Primo caso da quando è stato introdotto nell'ordinamento l'articolo 391-ter del codice penale che punisce l'accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti
prigione detenuto

Carcere, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione

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È stato applicato nel carcere di Perugia per la prima volta l'articolo 391-ter del codice penale che punisce l'accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.

Un detenuto arrestato nella Casa circondariale di Ferrara è stato arrestato perché colto in flagranza di reato mentre utilizzava un mini-cellulare all'interno della propria camera di pernottamento. Per lui la condanna patteggiata è stata di tredici mesi e 10 giorni di reclusione più la confisca del telefono sequestrato.

Applicazione dell'articolo 391-ter, primo caso

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Il detenuto, di nazionalità albanese e considerato personaggio di spessore nel traffico di stupefacenti, era allocato nella sezione reclusione riservata ai condannati all'ergastolo o con pene elevate. L'uomo è stato beccato a usare un minuscolo apparecchio telefonico dagli agenti dell'articolazione regionale del Nucleo Investigativo Centrale (NIC) della Polizia Penitenziaria, nell'ambito di una più ampia inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna in collaborazione con la Squadra Mobile di Bologna e il supporto del Comando del Reparto di Polizia Penitenziaria di Ferrara.

Telefonini in carcere è reato. Le pene previste

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È stato L'articolo 391-ter c.p., introdotto dal nuovo decreto sicurezza 2020, ad elevare a rango di reato il comportamento di chi introduce telefonini in carcere (vedi anche Telefonini in carcere: è reato). In precedenza tale comportamento costituiva un semplice illecito disciplinare, sanzionato con le procedure interne agli istituti penitenziari. Adesso invece si rischia una (nuova) condanna penale. La pena prevista per il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti è quella della reclusione da uno a quattro anni. Nel caso in cui il colpevole è un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o un avvocato, il trattamento sanzionatorio è più severo, in quanto coincide con la reclusione da due a cinque anni.

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