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Via libera alla relocation del migranti: la Corte europea dà ragione all'Italia

I ricorsi di Ungheria e Slovacchia sono stati bocciati dai giudici di Lussemburgo, che ratificano anche la chiave di distribuzione
donne e bambini migranti sbarcati

di Valeria Zeppilli – L'UE apre le porte alla relocation dei richiedenti asilo: con sentenza di oggi 6 settembre 2017 (qui sotto allegata), la Grande sezione della Corte di giustizia ha infatti ratificato la scelta del Consiglio UE di introdurre un meccanismo provvisorio di ricollocazione obbligatoria dei migranti extra UE per aiutare l'Italia e la Grecia a gestire i flussi.

La relocation risponde all'emergenza

I giudici di Lussemburgo hanno così bocciato i ricorsi dell'Ungheria e della Slovacchia, alle quali si era aggiunta a sostegno la Polonia, affermando che il meccanismo aiuta effettivamente e in modo proporzionato i due paesi del Mediterraneo a gestire le conseguenze della crisi migratoria scoppiata nel 2015. I giudici hanno in sostanza confermato la posizione assunta dall'Avvocato Generale Yves Bot lo scorso luglio e hanno dato il via libera definitivo alla redistribuzione dei richiedenti asilo tra i vari paesi UE. Solo grazie alla relocation, del resto, per la Corte è possibile "rispondere in modo efficace e rapido a una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di migranti".

A sostegno del Consiglio dell'UE si erano schierati nel corso del procedimento il Belgio, la Germania, la Grecia, la Francia, l'Italia, il Lussemburgo, la Svezia e la Commissione europea.

Chiave di distribuzione proporzionata

Con riferimento alla chiave di distribuzione delle quote di ricollocazione in provenienza dalla Grecia e dall'Italia, la CGUE ha affermato che essa "mira a garantire una ripartizione delle persone ricollocate tra gli Stati membri interessati che sia segnatamente proporzionata al peso economico di ciascuno di essi e alla pressione migratoria esercitata sul loro regime di asilo".

Il malumore di Ungheria e Slovacchia

Subito dopo la diffusione della sentenza, Ungheria e Slovacchia hanno manifestato tutto il loro disappunto, ribadendo l'inamovibilità delle proprie posizioni, nonostante il pensiero dell'Europa.


Cgue, sentenza 6 settembre 2017
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(06/09/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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