La denuncia del Movimento forense: in ritardo il decreto che aggiorna i parametri, con la conseguenza dell'applicazione dei compensi previsti dall'ultimo decreto pubblicato nel 2018, uguali a quelli stabiliti nel 2014
uomini affari che fanno accordo

Compensi avvocati, i precedenti aggiornamenti

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L'urgente necessità di aggiornare i parametri per la liquidazione dei compensi degli avvocati: è uno dei cavalli di battaglia del Movimento forense. Come ha chiarito in più occasioni il Movimento col presidente Antonio La Lumia ed il suo vice, Alberto Vigani, l'aggiornamenti dei parametri per la liquidazione dei compensi è previsto dal decreto ministeriale n. 55 del 2014 ossia la legge professionale forense prevede che i parametri siano ogni due anni aggiornati, con decreto del ministro della Giustizia su proposta del Cnf. Igli aggiornamenti precedenti sono stati attualizzati fino al 2018. Tuttavia, scaduto da oltre un anno il termine per il rinnovo dell'ultimo intervento ministeriale il Cnf ha approvato la proposta di nuovi parametri trasmessi al ministero dopo una condivisione con i consigli dell'ordine, le unioni regionali e le associazioni forensi. In sintesi il decreto con l'aggiornamento, che dovrebbe avere cadenza biennale, è in ritardo di più di un anno e vengono applicati i compensi previsti dall'ultimo decreto pubblicato nel 2018, uguali a quelli stabiliti nel 2014.

Compensi avvocati, inibite le liquidazioni sotto la soglia minima

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Succede infatti (e da qui la denuncia) che i decreti succedutisi dal 2014 non hanno previsto cambiamenti nei valori che restano fermi al 2014. L'ultimo decreto del 2018 aveva introdotto una importante novità: con la riformulazione delle norme che prevedono la possibilità per il giudice di discostarsi dai valori medi, vengono inibite liquidazioni sotto la soglia minima. Così la norma ora prevede che la riduzione del valore medio non possa essere superiore al 50%. È stata colmata una lacuna che con la previsione dell'aumento del 50% per la redazione dei motivi aggiunti, afferma ancora il MF, ma è necessario introdurre dei correttivi dopo il decorso del biennio dall'approvazione del 2018 che il Cnf dovrà adesso predisporre. E le varie ipotesi sono state formulate.

Riallineare i parametri

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È improcrastinabile che il ministero ascolti il Cnf anche per allineare tutti i procedimenti di primo grado «attraverso lo sviluppo di tabelle indicando nei parametri previsti per il primo o il secondo grado del contenzioso civile, prescindendo si dall'autorità giudiziaria competente in via funzionale».

Indispensabile, come chiede il Movimento, e chiesto dal Cnf già nel febbraio 2017, accorpare i parametri previsti nei giudizi davanti al giudice di pace, Tribunale per le medesime fasce di valore da unificarsi in quella che avrebbe dovuto essere la nuova fase di primo grado anche in relazione alle modifiche della competenza del giudice di pace, ampliata per materie per valore.

Tuttavia non è più possibile mantenere i valori irrisori previsti per il contenzioso davanti al giudice di pace. Perché così si opera la discriminazione tra i valori liquidati per giudizi del medesimo valore davanti al giudice differenti. Secondo il Movimento servirà occorre anche riallineare in sede penale tutti i parametri in misura pari almeno al 20% degli attuali.
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Foto: 123rf.com
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