Era in scadenza il 31 gennaio, ma il ministero della Pubblica amministrazione ha prorogato lo smart working per i dipendenti pubblici, al 50%, fino al 30 aprile
parola smart intelligente su lavagna nera

Smart working per altri tre mesi

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Altri tre mesi di lavoro agile per i dipendenti della Pubblica amministrazione. A stabilirlo è un decreto della Funzione pubblica che allinea le regole sul lavoro nella PA ai tempi dello stato di emergenza. Senza la necessità di accordi individuali, almeno il 50% degli statali lavorerà da casa. Persiste la crisi dovuta all'emergenza coronavirus e così, il ministero della Pa ha ritenuto necessaria una proroga, considerando che mancano ancora i piani operativi per il lavoro agile, che dovevano disciplinare lo smart working e portare al 60% la cifra degli impiegati da remoto. Più tempo alle amministrazioni per avviare il passaggio verso lo smart working strutturale che fatica a decollare.

Smart working, i tempi stringono per la redazione del "Pola"

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Il prossimo 31 marzo scadrà il termine per la presentazione del Piano organizzativo del lavoro agile (il "Pola"), che dovrebbe introdurre in tutte le amministrazioni pubbliche un modello organizzativo misto tra lavoro da casa e lavoro in presenza. Le amministrazioni pubbliche, entro il 31 gennaio di ciascun anno (a partire dal 2021), redigono, sentite le organizzazioni sindacali, il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA), quale sezione del Piano della performance. È stato il decreto Milleproroghe a far slittare la data al 31 marzo, spostandola di due mesi. Compito del piano è individuare le modalità attuative del lavoro agile prevedendo, per le attività che possono essere svolte da remoto, che almeno il 60 per cento dei dipendenti possa avvalersene, garantendo che gli stessi non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

Per promuovere l'attuazione del lavoro agile, il POLA definisce le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, anche dirigenziale, e gli strumenti di rilevazione e di verifica periodica dei risultati conseguiti, anche in termini di miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dell'azione amministrativa, della digitalizzazione dei processi, nonché della qualità dei servizi erogati, anche coinvolgendo i cittadini, sia individualmente, sia nelle loro forme associative. In caso di mancata adozione del POLA, il lavoro agile si applica almeno al 30 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano.

L'Osservatorio nazionale sul lavoro agile

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È la ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone che fa pressing sui sindacati per avere un serio confronto sulla future regole. Un percorso accidentato per via della crisi di governo. Dadone intanto ha nominato i componenti dell'Osservatorio nazionale del lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni e i membri della Commissione tecnica a supporto dell'Osservatorio. Come chiarisce l'articolo 263 della legge di conversione del Decreto Rilancio, il mandato dei componenti dell'osservatorio avrà durata triennale ed è rinnovabile una sola volta. La partecipazione è a titolo gratuito, e non sono previsti emolumenti, compensi, indennità o rimborsi di spese.

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