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Ribellarsi al padre carnefice nell'Argentina dei desaparecidos

La quinta puntata della rubrica Frammenti è dedicata alle violazioni dei diritti umani e alle lacerazioni post dittature in America Latina
corteo delle madri dei desaparecidos argentini
di Paolo M. Storani - Dopo quella dedicata a Raffaele Cantone e all'Anac, la quinta puntata della rubrica Frammenti prende l'abbrivio da un'apparente notiziola proveniente dal Sudamerica.
Riguarda tre donne argentine: Liliana Furìo, Analia Kalinec ed Erika Lederer.
Che hanno fatto di rilevante?
Hanno divulgato che sono figlie di assassini e torturatori e invitano chi si trova in tale situazione a fare altrettanto.
Gli ideali apparenti della propaganda illiberale sono sempre i soliti: la Patria, rigorosamente con la maiuscola; la Religione, idem; nel 1982 l'Argentina, cattolica, dichiara guerra alla protestante Gran Bretagna per riavere le Isole Falkland (o Malvinas), figura barbina; l'Ordine e la Democrazia (o meglio, quel che definiscono democrazia) da salvaguardare contro il nemico di turno.
Chi sia il nemico è pressoché indifferente.
In sostanza, ogni pretesto è buono per ghermire i diritti umani con gli artigli del condor.
Deliri tipici delle dittature: ricordo di aver letto non so più dove che una notte, in Paraguay, si ordinò di imprigionare tutti coloro il cui cognome finiva per "eiro", tipo Barreiro.
Altre volte venivano segregati, torturati e "impacchettati" (termine che in Sud America equivale a qualcosa come deceduto a causa della tortura) tutti i giovani con la barba o che indossassero una camicia di colore rosso (vi era il pericolo comunista).
Inoltre, il progetto politico speculava anche sui beni, mobili ed immobili, rubati ai sequestrati.
Ero ragazzino quando mi prese la passione irrefrenabile per le cose latinoamericane: se allora qualcuno mi avesse riferito quel che avveniva nelle sale della tortura, lo avrei preso per matto, ritenendolo inconcepibile per l'animo umano anche più sadico.
Era la Guerra Sporca.
Venne insanguinato l'intero Cono Sud del continente.
Quando la Junta di Pinochet prende il potere in Cile l'agenzia informativa Reuters rilancia passivamente un comunicato tristemente famoso: "le forze armate e i carabineros sono uniti nella missione storica di lottare per la libertà" (fonte Le Monde, 13 settembre 1973).
Pinochet sarà plateale nella brutalità delle esecuzioni; in Argentina avviene qualcosa di profondamente diverso: la repressione è clandestina. Non arresti, bensì rapimenti da parte di agenti in borghese con auto senza targa.
Buona parte dei lettori di LIA Law In Action non erano ancora nati nell'atroce periodo di tempo tra il 1976, anno in cui si struttura il Piano Condor, ed il 1983.
Nell'indifferenza planetaria la voce partecipe del grande inviato Italo Moretti del Tg2 ci descriveva con coraggio e lucidità quel che d'incredibile stava avvenendo nella nostra Nazione sorella, che vanta quale capitale la città... italiana di Buenos Aires.
Nella zona nord di Baires c'è l'ESMA, fucina di morte e di umiliazione.
Si trattava dell'Escuela de Mecánica de la Armada (prima era l'Escuela Superior de Mecánica de la Armada da cui l'acronimo ESMA).
Una feroce dittatura militare, con la chiara complicità di Washington, stava portando a compimento il massacro programmato della popolazione civile; vi era, talvolta, chi veniva eliminato per un nonnulla, molti erano semplici studenti universitari o adolescenti delle scuole superiori che avevano preso parte ad uno sciopero d'impatto sociale insignificante.
Era sufficiente fare volontariato per essere schedati: tanti preti delle villas miserias pagarono con la vita il loro impegno.
Ricordo il caso di due suore, pure segregate e uccise all'ESMA.
Le vittime venivano tendenzialmente definite "terroristi"; invece erano, nei casi più estremi, oppositori politici.
Genocidio, crimine contro l'umanità, tendenzialmente imprescrittibile (che sta ora scritto in alcune carte costituzionali), da parte di un gruppo di paesi inizialmente costituito dal Cile di Pinochet e dal Paraguay di Stroessner, ai quali si aggiunsero il Brasile, l'Uruguay, la Bolivia e, golpe su golpe, l'Argentina.
