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Riaprire le case chiuse: la proposta

C'è un disegno di legge della Lega che chiede nuovamente la legalizzazione della prostituzione e la riapertura delle case di piacere
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di Gabriella Lax - Riaprire le case di piacere e legalizzare la prostituzione. Dopo anni di dibattiti, falsi moralismi e inibizioni, la Lega ci riprova e presenta un disegno di legge in cui chiede la legalizzazione della prostituzione e la riapertura delle case chiuse. Gli obiettivi previsti sono due: da un lato, legalizzare un fenomeno che potrebbe far arrivare nuovi profitti allo Stato grazie alla tassazione dei redditi, dall'altro avrebbe come scopo combattere l'esercizio della professione secondo le modalità vigenti, cioè vietare per legge la pratica all'interno dei luoghi pubblici.

Il ddl per la riapertura delle case chiuse

Il disegno di legge è stato presentato a Palazzo Madama lo scorso 7 febbraio dal senatore Gianfranco Rufa, secondo il quale si tratterebbe di «un gesto di civiltà nei confronti delle prostitute che si trovano per strada, per il decoro e l'immagine delle stesse strade». Basti pensare agli introiti derivanti dalla tassazione delle prostitute in caso di regolarizzazione. Si tratterebbe di una normativa che, secondo Rufa riprende quello a prima firma Bitonci presentato alla Camera il 5 aprile dell'anno scorso.

La proposta, come riporta Adnkronos, punta all'abrogazione dei primi due articoli della legge Merlin e prevede il via libera all'esercizio della prostituzione nelle abitazioni private, di conseguenza vietandolo «in luoghi pubblici o aperti al pubblico» e prevede l'istituzione nelle questura di un registro a cui sono tenute a iscriversi tutte le persone interessate a esercitare il mestiere.

Cosa prevede ancora la proposta: ci saranno multe da mille a diecimila euro per chi esercita la prostituzione in luogo pubblico e per chiunque ricorre alle prestazioni sessuali delle prostitute che esercitano in strada.

Si inaspriscono le sanzioni per chi compie atti sessuali con un minore in cambio di denaro e nei casi dei reati di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

Ad essere tutelata, grazie alle nuove norme, sarebbe anche la salute di chi sceglie di prostituirsi: «Chiunque esercita la prostituzione - viene chiarito - è tenuto a sottoporsi ad accertamenti sanitari ogni sei mesi e a esibire, a richiesta dell'autorità sanitaria o di polizia, l'ultima certificazione sanitaria ottenuta». Infine, per la tutela della salute pubblica, «chiunque esercita la prostituzione è tenuto a interromperne l'esercizio nell'ipotesi di accertamento positivo di patologie a trasmissione sessuale».

Per quanto riguarda poi i redditi derivanti dall'esercizio della prostituzione essi saranno soggetti a un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi determinata con decreto del ministro dell'Economia e delle finanze, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

In Veneto, il progetto di legge per regolarizzare la prostituzione

Fa discutere in queste ore anche il progetto di legge di iniziativa statale, approdato in Consiglio regionale del Veneto che punta a regolamentare la prostituzione, istituendo appositi (anche in questo caso, nds) albi di iscrizione registrati nei Comuni, con l'identità di chi pratica questa attività.

La regolarizzazione prevede la possibilità di esercitare la prostituzione anche in «forme associate» ma senza turbare «la quiete, la sicurezza, e l'ordine pubblico».

Si tratta di quindici articoli che prevedono, da parte delle prostitute, il pagamento degli oneri per sanità, previdenza e fisco. Obbligatorio un certificato di idoneità sanitaria e l'obbligo di totale riservatezza sull'identità dei clienti.

(15/02/2019 - Gabriella Lax)

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