la responsabilità civilistica per i danni cagionati dai figli minori d'età (art. 2048 cod. civ.).

La sociologa Chiara Giaccardi afferma: "Viviamo in un mondo che idolatra l'indipendenza: vogliamo non aver bisogno di nessuno, ci sentiamo a posto con noi stessi quando ci pare di essere autonomi, siamo in imbarazzo e ci sentiamo mortificati quando dipendiamo da altri. Eppure siamo anche in un mondo in cui proliferano le dipendenze (le addiction): gioco d'azzardo e scommesse crescono anche tra i giovani […]. Dovremmo interrogarci su questo ribaltamento paradossale: le relazioni sono legami che liberano (se non vissute in modo patologico); le addiction ci fanno sentire liberi e trasgressivi, ma alla fine ci rendono schiavi, ci tolgono volontà e libertà". I genitori devono educare all'autonomia (soprattutto fisica) e distinguere (affinché lo sappiano fare crescendo anche i figli) tra dipendenza e interdipendenza; sviluppo e salute vanno di pari passo, sottolineatura che emerge chiaramente nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia (in primis art. 24).

I genitori trascurano che i figli non hanno solo il diritto di crescere ma anche il dovere di crescere, come si ricava anche dalla lettura della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, tra cui il Preambolo in cui si dice: "[...] occorre preparare appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella società" . Devono allontanarsi dai figli e avviarli all'autonomia in maniera corrispondente all'età e alla situazione, nella pratica quotidiana, come lo svolgimento dei compiti scolastici, l'igiene personale, il mangiare con le posate adeguate o altro.

Tra le tante similitudini, i genitori possono essere assimilati ai fisioterapisti. La parola "fisioterapia" è data dalla fusione di due termini, "fisio", natura, e "terapia", cura. Quello che devono (o dovrebbero) fare i genitori: intervenire in maniera adeguata per riportare alla natura i figli (in particolare dopo una caduta o trauma, anche in senso figurato), dare le giuste cure e le opportune indicazioni per non cadere di nuovo, far vedere i mezzi da usare e il modo di usarli, far acquisire l'autonomia affinché percorrano la loro strada con le loro gambe e con la sicurezza che i genitori ci sono sempre. E non fare i genitori spazzaneve, elicottero o pellicani in ogni situazione, considerato che i figli diventano imputabili penalmente dai quattordici anni d'età (art. 98 cod. pen.).

La formatrice Silvia Iaccarino spiega: "Le neuroscienze affettive, la neurobiologia interpersonale e la teoria polivagale ci offrono nuove chiavi di lettura per ripensare l'educazione come esperienza incarnata, relazionale, trasformativa.

Educare significa, anche, coltivare sicurezza: offrire confini e ascolto, radici e possibilità. Significa diventare figure capaci di abitare la soglia tra protezione e autonomia, creare condizioni in cui il sistema nervoso possa sentirsi al sicuro, la connessione umana possa radicarsi, e la libertà possa emergere, senza confondersi con l'assenza di limiti". Educare non è porre dei divieti o imporre prescrizioni, ma fissare dei confini, delle soglie per il rispetto reciproco, di sé e di ogni altro. Sia questo il significato di "inculcare", verbo usato nell'art. 29 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. Dalla Convenzione si evince pure che il bambino deve essere educato a e rispettato nella sua autonomia di opinione (art. 12), di pensiero (art. 14), di vita (art. 16), di gioco (art. 31). Fondamentale è l'autonomia nel e del gioco, non a caso considerato "palestra di vita", e nell'art. 31 della Convenzione si legge proprio "partecipare liberamente e pienamente alla vita culturale e artistica".

Quanto sia determinante promuovere l'autonomia sin dai primi anni d'età dei bambini lo si deduce altresì dalle Indicazioni nazionali per il curricolo la scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione (2012), nella parte relativa alla scuola dell'infanzia in cui è scritto: "Sviluppare l'autonomia significa avere fiducia in sé e fidarsi degli altri; provare soddisfazione nel fare da sé e saper chiedere aiuto o poter esprimere insoddisfazione e frustrazione elaborando progressivamente risposte e strategie; esprimere sentimenti ed emozioni; partecipare alle decisioni esprimendo opinioni, imparando ad operare scelte e ad assumere comportamenti e atteggiamenti sempre più consapevoli". Tra l'altro, l'autonomia "abbraccia" le life skills, le competenze per la vita definite dall'OMS già nel 1993, e alcune delle competenze chiave europee per l'apprendimento permanente (2018).

