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Lavoratori in nero, sono 3,3 milioni in Italia

L'indagine della Cgia di Mestre fa luce sul fenomeno dei lavoratori invisibili per Inps e per il Fisco con le gravi conseguenze che ciò comporta
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di Gabriella Lax – Sono 3,3 milioni i lavoratori invisibili. Persone che, ogni giorno si recano a lavorare nei campi, nei capannoni, nelle fabbriche ma che per l'Istituto nazionale di previdenza non esistono, sono sconosciuti. Sono fantasmi anche per il Fisco, con le gravissime conseguenze che ciò comporta. A portare a galla questi dati ci ha pensato una indagine della Cgia di Mestre.

Sono 3,3 milioni i lavoratori sconosciuti a Fisco ed Inps

L'esercito dei lavoratori in nero porta con sé un fatturato di 77,3 miliardi, che toglie al Fisco un gettito di 42,6 miliardi di euro, cifra pari a oltre il 40% dell'evasione di imposta annua stimata dai tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze. Quest'ultimo sottolinea come l'evasione di imposta in Italia è pari a circa 100 miliardi di euro all'anno Da qui l'appello della Cgia per un ritorno ai voucher in modo da contenere il fenomeno.

Accanto ai voucher, per la Cgia, serve abbassare le tasse e i contributi previdenziali, in modo da ridurre il carico amministrativo e daincentivare le misure dissuasive e di stimolo all'emersione, sostenendo l'attività di controllo eseguita dagli organi preposti. Ruolo non meno importante lo avrebbe l'educazione, in tutti gli ambiti sociali, per promuovere la cultura della legalità.

Lavoro in nero, Calabria regina dei "sommersi"

Il record negativo, per quanto riguarda il lavoro sommerso, va, ancora una volta, alle regioni del Sud, con un primato della Calabria ed i suoi146mila lavoratori in nero, ma un'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9 per cento. Dunque sono 1,6 miliardi di euro di mancate entrate per lo Stato dalla Calabria. Secondo posto per la Campania che con 382.900 unità di lavoro irregolari 'produce' un Pil in 'nero' che pesa su quello ufficiale per l'8,8 per cento. Le tasse che mediamente vengono a mancare in Campania ammontano a 4,4 miliardi di euro all'anno. Poi c'è la Sicilia: con 312.600 irregolari e un peso dell'economia sommersa su quella complessiva pari all' 8,1 per cento, le imposte e i contributi non versati sfiorano i 3,5 miliardi di euro all'anno.

Fanalino di coda del lavoro nero è il Veneto i 199.400 lavoratori in nero 'causano' 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso (pari al 3,8 per cento del Pil regionale) che sottraggono al fisco quasi 2,9 miliardi di euro.

Lavoro in nero, le conseguenze

A pagare le conseguenze per il sommerso, non è solo il datore di lavoro. Si ricorda, infatti, che anche il lavoratore in nero, può rischiare molto. Se, ad esempio, ha dichiarato alle autorità competenti il proprio stato di disoccupazione o, addirittura, percepisca apposita indennità. Le autorità che effettuano i controlli, infatti, hanno l'obbligo di segnalare il lavoratore occupato in nero alla Procura della Repubblica. E se emerge che il dipendente ha reso all'Inps o al Centro per l'Impiego la dichiarazione sul proprio status di disoccupato, il rischio è una condanna per il reato di "Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico" ex art. 483 del codice penale (che comporta la pena della reclusione fino a due anni).

Se poi, oltre ad aver dichiarato un inesistente stato di disoccupazione, il lavoratore in nero abbia percepito anche l'indennità di disoccupazione (o altri ammortizzatori sociali), il pericolo è vedersi addebitata l'indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato ex art. 316-ter c.p., che può comportare il carcere (fino a 3 anni) o la multa fino a 25.822 euro (laddove la somma indebitamente percepita sia inferiore a 3.999,96 euro). Non solo. Lo stesso decade dai benefici e può andare incontro alla restituzione delle somme percepite da parte dell'Inps o di altro ente oltre al risarcimento del danno.

Leggi Lavoro nero: sanzioni anche per i lavoratori

(09/07/2018 - Gabriella Lax)
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