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Blocco navale

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Blocco navale: cos'è e come funziona. Cosa si intende per blocco navale in materia di immigrazione. Legittimità o meno della misura
navi militari ancorate in un porto

Avv. Marco Sicolo - L'espressione blocco navale fa riferimento, in senso tecnico, a una particolare operazione di carattere militare, che ha come scopo quello di impedire le partenze e gli arrivi di imbarcazioni nei porti e sulle coste di un determinato Stato.

Tale misura può essere adottata, in determinati casi, a titolo di legittima difesa nei confronti di uno Stato aggressore, al fine di ristabilire la pace. In questo senso, il blocco navale può essere intrapreso solo per decisione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (cfr. artt. 39-42 dello Statuto delle Nazioni Unite).

  1. Il blocco navale in tema di immigrazione
  2. Come funziona il blocco navale
  3. Legittimità del blocco navale
  4. Divieto di transito delle navi e sbarchi irregolari

Il blocco navale in tema di immigrazione

Di blocco navale si sente parlare spesso anche nelle cronache quotidiane, con riferimento alla tematiche legate al fenomeno dell'immigrazione.

In questo senso, l'espressione blocco navale viene usata in senso più ampio, per indicare tutte quelle misure finalizzate ad evitare la partenza di imbarcazioni da un Paese ove è in atto un massiccio fenomeno migratorio in direzione di altri Stati.

Nei confronti delle imbarcazioni già in navigazione, il blocco mira ad impedirne l'approdo nei porti e sulle coste dello Stato che lo ha disposto.

Inteso in questo senso, il blocco navale rappresenta una misura, per certi versi estrema, che può essere deliberata nell'ambito delle politiche sull'immigrazione osservate da un dato Paese.

In Italia, specie negli ultimi anni, se ne è sentito spesso parlare, come ipotesi per frenare gli ingenti flussi migratori provenienti dall'Africa (si pensi ai casi della Nave Diciotti o delle navi ONG Sea Watch 3, Alan Kurdi, Open Arms).

Come funziona il blocco navale

Il blocco navale, inteso nel senso più esteso appena descritto, può essere attuato, ad esempio, con uno schieramento di navi militari su più livelli: in prossimità delle coste del Paese straniero, in altura e davanti alle coste di propria competenza.

Per impedire l'avanzamento delle navi straniere e il loro ingresso in porto possono essere eseguite manovre dissuasive, come la navigazione secondo cerchi concentrici di raggio sempre più ridotto attorno all'imbarcazione indesiderata.

L'utilizzo di simili strategie è stato effettivamente sperimentato dal nostro Paese sul finire del secolo scorso, nel periodo in cui era in atto un altro massiccio fenomeno migratorio in direzione del nostro territorio, originato dalle coste dell'Albania. Nell'ambito di tali operazioni si verificarono anche incidenti marittimi di non poco conto.

Legittimità del blocco navale

Nelle cronache più recenti, come detto, la misura del blocco navale è stata evocata da alcune forze politiche come possibile rimedio all'immigrazione proveniente dal nord Africa.

Ciò ha suscitato animati dibattiti, tuttora persistenti, circa la legittimità del blocco navale operato da una singola nazione.

Al proposito, appaiono confliggenti, principalmente, le esigenze di salvaguardia dell'ordine pubblico del Paese che intenderebbe attuare il blocco e, di contro, i doveri relativi al salvataggio marittimo propri del diritto del mare e sanciti dalla Convenzione di Amburgo del 1979 (c.d. Convenzione SAR).

Divieto di transito delle navi e sbarchi irregolari

I sostenitori della legittimità del blocco navale, in particolare, fanno leva su alcune norme di carattere nazionale e sovranazionale, che sembrano lasciare spazio alla possibilità di adottare lecitamente un simile provvedimento.

Nello specifico, si tratta dell'art. 83 del Codice della Navigazione, in base al quale è in facoltà del Ministro dei Trasporti e della Navigazione limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico.

Per quanto attiene al diritto internazionale, appare pertinente l'art. 19 della Convenzione di Montego Bay del 1982, ratificata anche dall'Italia, secondo cui il diritto di ogni nave al passaggio inoffensivo attraverso il mare territoriale viene meno quando il passaggio arrechi pregiudizio al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero.

Ciò avviene, secondo tale norma, anche nel caso in cui una nave sia impegnata nello sbarco di persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero.

A questo proposito, è stato notato, ogni valutazione riguardo alla legittimità o meno degli sbarchi (e delle eventuali misure di blocco navale) dovrebbe tenere in debita in considerazione anche quanto disposto dalle vigenti Convenzioni internazionali in tema di diritto d'asilo per i rifugiati.

(17/11/2019 - Marco Sicolo) Foto: 123rf.com
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