Lo psicologo francese Henri Wallon diceva che un bambino una capacità o ce l'ha o non ce l'ha, per cui è inutile insistere (o, addirittura, costringere, come si faceva in passato), altrimenti il bambino si scoraggia, si angoscia. Bisogna, invece, prontamente e adeguatamente educare all'autonomia, stimolare le autonomie (come indicato da Maria Montessori a Daniela Lucangeli). Per esempio, un bambino per bere non deve passare dal biberon al bicchiere basculante di plastica, poi ad altri bicchieri e infine a quello di vetro, altrimenti non imparerà a bere da solo o lo farà tardivamente e in maniera insicura col timore di bagnarsi o che il bicchiere gli cada dalle mani.

A tale proposito lo psicologo e formatore Stefano Centonze riferisce: "Il metodo Montessori validato dalle neuroscienze cognitive. Principi fondamentali, attività di preparazione a scrittura e lettura, materiali sensoriali autocorrettivi, tecniche per autonomia e intelligenza emotiva.

Problemi che risolve:

- Dipendenza costante dall'adulto: sviluppi autonomia attraverso materiali autocorrettivi scientificamente progettati;

- Difficoltà nell'apprendimento precoce di letto-scrittura: applichi sequenze graduali validate da decenni di ricerca;

- Carenza di metodi per lo sviluppo senso-motorio: utilizzi materiali specifici per ogni fase evolutiva".

Del metodo o pedagogia di Maria Montessori è ancora attuale la raccomandazione di rendere autonomi i bambini in famiglia e a scuola, aspetto invece sempre più trascurato perché prevale il "maternage" e altri atteggiamenti inadeguati (come l'imboccare a tavola fino ai 6-7 anni e "incollare" i bambini davanti ai cartoni animati o a video pur di farli mangiare) tanto in famiglia quanto a scuola, in particolare nella scuola dell'infanzia, trascurando che rendere autonomi quanto prima i bambini determina effetti sullo sviluppo successivo, da quello fisico a quello sociale (art. 27 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).

"Imparare a mangiare da soli non è solo una conquista pratica, fatta di cucchiai impugnati male e briciole sul tavolo. È anche un passaggio chiave nello sviluppo del linguaggio. Già intorno al primo anno di vita, i bambini che partecipano attivamente ai pasti e mangiano con maggiore autonomia mostrano competenze comunicative più avanzate rispetto ai coetanei". È il risultato di uno studio (che ha coinvolto quasi 200 tra bambini e bambine nei primi due anni di vita ed è stato pubblicato sulla rivista Child Development - prestigiosa rivista specializzata sullo sviluppo infantile - il 29 gennaio 2026), frutto della collaborazione tra università e enti italiani e università internazionali degli USA e del Regno Unito.

È positivo che i bambini, in un luogo di vacanza o comunque diverso dalla loro casa, interrompano le loro abitudini, dall'orario del sonno alle pietanze, così si educano alle differenze e ad andare oltre quanto delimitato dai loro genitori (c.d. zona di comfort). Anche questo è crescere, rinforzarsi in autonomia e resistenza psicofisica.

"Potersi svincolare dalla lealtà familiare inconscia costituisce un aspetto importante per conseguire l'autonomia psicologica e appropriarsi completamente della propria personale unicità, senza doversi fare carico del destino di chi ci ha preceduto. Permettersi di vivere in pienezza costituisce la forma più bella e sana di gratitudine nei confronti dei propri progenitori" (gli esperti Giovanni Cucci e Betty Varghese). I genitori dovrebbero prendere consapevolezza anche dell'esistenza del meccanismo frenante della "lealtà familiare" per non "invischiare" ancor di più i figli e aiutarli invece nel loro personalissimo sviluppo (art. 27 Convenzione).

Lo sviluppo dell'autonomia dei bambini è una componente essenziale per il pieno ed armonioso sviluppo della loro personalità e, quindi, una priorità di tutta la comunità educante (o di una comunità di pratica).


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