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Danni non patrimoniali: come può averli il parente stretto della vittima del sinistro?

Differenza tra prove storiche e prove critiche nella recente sentenza della Corte di Cassazione n. 17058/2017
uomo cammina verso la luce
Avv. Francesco Pandolfi - Il caso riguarda da una parte il figlio che riporta lesioni di una certa gravità a seguito di un sinistro e, dall'altra, il padre che rivendica il risarcimento per le proprie sofferenze interiori, patite durante tutto il decorso post evento.

Un paradigma rispetto a fattispecie analoghe.

Il giovane motociclista, a seguito di un incidente su strada riporta lesioni gravi, valutate e quantificate con il 25% di invalidità permanente; il padre, per effetto indiretto di tale danno, si sente schiacciato da una sofferenza indicibile.
Decide di agire per rivendicare i propri danni.

Che cos'è la prova della sofferenza interiore risarcibile?


Dopo un tortuoso percorso di cause la Cassazione, terza sezione civile, (Cass. n. 17058/2017) non ha avuto dubbi sulla questione cruciale della prova della sofferenza.

In pratica, prendendo spunto dalla sentenza di secondo grado della Corte di Appello dove i Giudici respingono la tesi del genitore ritenendo non provata la particolare posta di danno, la Suprema Corte invece afferma che la prova del danno in questo caso è "atipica".

Il danno all'anima della persona


Tradotto vuol dire che i magistrati del secondo grado avrebbero dovuto considerare il danno come dimostrato sulla base di una serie di indizi e non pensando ad una vera e propria (univoca) prova.
Questo per le evidenti difficoltà di raggiungere in causa una prova come questa, consistente nel mettere in luce, in definitiva, una danno inferto all'anima di una persona.

Si tratta quindi, con ragionevolezza, di ricorrere ad elementi di logica idonei a far ritenere provata la sofferenza.

Gli elementi che dimostrano indirettamente la sofferenza risarcibile


In sintesi, questi per la Terza Sezione Civile sono i cardini del danno in commento, da cui prendere spunto per identificare il risarcimento dovuto al padre a seguito delle sofferenze patite dal figlio:

1) la giovane età del figlio al momento dell'evento,

2) il ricovero in ospedale del ragazzo,

3) le lesioni di tipo macropermanente,

4) invalidità temporanea assoluta protratta per quattro mesi,

5) padre e figlio normalmente vivevano nella stessa casa,

6) l'allarme del padre per la salute del figlio.

In pratica


La Cassazione, ritenendo che anche la Corte di Appello avrebbe dovuto ragionare in questi termini, ha rinviato ad una diversa composizione del giudice di secondo grado.
Bisogna ricorrere alle prove critiche e non alle prove storiche, dice il Supremo Giudicante.
Spazio quindi alla prova presuntiva (art. 2727 codice civile).

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Francesco Pandolfi
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Si occupa principalmente di Diritto Militare in ambito amministrativo, penale, civile e disciplinare ed è autore di numerose pubblicazioni in materia.
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(14/07/2017 - Avv.Francesco Pandolfi) Foto: 123rf.com
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