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Cellulare sequestrato dal prof: studente denuncia la scuola

La vicenda accaduta a Treviso e la normativa sull'uso del telefono in classe
ragazzi con cellulari in aula

di Gabriella Lax - Gli sequestrano il cellulare in classe e uno studente denuncia la scuola ai carabinieri. L'episodio è accaduto a Treviso dove un diciottenne della scuola "Duca degli Abruzzi", si era visto sequestrare dagli insegnanti il telefono cellulare che stava utilizzando in classe. L'alunno, a fine scuola, si è rivolto ai carabinieri per denunciare la mancata restituzione del telefonino che nel frattempo era stato conservato in cassaforte per essere restituito direttamente ai genitori. Nel caso di specie, sembra che il sequestro avesse causato un disagio notevole al ragazzo i cui genitori, fuori città, avevano provato a contattarlo per assicurarsi che stesse bene. Le ipotesi di reato formulate nella denuncia effettuata dallo studente nei confronti della scuola sono sequestro illegittimo e abuso di potere. Si tratterebbe in particolare di una forma di sequestro improprio che non può essere esercitato dal docente.

Sulla vicenda, come riporta AdnKronos, è intervenuto l'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan chiarendo: «Sono del parere che nelle scuole debbano vigere regole interne che ripristinino il concetto di comunità educativa che gli istituti dovrebbero tornare ad essere. Non sono quindi contraria al fantomatico "sequestro" del telefonino allo studente a Treviso poiché credo che a scuola, prima del codice civile o del codice penale, debbano prevalere le regole del vivere, del buonsenso e la disciplina».

L'utilizzo dei cellulari in classe è regolato dalla circolare ministeriale n. 30 del 15 marzo 2007 che presenta le "Linee di indirizzo, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere" e stabilisce che "l'uso del cellulare rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente configurando, pertanto un'infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti" che prevedono anche "attività riparatorie di rilevanza sociale come la pulizia delle aule, attività di assistenza o volontariato". E poi c'è la direttiva 104 del 30 novembre 2007, emanata dal Ministero della pubblica istruzione allo scopo di tutelare la privacy in maniera ancor più netta. Essa prevede il divieto dei cellulari a scuola durante le lezioni. "La violazione di tale dovere comporta, quindi, l'irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica, nell'ambito della sua autonomia, in sede di regolamentazione di istituto. È dunque necessario che nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni secondo il criterio di proporzionalità, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso". Previste multe da 3 a 18 mila euro e da 5 a 30 mila in casi di particolare gravità per chi utilizza telefoni cellulari ed altri dispositivi elettronici allo scopo di diffondere immagini, filmati o registrazioni vocali di persone senza la preventiva autorizzazione dell'interessato. Infine, gli studenti trasgressori del divieto possono, pertanto, essere puniti anche attraverso il sequestro del telefonino, a condizione che venga restituito al termine delle lezioni. Cosa che, a quanto pare, nel caso dello studente di Treviso non è avvenuta.

(25/01/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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