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Giovani italiani, a casa dei genitori fino a 35 anni

I dati del Rapporto Giovani 2018 presentati dall'istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l'università Cattolica di Milano
sorpresi stupore stupiti bamboccioni ops incredibile

di Gabriella Lax - In casa coi genitori almeno fino a 35 anni, con un'istruzione che fa acqua, fatica a trovare un lavoro, delusi dalla politica ma pronti all'impegno sociale e, nello stesso tempo, estremamente critica verso l'immigrazione e poco propensa ad abbracciare una religione.

Questo lo specchio di una generazione nei dati riportati a Lamezia Terme, nella presentazione del Rapporto Giovani 2018 dell'Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l'università Cattolica di Milano, basato su un campione rappresentativo di 3034 persone, di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Come chiarisce l'Osservatorio giovani, traspaiono elementi di rassegnazione, disillusione e distacco, tuttavia c'è anche voglia di fare per il sociale poiché il 73,8% degli intervistati ritiene che sia ancora possibile impegnarsi in prima persona nella società. Oltre il 67,7% si dichiara predisposto positivamente al cambiamento. Per quanto riguarda il passaggio alla vita "adulta" sotto la lente d'ingrandimento ci sono le tematiche di lavoro, autonomia e le scelte di vita a partire dalla scuola e dalla formazione insieme ai valori in salute e quelli declinanti; i sistemi formativi e di orientamento; l'importanza delle soft skills; la domanda di rappresentanza e orientamento politico; la vita nella rete e i disvalori dell'hate speech; l'immigrazione e multiculturalismo; la coppia e la genitorialità; la fede e i valori religiosi.

Formazione e ambizioni, i giovani e i loro coetanei europei

Il Rapporto conferma quindi lo stato assai poco brillante della formazione scolastica e le gravi carenze che sussistono tra i giovani e la scuola. Mentre, in altri paesi, la scuola rappresenta un elemento fondamentale per i successivi rapporti con la società e mondo del lavoro. In Italia è diffusa su questo fronte la sfiducia tra le nuove generazioni, considerato il dato che metà dei giovani tra i 15 e i 34 anni che hanno concluso gli studi non ha un'occupazione dopo un anno. E la bassa preparazione scolastica genera terreno non fertile per il successivo inserimento nel mondo del lavoro.

Sulle aspirazioni professionali e la loro realizzazione, a livello europeo sono i tedeschi (39,6%) e gli spagnoli (36,7%) a esprimere maggiori certezze, seguono il 31,3% dei britannici, il 28,8% dei francesi e meno di 1 italiano su 4 (22,5%). Viceversa, i nostri giovani spiccano (40,7%) insieme a spagnoli (35,3%) e francesi (33,6%) tra quelli che dichiarano di avere sì delle aspirazioni professionali definite, ma non sanno se riusciranno a realizzarle. Dato preoccupante è il numero dei giovani disorientati, che non sanno quale percorso professionale prendere o che non ci vogliono nemmeno pensare, che rappresentano insieme una quota consistente degli intervistati italiani (26,8%), francesi (25,4%) e britannici (23,4%).

I giovani sull'immigrazione

Dovrebbe essere gestita meglio: più del 70% dei giovani intervistati ritiene che l'atteggiamento generale degli italiani nei confronti degli immigrati sia prevalentemente diffidente e ostile; la stessa percezione riguardava il 57% nel confronto coi dati del 2015. Il timore della concorrenza lavorativa degli immigrati non risulta comunque più forte rispetto al prolungamento della permanenza dei lavoratori più anziani e alla crescente automazione nei processi produttivi. L'atteggiamento verso gli stranieri regolari presenti in Italia, ha una valutazione largamente positiva (solo uno su tre pensa che la loro presenza peggiori la sicurezza e l'economia del paese).

I giovani e la politica

Delusi e lontani dalla politica per il 40% degli intervistati; il 52,5% non si riconosce nella distinzione tra destra e sinistra e solo il 35% aderisce ad un partito o movimento. Più in alto in classifica i 5 Stelle che trova la sufficienza del 30% degli intervistati. L'altro fronte della medaglia (il 73,8%) sostiene che, nonostante tutto, è pronto a impegnarsi in prima persona nella società se intravedesse che ne vale la pena, cioè che l'impegno è apprezzato e contribuisce al cambiamento.

(02/05/2018 - Gabriella Lax)
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