Dietro vi era quella precisa strategia, l'Operazione Condor, un'intesa, ben nota alla CIA, un "patto di Stato" per le operazioni repressive coordinate, con cui la macchina del terrore e gli squadroni della morte destabilizzavano l'intero continente latinoamericano, scambiandosi reciprocamente... favori per l'eliminazione della migliore gioventù sudamericana: un golpe multinazionale!
Pare che la civile Francia avesse a quel tempo in Argentina un centro di addestramento alle tecniche di tortura per la formazione dei futuri carnefici sudamericani.
Le giovani madri venivano uccise dopo il parto e la sanguinaria Giunta militare assegnava gli ignari bimbi resi orfani alle famiglie più compromesse con il regime di Jorge Rafael Videla.
Artefice del piano criminale fu l'Ammiraglio Emilio Eduardo Massera, fervente antisemita, capo di stato maggiore della Marina sino al 1978 in rapporti con la CIA ed affiliato alla Loggia P2 di Licio Gelli.
Tra le tante insulsaggini addebitabili a costei, era stata la vedova di Peron, Isabelita, al secolo María Estela, a nominare Videla capo dell'esercito.
Pleonastico soggiungere che il dittatore non s'era pentito di nulla prima di rendere l'anima a Dio all'età di 87 anni.
L'avvicendamento al vertice disposto dalla vedova di Peron (motivazione: era troppo morbido il predecessore) fu uno snodo nefasto: infatti, con la legge speciale, il c.d. Decreto Antisovversione del 1975, l'esercito di Videla avrà mano libera.
Mentre il sangue si spargeva per tutto il Sudamerica, divennero protagoniste della lotta al regime le madri di Plaza de Mayo, che il trascorrere del tempo ha trasformato da madres in abuelas; da pregevoli investigatrici cominciarono a raccogliere in una banca dati ogni elemento che potesse agevolare la ricerca dei nipoti: una fotina, una collanina, ogni particolare poteva essere utile.
Una volta fu un ciondolo che spuntava dalla scollatura della madre vera a svelare la vera identità della bambina.
Le chiamavano le pazze.
Trentamila uccisioni con i voli della morte verso l'Atlantico, molte persone scaraventate in oceano, pasto per i pescecani. Alcuni con blocchi di cemento ai piedi, altri sventrati.
Una delle pagine più lugubri della storia dei crimini contro l'umanità.
Un'altra è di certo Srebrenica, per cui è stata da poco condannata l'Olanda.
Peccato che la Corte di seconda istanza dell'Aia abbia ridotto la condanna del Governo olandese ad appena il 30% dei danni alle vittime musulmane di Bosnia nel massacro, paradossalmente propiziato dai Caschi Blu del contingente olandese, che avrebbe dovuto evitarlo.
Ho ovviamente sintetizzato per venire rapidamente ai nostri giorni e alla notizia con cui ho aperto questo brano.
Provate un attimo ad immedesimarVi nella psiche di un giovane che d'improvviso sospetta che proprio colui che credeva fosse suo padre invece lo ha adottato, o per meglio dire sottratto ai genitori biologici, facendoli anche trucidare.
Quali scossoni provoca una simile scoperta nella mente di una persona ancora in formazione?
Le reazioni possono essere le più svariate.
Liliana, Analia ed Erika hanno scelto di divulgare che sono ufficialmente figlie di criminali torturatori.
Hanno scelto di affrontare la verità, per quanto assai dolorosa e lacerante.
È arduo e doloroso ricucire i fili della propria identità
Ho scritto di getto, fidandomi della mia memoria; vogliate, quindi, perdonare eventuali imprecisioni.
Ho a cuore che i più giovani leggano e s'impegnino a serbare il ricordo di questi avvenimenti.
Una cosa è certa: è finita l'epoca dell'impunità.
In Italia si è concluso da pochi mesi il processo Condor: rimando all'articolo di Luisa Foti pubblicato in questa Rivista in data 31 gennaio 2017.
Non erano presenti imputati di nazionalità argentina poiché a Buenos Aires si è celebrato altro processo, concluso nel maggio 2016 con la condanna di 15 su 17 imputati.



(03/07/2017 - Law In Action - di P. Storani) Foto: 123rf.com
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