Il patto leonino è un istituto vietato dall'art. 2265 c.c. perché si pone in contrasto con le finalità tipiche delle società, ossia la divisione di utili e perdite. Il patto leonino è vietato anche nelle società tra professionisti

Cos'è il patto leonino

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Il patto leonino è una clausola negoziale che può far parte di un patto parasociale o di un atto costitutivo, con cui si stabilisce l'esclusione di alcuni soci dalla partecipazione agli utili o l'esclusione degli stipulanti dalla partecipazione alle perdite. Trattasi quindi, come appare chiaro, di un accordo che riguarda il mondo delle società, siano esse di persone o di capitali.
Origine del termine
Il patto leonino ha origine da una favola di Fedro, che nel narrare la storia di una società di animali, mette in evidenza il fatto che il leone, proprio perché il più forte rispetto agli altri, dall'accordo, è quello che ottiene più vantaggi e meno svantaggi. La favola, proprio per questo, si apre con parole di sfiducia verso questo animale. Un esempio insomma significativo dei rapporti di forza che possono essere presenti all'interno delle società, che la legge però vieta.

Il divieto del patto leonino

L'art. 2265 del codice civile considera infatti nullo il patto leonino. Questo perchè si pone in evidente contrasto con quello che è l'obiettivo tipico delle società, ossia la partecipazione agli utili e alle perdite. La sua collocazione all'interno della normativa dedicata alla società semplice, secondo la dottrina prevalente, non ne esclude l'applicabilità a quelle di capitali, considerato che anche in esse, la finalità societaria è la medesima.

Ambito di applicazione del divieto del patto leonino

Occorre tuttavia fare un distinguo in relazione alle società per azioni. Come ben sappiamo nelle società di capitali la figura del socio non ha la stessa rilevanza che riveste nelle società di persone. Esso è in sostanza rappresentato nella società dal numero e dal tipo di azioni che possiede.
Ragion per cui il patto leonino in una S.p.a. avrà come obiettivo non tanto l'esclusione del socio come persona fisica da utili e perdite, quanto piuttosto i titoli azionari posseduti dallo stesso.

Ragione del divieto del patto leonino

La ratio del divieto del patto leonino è spiegata molto chiaramente nell'ordinanza n.17500/2018 (sotto allegata) della Corte Cassazione: "La ratio del divieto di patto leonino risiede nel preservare la purezza della causa societatis, cui vanno ricondotte tutte quelle diffuse opinioni secondo cui una diversa regolamentazione, tale da escludere del tutto un socio dagli utili o dalle perdite, finirebbe per contrastare con il generale interesse alla corretta amministrazione delle società, inducendo il socio a disinteressarsi della proficua gestione (anche intesa con riguardo all'esercizio dei suoi diritti amministrativi) e non prodigarsi per l'impresa, quando non, addirittura, a compiere attività avventate o non corrette L'esclusione dalle perdite o dagli utili, quale situazione assoluta e costante, deve cioè riverberarsi sullo status del socio. Infatti, perché il limite all'autonomia statutaria dell'art. 2265 cod. civ. sussista è necessario che l'esclusione dalle perdite o dagli utili costituisca una situazione assoluta e costante. Assoluta, perché il dettato normativo parla di esclusione da ogni partecipazione agli utili o alle perdite, per cui una partecipazione condizionata (ed alternativa rispetto all'esclusione in relazione al verificarsi, o non della condizione) esulerebbe dalla fattispecie preclusiva. Costante perché riflette la posizione, lo status, del socio nella compagine sociale, quale delineata nel contratto di società. Dunque, l'esclusione dalle perdite o dagli utili, in quanto qualificante lo status del socio nei suoi obblighi e nei suoi diritti verso la società e la sua posizione nella compagine sociale, secondo la previsione dell'art. 2265 cod. civ., viene integrata quando il singolo socio venga per patto statutario escluso in toto dall'una o dall'altra situazione o da entrambe."
Dalla sentenza pare emergere che il patto leonino è vietato solo quando esclude totalmente determinati soci dalle perdite o dagli utili. In realtà è nullo anche quel patto che, nello stabilire una diversa misura di partecipazione dei soci agli utili o alle perdite, che è legittima in linea generale, si pone però la finalità di fare gravare le perdite solo su certi soci, a tutto vantaggio di altri.

Nullità del patto leonino

Il patto leonino è quindi nullo sia nel momento in cui è inserito nell'atto costitutivo della società che in un patto para-sociale collegato. In ogni caso, la sua previsione determina solo la nullità della clausola, non dell'intero contratto societario, che resta valido.

La legge sancisce la nullità del patto leonino perché in palese contrasto scopo tipico delle società enunciato dall'art. 2247 c.c ovvero "Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica, allo scopo di dividerne gli utili."

Effetti della nullità

La previsione del patto leonino all'interno di un contratto sociale o parasociale produce effetti sia nei confronti dei soci che di soggetti terzi.

  • Nel rapporto tra soci, se nel contratto sociale le parti inseriscono una clausola che esclude uno o più soci da utili o perdite allora, al posto del patto leonino nullo deve ritenersi applicabile il criterio contenuto nell'art. 2263 c.c. il quale dispone nello specifico che: "1. Le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non è determinato dal contratto, esse si presumono eguali. 2. La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, se non è determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità 3. Se il contratto determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, nella stessa misura si presume che debba determinarsi la partecipazione alle perdite."
  • Qualora la clausola preveda la sola esclusione dagli utili, se i soci non qualificano diversamente l'accordo, allora in contratto sociale è nullo.
  • Se invece il patto prevede l'esclusione solo dalle perdite allora l'intero contratto è nullo.

Il patto leonino non crea problemi solo ai soci, ma anche ad altri soggetti estranei alla compagine societaria. Il notaio ad esempio che riceve un atto costitutivo che al suo interno contenga un patto leonino, ai sensi dell'art. 28 della legge notarile, può andare incontro a una condanna. Questi pubblici ufficiali non possono infatti ricevere atti che contrati alle legge, all'ordine pubblico o al buon costume.

Patto leonino e società tra professionisti

Del patto leonino si è occupato anche il notariato nell'interessante studio n. 224/2014 (sotto allegato) di qualche anno fa. Anche in relazione all società tra professionisti il Notariato ha precisato che, soprattuto nelle società multiprofessionali, l'esigenza di adottare discipline diverse di diritti e di doveri dei vari soci è legittima. In ogni caso tali diversità di trattamento non possono dare origine a un patto leonino, che quindi deve ritenersi vietato anche in questa topologia societaria.

Cassazione -ordinanza n.17500- 2018
Studio n. 224-2014.pdf

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