In attesa delle decisioni sui ricorsi sul taglio dei vitalizi, ecco le ragioni a sostegno e contrarie al ricalcolo e chi si pronuncerà su di esse
Uomo che taglia una banconota

di Valeria Zeppilli - I vitalizi dei parlamentari, nel 2018, sono stati tagliati con due provvedimenti, uno preso dalla Camera e l'altro dal Senato, che sono subito entrati a far parte della storia.

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Ciò, tuttavia, non solo per i risultati raggiunti ma anche per le innumerevoli proteste che hanno sollevato.

Taglio dei vitalizi: i ricorsi

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A scagliarsi contro il taglio dei vitalizi sono stati non tanto i nuovi parlamentari, "rassegnati" all'idea di non maturare mai il diritto al pagamento del relativo assegno, quanto coloro che questo diritto hanno già maturato e che protestano contro la sua riduzione per effetto del calcolo contributivo e non più retributivo dell'ammontare dell'erogazione.

Alla base della "rivolta" la asserita violazione di un diritto acquisito.

Vitalizi: sono un diritto acquisito?

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Per comprendere se i vitalizi possono essere considerati un diritto acquisito, soffermiamoci brevemente proprio su tale ultimo concetto.

I diritti acquisiti, noti anche come diritti quesiti, sono dei diritti che sono entrati a far parte del patrimonio personale di un soggetto. Per tale ragione, gli stessi non possono essere modificati, neanche da una successiva norma di legge.

L'esempio tipico di diritto acquisito è quello del lavoratore alla retribuzione relativa a una prestazione lavorativa già resa.

Gli ex parlamentari che si scagliano oggi contro il taglio dei vitalizi fanno leva proprio su questo: il loro diritto a ottenere il calcolo dell'assegno con il vecchio sistema sarebbe ormai entrato a far parte della loro sfera individuale e non potrebbe essere più in nessun modo modificato.

Vitalizi: il taglio è legittimo?

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Tuttavia, su questo aspetto non c'è affatto unanimità di vedute. I vitalizi possono essere considerati davvero un diritto acquisito?

Da un lato ci sono molte voci, di ex parlamentari ma non solo, per le quali la risposta non può che essere sì e che ritengono che il taglio dei vitalizi sia anticostituzionale, violando il principio di non retroattività.

Per altrettanti la risposta non può che essere no: è diritto quesito solo quello a ottenere l'assegno del vecchio importo per le rate già maturate e non per quelle ancora da maturare.

Per tornare al confronto con la retribuzione, basta considerare che il lavoratore ha diritto a che la stessa sia di un determinato ammontare solo per quanto riguarda le prestazioni già rese, non per quelle ancora da rendere: una certa voce retributiva, infatti, potrebbe essere legittimamente soppressa dal contratto collettivo che la ha prevista, andando a ridimensionare la quantificazione complessiva del trattamento.

Taglio dei vitalizi: la posizione della Consulta

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Quest'ultima posizione trova un avallo nella giurisprudenza della Corte costituzionale che, già nel 2002, con la sentenza numero 446, ha affermato che "il legislatore può - al fine di salvaguardare equilibri di bilancio e contenere la spesa previdenziale - ridurre trattamenti pensionistici già in atto", e che "il diritto a una pensione legittimamente attribuita (in concreto e non potenzialmente) - se non può essere eliminato del tutto da una regolamentazione retroattiva che renda indebita l'erogazione della prestazione - ben può subire gli effetti di discipline più restrittive introdotte non irragionevolmente da leggi sopravvenute".

Può essere citata, poi, anche la sentenza della Consulta n. 316/2010, per la quale spetta al legislatore, "sulla base di un ragionevole bilanciamento dei valori costituzionali, dettare la disciplina di un adeguato trattamento pensionistico, alla stregua delle risorse finanziarie attingibili e fatta salva la garanzia irrinunciabile delle esigenze minime di protezione della persona".

Taglio dei vitalizi: il ricorso dei 2mila ex parlamentari

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In ogni caso, sono circa 2mila gli ex parlamentari che hanno fatto ricorso contro la decisione della Camera di appartenenza di ricalcolare il loro vitalizio utilizzando il metodo contributivo in luogo di quello retributivo, gridando all'ingiustizia e all'illegittimità costituzionale della scelta.

Le ragioni degli interessati sono già state ascoltate e la decisione sulla loro posizione potrebbe arrivare entro la fine del mese.

Taglio dei vitalizi: chi decide?

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La questione, in base al principio di autodichia, è affidata a due organismi parlamentari interni che si pronunceranno in qualità di organo giurisdizionale di prima istanza: il Consiglio di giurisdizione per la Camera e la Commissione contenziosa per il Senato.

In particolare, la riunione della Consiglio è prevista per il 12 febbraio, mentre quella della Commissione del Senato per il giorno 20 successivo.

Vitalizi: stessa sorte per ex deputati ed ex senatori?

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Tecnicamente, da tali riunioni potrebbero emergere posizioni differenti e quindi la sorte degli ex deputati e degli ex senatori non sarà necessariamente la stessa, dato che i due organismi deputati alla decisione godono di ampia autonomia.

In concreto, però, difficilmente accadrà che l'uno non terrà conto della posizione dell'altro.

Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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(10/02/2020 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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