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Reato di falso per chi espone la riproduzione del pass invalidi

Affinché si configuri il reato, tuttavia, non è sufficiente la mera riproduzione fotostatica dell'originale ma è necessario che il permesso si presenti e sia utilizzato come autentico
invalido handicap disabile

di Valeria Zeppilli – Fotocopiare il permesso di parcheggio riservato agli invalidi concesso a un parente ed esporlo sul cruscotto della propria auto integra un comportamento tale da configurare il reato di falsità materiale commessa dal privato in autorizzazioni amministrative.

Proprio per tale reato un uomo, colpevole di aver riprodotto il pass rilasciato alla madre, è stato infatti di recente condannato in via definitiva con la sentenza numero 32366/2018 della Corte di cassazione qui sotto allegata.

Apparenza e uso dell'originale

Attenzione però: in base all'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, affinché si configuri il reato è necessario che il documento esposto sul proprio cruscotto "abbia l'apparenza e sia utilizzato come originale, non presentandosi come mera riproduzione fotostatica".

La vicenda

Nel caso di specie, nel corso del giudizio di merito era emerso che l'imputato aveva esposto sul cruscotto della propria auto una riproduzione plastificata e a colori del pass originale rilasciato alla madre e non una semplice fotocopia.

Si è quindi in presenza di tutti gli elementi necessari perché possa dirsi configurato il reato di falsità materiale commessa dal privato in autorizzazioni amministrative, contestato all'imputato e per il quale gli era già stata inflitta una condanna in sede di merito.

A confutarla non è valso nemmeno il tentativo dell'uomo di far rilevare che, in realtà, i giudici del merito non avevano adeguatamente considerato le dichiarazioni del testimone di polizia giudiziaria che, nel corso del dibattimento, aveva riferito che il permesso era palesemente contraffatto. Nella sentenza impugnata si afferma infatti chiaramente, con riferimento al pass contraffatto, che "la qualità decettiva è ictu oculi verificabile".

Corte di cassazione testo sentenza numero 32366/2018
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(20/07/2018 - Valeria Zeppilli)
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