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Condominio: arriva il registro degli amministratori ma l'Anammi dice no

Per l'associazione degli amministratori, l'obbligo rischia di trasformarsi in una tassa a carico del professionista senza fornire garanzie ai condomini
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di Marina Crisafi - "No al registro degli amministratori di condominio, che rischia di trasformarsi in una tassa sui professionisti, senza fornire alcuna garanzia all'utenza". Così l'Anammi, l'Associazione Nazional-europea degli amministratori d'immobili, schierandosi contro l'ordine del giorno, accolto in sede di esame della manovra di bilancio, che impegna il governo a valutare l'introduzione dell'obbligo di iscrizione ad un registro istituito presso il ministero della giustizia.

Registro amministratori: in cosa consiste

Il registro, come previsto dall'ordine del giorno approvato dal Senato, "sarebbe obbligatorio per coloro che svolgono attività di amministrazione condominiale, quindi anche per i condòmini-amministratori", scrive l'Anammi. Si tratterebbe di un registro nel quale verrebbero indicati oltre ai dati anagrafici dell'operatore, anche quelli relativi al regime fiscale, nonché l'adesione ad una associazione di categoria e la frequenza di corsi di aggiornamento.

Registro amministratori, il no di Anammi

"Condividiamo la preoccupazione per il 'sommerso' fiscale nel nostro settore – osserva il presidente dell'associazione, Giuseppe Bica, che, da tempo chiede "maggiori controlli sulla formazione periodica, ma il registro - lascerà inalterati i problemi".

Il fine pubblicistico del registro, infatti, rincara il presidente di Anammi, "non premia il ruolo svolto dalle associazioni in questi anni a favore della qualificazione della categoria, non fornisce garanzie ai nostri utenti finali, che sono i condòmini, né tantomeno al professionista contro la concorrenza sleale di chi non rispetta le regole". Inoltre, "non si colpirebbe il fenomeno dei corsi-truffa e la vendita di finti certificati, ottenuti online dietro pagamento" osserva Bica, mentre l'unico vero vantaggio sarebbe per il bilancio dello Stato. Ciò perché "l'iscrizione sarebbe obbligatoria – e - tutti i professionisti, pur di lavorare, sarebbero costretti a versare il contributo in modo da essere presenti nel registro". La norma si tradurrebbe cioè, conclude in un mero "balzello a carico dei professionisti, che ricadrebbe poi sui condòmini, senza però combattere l'evasione". Per lo meno, invita, infine, l'associazione, è necessario, allo scopo di non gravare sulla categoria, "rendere almeno gratuita l'iscrizione".

(19/06/2017 - Marina Crisafi)
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