Il codice di deontologia medica impone ai sanitari di non abbandonare mai i propri pazienti, neanche in caso di prognosi infausta
medico con mani in testa per senso di colpa e stetoscopio

Obbligo di assistere il paziente

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L'articolo 39 del codice di deontologia medica impone a tutti i medici di prestare assistenza ai pazienti con prognosi infausta o con definitiva compromissione dello stato di coscienza.

I sanitari, infatti, anche di fronte a tale quadro clinico devono continuare ad assistere il malato e non possono abbandonarlo.

Volontà, dignità e qualità della vita

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Se il paziente si trova in condizioni terminali, l'opera del sanitario che non voglia incorrere in responsabilità deontologica deve essere improntata alla sedazione del dolore e al sollievo delle sofferenze.

Nel farlo, il medico deve tutelare sempre la volontà, la dignità e la qualità della vita dell'assistito.

Compromissione dello stato di coscienza del paziente

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Il codice deontologico non si ferma qui, ma va oltre occupandosi anche dell'ipotesi di definitiva compromissione dello stato di coscienza del paziente.

In tal caso il medico è tenuto a proseguire nella terapia del dolore e nelle cure palliative e ad attuare i trattamenti di sostegno delle funzioni vitali, almeno sino a che questi sono ritenuti proporzionati.

Nel farlo, in ogni caso, deve tenere conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento (Vai alla guida Il testamento biologico)

Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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Foto: 123rf.com
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