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Il traffico di influenze

Guida al reato previsto e sanzionato dall'art. 346-bis c.p.
furto ladro corruzione

di Valeria Zeppilli


Cosa è il traffico di influenze

Il traffico di influenze è un reato recentemente introdotto nel nostro ordinamento con il fine di combattere lo svolgimento di attività di intermediazione o di lobbying su pubblici funzionari, colpendo tre distinte condotte.

Innanzitutto quella di chi si fa promettere o dare, anche per altri, denaro o altri vantaggi patrimoniali sfruttando le sue relazioni con un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, come prezzo della propria mediazione illecita.

L'altra condotta sanzionata è quella di chi, sempre sfruttando le predette relazioni, si fa promettere o dare denaro o altre utilità per remunerare il pubblico funzionario affinché questi compia un atto contrario ai suoi doveri d'ufficio o ometta o ritardi un atto del suo ufficio.

Infine, viene punito per traffico di influenze anche chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale.

La norma

A punire il traffico di influenze, è l'articolo 346-bis del codice penale, il quale così dispone:

"1. Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

2. La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale.

3. La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.

4. Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all'esercizio di attività giudiziarie.

5. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita".

Origini

In Italia, l'articolo 346-bis del codice penale è stato introdotto solo nel 2012 con la Legge Severino, nell'ambito dei provvedimenti di lotta contro la corruzione.

Il reato di traffico di influenze, tuttavia, è di antica derivazione, essendo stato previsto in Francia già nel 1889.

Esso è oggi presente anche in altri ordinamenti europei, come quello spagnolo e quello inglese.

Anche all'interno della legislazione americana si ritrova nella declinazione di "Bribery of public officials and witnesses" (corruzione di pubblici ufficiali e testimoni).

Elementi del reato

Il reato di influenze illecite, così come regolamentato nel codice penale italiano, è un reato comune, di pericolo, commissivo, a struttura complessa, di danno e a condotta alternativa. Il tentativo è configurabile e l'elemento psicologico è rappresentato dal dolo generico, ovverosia dalla consapevolezza dell'idoneità della mediazione a raggiungere il risultato promesso.

Consumazione del reato

Tale fattispecie delittuosa, inoltre, si consuma nel momento, e nel luogo, in cui il privato e il "mediatore" raggiungono il loro accordo, senza che sia necessario che l'atto oggetto dell'accordo sia stato effettivamente posto in essere.

L'influenza esercitata dal mediatore, infatti, deve essere effettiva e concretamente esercitabile, ma non necessariamente esercitata.

La pena

La pena base prevista per il reato di traffico di influenze è quella della reclusione da uno a tre anni.

Tuttavia, lo stesso articolo 346-bis prevede alcuni casi di aumento o di diminuzione della stessa.

In particolare, la pena è aumentata in due ipotesi:

- se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio;

- se i fatti sono commessi in relazione all'esercizio di attività giudiziarie.

La pena è invece diminuita se i fatti sono di particolare tenuità.

Bene giuridico tutelato

Il bene giuridico tutelato dal reato di traffico di influenze è rappresentato dalla correttezza, dall'autonomia, dall'imparzialità e dal buon andamento delle Pubbliche Amministrazioni.

Aspetti procedurali

Da un punto di vista procedurale, il reato in commento è procedibile d'ufficio e di competenza del tribunale in composizione monocratica.

La prescrizione è pari a sei anni che possono essere prolungati, in ipotesi di interruzione, sino a sette anni e mezzo.

Rapporto tra traffico di influenze e corruzione

Il traffico illecito di influenze non è altro che un'anticipazione della punizione della corruzione, in quanto con la sua previsione quale autonoma fattispecie delittuosa il legislatore ha voluto garantire una tutela penale anche prima che l'accordo corruttivo produca i suoi effetti.

Tale reato quindi, anche per espressa previsione normativa, si pone in rapporto di subordinazione con il reato di corruzione propria e con il reato di corruzione impropria.

A tal proposito si segnala quanto chiarito dalla Corte di cassazione con la sentenza numero 11808/2013, nella quale si afferma che "il reato di traffico di influenze illecite di cui all'art. 346 bis codice penale, introdotto dalla Legge n. 190/2012, trattandosi di delitto propedeutico alla commissione dei reati di corruzione propria – come si desume agevolmente dall'inciso iniziale contenuto nell'art. 346 bis comma 1 – non è configurabile in una situazione in cui sia stato accertato un rapporto alterato e non paritario tra il pubblico ufficiale ed il soggetto privato".

Rapporto tra traffico di influenze e millantato credito

Un'altra figura affine al reato in analisi ma da tenere ben distinta dallo stesso è il millantato credito, sanzionato dall'articolo 346 del codice penale.

Le differenze vanno ravvisate, innanzitutto, nella differenza dei rapporti tra l'intermediario e il pubblico agente, che nel millantato credito devono essere solo vantati, mentre nel traffico di influenze devono essere esistenti. Con la prima fattispecie delittuosa, peraltro, è difeso il buon nome dell'amministrazione, mentre con la seconda la sua correttezza e la sua autonomia.

Inoltre, mentre nel millantato credito vi è un inganno ai danni del privato, nel traffico di influenze tale componente manca, tanto che anche il privato è chiamato a rispondere penalmente in concorso con il mediatore.

Tutto ciò si riversa nelle conseguenze sanzionatorie, che sono molto più pesanti per il millantato credito (circostanza che ha lasciato perplessi molti commentatori).

Si segnala, a tal proposito, che la Corte di cassazione, nella sentenza numero 51688/2014, ha affermato che "le condotte di colui che, vantando un'influenza effettiva verso il pubblico ufficiale, si fa dare o promettere denaro o altra utilità come prezzo della propria mediazione o col pretesto di dover comprare il favore del pubblico ufficiale, condotte finora qualificate come reato di millantato credito ai sensi dell'art. 346 c.p., commi 1 e 2, devono, dopo l'entrata in vigore della L. n. 190 del 2012, in forza del rapporto di continuità tra norma generale e norma speciale, rifluire sotto la previsione dell'art. 346 bis c.p., che punisce il fatto con pena più mite".

Giurisprudenza

Ecco alcune altre massime rilevanti in materia di traffico di influenze.

"Il delitto di traffico di influenze, di cui all'art. 346 bis c.p., (norma introdotta dall'art. 1, comma 75, l. n. 190 del 2012) si differenzia, dal punto di vista strutturale, dalle fattispecie di corruzione per la connotazione causale del prezzo, finalizzato a retribuire soltanto l'opera di mediazione e non potendo, quindi, neppure in parte, essere destinato all'agente pubblico" (Cass. n. 29789/2013).

"Il delitto di traffico di influenze di cui all'art. 346 bis c.p., così come introdotto dall'art. 1 comma 75 l. n. 190 del 2012, è una fattispecie che punisce un comportamento propedeutico alla commissione di una eventuale corruzione e non è, quindi, ipotizzabile quando sia già stato accertato un rapporto, alterato e non partitario, fra il pubblico ufficiale ed il soggetto privato" (Cass. n. 11808/2013).





Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(22/03/2017 - Valeria Zeppilli)
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