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Cannabis libera: presentato il ddl

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L'iniziativa è del senatore Mantero che propone un disegno di legge per legalizzare coltivazione, lavorazione e vendita delle droghe leggere. Le novità del ddl cannabis libera
insegna negozio di cannabis con sopra scritto aperto

di Gabriella Lax - Un disegno di legge per legalizzare coltivazione, lavorazione e vendita delle droghe leggere. A pensarci è stato un disegno di legge presentato a palazzo Madama dal senatore del Movimento 5 Stelle Matteo Mantero e anticipato sul suo profilo Facebook.

  1. Cannabis libera: cosa propone il ddl
  2. Cannabis legale più salutare di quella in nero tagliata con sostanze nocive
  3. Cannabis libera, coltivazione e detenzione

Cannabis libera: cosa propone il ddl

La proposta (sotto allegata) prevede «la possibilità di coltivare fino a 3 piante femmine in casa propria o in forma associata - per un massimo di 30 soci - e di detenere fino a 15 grammi di sostanza presso il proprio domicilio e 5 grammi fuori. Prevede inoltre di regolamentare il mercato della cannabis a basso contenuto di thc (la cosiddetta light) consentendo la vendita per uso alimentare e innalzando il contenuto di thc delle infiorescenze fino all'1%» si legge da Facebook.

Il senatore pentastellato, dati alla mano, chiarisce che «oltre il 70% degli italiani sarebbe concorde a legalizzare l'utilizzo di questa sostanza» prendendo poi ad esempio i paesi che hanno fatto grandi passi verso la legalizzazione: l'Olanda, la Spagna, il Canada e diversi membri degli Stati Uniti d'America, a cui si è aggiunta, dal 1° gennaio 2019, anche la California. «La loro esperienza - spiega - dimostra che il numero di utilizzatori non cresce dopo la legalizzazione ma porta anzi ad un lieve calo».

Cannabis legale più salutare di quella in nero tagliata con sostanze nocive

Sempre dati alla mano, Mantero riferisce come, nel nostro Paese, ogni anno, circa 5 milioni di persone fanno uso di hashish o marijuana, essendo illegale coltivarla a casa propria queste persone sono costrette a rivolgersi al mercato nero. Il 91% dei campioni prelevati per uno studio ha mostrato come la maggior parte dei prodotti che si trovano sul mercato illegale è contaminato. L'erba viene "tagliata" con sostanze di vario tipo allo scopo aumentarne il peso ed avere più profitti, ma anche per aumentare l'effetto psicotropo o per rendere più belli i fiori. Nei campioni sono stati trovati ammoniaca, lacca, lana di vetro, piombo, alluminio, ferro, cromo e cobalto; senza considerare che, essendo la cannabis è una pianta "spazzina" in grado di drenare inquinanti dai terreni - molto spesso è utilizzata per le bonifiche. Dunque fumare questi prodotti fa male. Le stesse considerazioni si possono fare per la cosiddetta cannabis light, utilizzare quella in vendita negli shop al posto di quella presente sul mercato illegale è molto più sicuro per la salute pubblica e rappresenta un danno per la criminalità. «Paradossalmente - evidenzia il senatore - sarebbe ancora più sicuro se fosse consentito l'uso di questa sostanza a fini alimentari o erboristici perché ovviamente le infiorescenze dovrebbero rispettare standard produttivi diversi, ancora più stringenti». Da considerare infine il report della Direzione Nazionale Antimafia che, nella sua relazione annuale del 2015, diceva che dalla cancellazione del reato di produzione e vendita delle droghe leggere, che rappresenta più della metà del mercato degli stupefacenti, il risparmio generato ammonterebbe a quasi 800 milioni di euro, in seguito alle minori spese tra magistratura, carcerari e quelle relative all'ordine pubblico ed alla sicurezza. Risorse economiche e finanziarie che potrebbero essere spostate al contrasto alle droghe pesanti, come cocaina, eroina e droghe sintetiche, queste sì realmente pericolose.

Cannabis libera, coltivazione e detenzione

L'articolo 1 coltivazione in forma personale e associata di cannabis, al comma 1, intervenendo sull'articolo 26 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, di seguito « testo unico », inserisce la coltivazione in forma personale e associata di cannabis tra le fattispecie lecite, come condotta non sottoposta ad alcun regime autorizzatorio. Grazie a questo articolo si legalizza la coltivazione della cannabis a scopi cosiddetti ricreativi (e la conseguente detenzione del prodotto da essa ottenuto) a determinate condizioni ed entro precisi limiti, concernenti sia i requisiti soggettivi (persone maggiorenni), sia i quantitativi ammissibili (tre piante di sesso femminile); se ne consente inoltre la coltivazione in forma associata, attraverso enti senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a trenta. È possibile associarsi a uno solo di questi enti, pena la cancellazione d'ufficio da tutti quelli cui il soggetto risulta iscritto e, in ogni caso, la decadenza dal diritto di associarsi per i cinque anni successivi alla data di accertamento della violazione.

L'articolo 2 sulla detenzione personale di cannabis capovolge l'attuale impostazione per consentire alle persone maggiorenni la detenzione di una piccola quantità di cannabis (5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio), non subordinata ad alcun regime autorizzatorio. Saranno sanzionabili le condotte, anche se aventi ad oggetto la cannabis in quantità inferiori ai limiti stabiliti, per le fattispecie previste dall'articolo 73 (ad esempio, il piccolo spaccio). Viene disciplinata la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa ottenuti per finalità terapeutiche (non di prodotti medicinali contenenti derivati naturali o sintetici della cannabis, su cui già esiste una specifica disciplina), previa prescrizione medica e comunque nel limite quantitativo massimo indicato nella prescrizione medesima. Vale poi un principio generale di esclusione dell'assunzione (fumo) di prodotti derivati dalla cannabis in luoghi pubblici, aperti al pubblico e in ambienti di lavoro, pubblici e privati.

Infine, l'articolo 6 (Destinazione delle risorse finanziarie) stabilisce al primo comma che i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie risultanti dalla violazione dei limiti e delle modalità previsti per la coltivazione e per la detenzione di cannabis, siano interamente destinati a interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e a tossicodipendenti.

ddl-cannabis-libera
(10/01/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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