Dall'8 marzo più di 6 milioni di studenti potrebbero seguire le lezioni da casa, se i governatori regionali disporranno la sospensione delle attività in presenza
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Scuole: il nuovo dpcm 6 marzo

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La vita torna a complicarsi per gli studenti in questo anno scolastico travagliato. Il nuovo dpcm, in vigore dal prossimo 6 marzo stabilisce la chiusure delle scuola nelle zone rosse. Ma non solo: la didattica a distanza si applicherà anche nei territori dove il tasso di incidenza del virus è pari o superiore a 250 ogni 100mila abitanti. È prevista venerdì la riunione per decidere ed con un nuovo aggiornamento. In bilico ci sono 24 aree, ma è certa la chiusura nelle zone rosse, Basilicata e Molise in primis.

Così da lunedì 8 marzo secondo le proiezioni il numero di studenti a casa potrebbe raddoppiare rispetto agli oltre 3 milioni di alunni che dallo scorso 1° marzo risultano in dad (vedi anche Nuovo Dpcm 6 marzo: cosa prevede).

Scuola, cosa succede per zona

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Nelle zone rosse, dal 6 marzo, si prevede la sospensione dell'attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, anche le scuole dell'infanzia ed elementari. Rimane garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Nelle zone arancioni, è prevista in tre situazioni la chiusura delle scuole da parte dei presidenti di regione, ossia: nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti a causa delle presenza varianti, nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nel giro di 7 giorni e nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico. Nelle zone bianche le scuole di ogni ordine e grado restano aperte.

Scuola, contrarietà alle chiusure

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Una contrarietà alla chiusura delle scuole è stata espressa in Commissione parlamentare dalla ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, già ministro all'Istruzione. «Abbiamo provato a tenere aperte le scuole ovunque sia possibile - ha spiegato - non esiste divisione tra chi le vorrebbe aperte e chi chiuse. Sono un servizio essenziale, se viene tolto è una perdita per ragazzi e per le famiglie. Non ho condiviso molte cose della ministra Azzolina, ma ho apprezzato il suo sforzo per tenerle aperte più possibile».

E il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, sembra avere le idee chiare: «La scuola non ha mai chiuso, non chiude. Gli insegnanti sono sempre stati presenti - evidenzia - la parola Dad a me non piace, viene fatta solo in situazioni estreme, non è didattica a distanza, ma di ravvicinamento. Bisogna passare la piena dell'emergenza, siamo come di fronte a un fiume in piena. Abbiamo ristretto moltissimo le zone rosse. Nelle zone rosse non sono le scuole che chiudono ma tutte le attività che si devono fermare. La scuola va avanti con tutti i mezzi di cui disponiamo. Noi non siamo fermi, siamo sempre in collegamento con tutti i nostri ragazzi».

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