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Povertà: fino a 490 euro al mese dal 1° gennaio, via libera al reddito di inclusione

Approvato dal Governo in esame preliminare il decreto che introduce il reddito di inclusione. Stanziati 2 miliardi l'anno
padre e figlia poveri e tristi

di Marina Crisafi - Da 190 euro a 490 euro mensili, oltre a una componente di servizi alla persona. E' questo in sintesi il contenuto del decreto legislativo approvato oggi in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri che dà il via al reddito di inclusione per affrontare l'emergenza povertà.

La misura dovrebbe partire già dal prossimo 1° gennaio.

"Siamo soddisfatti di aver mantenuto un impegno e di aver varato per la prima volta uno strumento che punta in modo universale a far fronte al fenomeno della povertà – ha affermato un Gentiloni soddisfatto al termine del Cdm. Sappiamo tuttavia "che si tratta di un primo passo che dovrà vederne di ulteriori" ha proseguito il premier. Per il reddito di inclusione verranno stanziati "2 miliardi l'anno" ha confermato il ministro del lavoro Giuliano Poletti in conferenza stampa. Per ora si parte con 1,7 mld che saranno incrementati a regime ha detto ancora il ministro "con il riordino delle misure in campo e destinando una quota del Pon inclusione per il potenziamento dei servizi per la messa in carico".

Il Rei ha spiegato Poletti "è uno strumento di carattere generale, universale, che fa riferimento a tutte le città e tutti i soggetti". Per primi, date le risorse a disposizione, "verranno privilegiati i nuclei con figli minorenni, con disabili, donne in gravidanza o over55 disoccupati" e la platea in questa prima fase ammonterà a circa "660mila famiglie, di cui 560mila con figli minori" per raggiungere poi tutto il target previsto.

Ecco le novità approvate:

Come funziona il Rei

Il decreto legislativo approvato oggi (in base alla legge delega n. 33/2017) introduce a decorrere dal 1° gennaio 2018, il Reddito di inclusione (ReI), quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale.

Si tratta di un beneficio a vocazione universale, condizionato "alla prova dei mezzi e all'adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all'affrancamento dalla condizione di povertà".

I requisiti

Il ReI sarà riconosciuto ai nuclei familiari che rispondono a determinati requisiti economici: in particolare, il richiedente dovrà avere un valore Isee, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.

Al Rei si accederà attraverso una dichiarazione Isee "precompilata", "un'importante innovazione di sistema – si legge nel comunicato del Governo - che caratterizzerà l'accesso a tutte le prestazioni sociali agevolate migliorando la fedeltà delle dichiarazioni da un lato e semplificando gli adempimenti per i cittadini dall'altro".

In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni.

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il REI è comunque compatibile con lo svolgimento di un'attività lavorativa. Non lo è invece, con la contemporanea fruizione della Naspi o di altri ammortizzatori sociali.

A quanto ammonta il Rei

La componente economica del Rei è erogata su dodici mensilità con un importo che va da circa 190 euro al mese per una persona sola, fino a quasi 490 euro mensili per un nucleo familiare numeroso (con 5 o più componenti).

Il reddito di inclusione comprende anche una componente di "servizi alla persona", identificata, in base ad una valutazione del bisogno del nucleo familiare che terrà conto della situazione lavorativa, dell'educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa (ecc.) e servirà a dar vita a un "progetto personalizzato" volto al superamento della condizione di povertà. Nel progetto saranno indicati gli obiettivi generali e i risultati da raggiungere nel percorso diretto all'inserimento (o al reinserimento) lavorativo e all'inclusione sociale, nonché i sostegni, in termini di specifici interventi e servizi, di cui la persona o il nucleo familiare necessitano.

La durata del reddito di inclusione

Il reddito di inclusione sarà concesso, spiega l'esecutivo, "per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall'ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente".

Nel decreto sono disciplinate comunque possibili "espansioni" sia in termini di graduale incremento del beneficio che dei potenziali destinatari. Tutto dipenderà ovviamente dalle risorse a disposizione.

(09/06/2017 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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