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La tortura: tra lecito e illecito

Comparazione diacronica di una fattispecie nascente
volto di uomo dietro fil di ferro concetto tortura
di Cecilia Marani - In Italia la tortura non occupa ancora il posto che merita, le fonti sovranazionali, sicuramente, condannano tale pratica, ma non ci siamo ancora dotati di una legge nazionale che possa perseguire questo scopo.

E' presente un disegno di legge, tuttavia la discussione di tale reato è stata sospesa e gli articoli che sarebbero stati introdotti (613-bis e 613-ter), di fatto, restano dei fantasmi.
Il problema fondamentale è capire cosa si intenda per tortura, quali siano i soggetti attivi e quali quelli passivi. Dal disegno di legge italiano, si nota come la tortura, debba configurarsi quale reato proprio di alcune categorie. Non tutti possono, quindi, commettere tale illecito, ma solo coloro i quali abbiano obblighi di autorità, vigilanza, custodia…

Il disegno di legge, evidenzia poi le motivazioni che spingono il soggetto a torturare, si tratta di: etnia, orientamento sessuale, opinioni politiche, religione, oppure per ottenere informazioni, dichiarazioni, per infliggere una punizione o vincere una resistenza.

Il testo è molto particolare, perché pecca di generalità e astrattezza, qualità tipiche del nostro legislatore, tuttavia è chiaro come tale situazione sia lo specchio di un percorso che trae le sue origini nella giurisprudenza che ha evidenziato la necessità di punire un atto, quale la tortura, che nel corso dei secoli è divenuto un grave

illecito.

Nel '700, la tortura, era una pratica usuale, durante la seconda fase del processo, l'accusato veniva torturato per ottenere informazioni, dichiarazioni. Era un secolo ancora buio per i diritti dell'uomo, ma già cominciavano ad affacciarsi istanze illuministiche in difesa di quei diritti che l'assetto penale del tempo, scavalcava e calpestava. Il percorso non fu semplice, il XIX secolo cominciò a dare i suoi frutti, con l'abolizione della pena di morte e della tortura stessa in molti codici ed una apertura maggiore verso il rispetto dei diritti dell'uomo.

Ben presto però si giunse ad una ripresa delle violenze per motivi politici, etnici, religiosi… Si era affacciato sul nostro paese, il pensiero fascista e aveva portato con sé la dama nera del terrore: la tortura.

Erano proprio i soggetti dotati di autorità a praticarla, un leitmotiv che si ripeteva con costanza, perché

la tortura era un mezzo per ottenere dichiarazioni, accuse, informazioni e per punire soggetti che avevano la "colpa" di essere diversi per i motivi più disparati.

E' chiaro come questo percorso abbia guidato i padri della nostra Costituzione ad affermare diritti che l'uomo

per troppo tempo si era visto calpestare e a condannare ogni atto che ne limiti il godimento, ma soprattutto, a rendere illeciti tutti quei comportamenti che avevano oppresso e calpestato l'uomo, in quanto essere libero di autodeterminarsi, ed è proprio l'uomo ad occupare ora il centro, non più lo stato ed i suoi interessi.

Molto semplicemente, con l'affermazione dei diritti fondamentali dell'uomo, la tortura diviene illecita, cambia il

punto di vista, il fulcro centrale delle tutele, ma non i timori di un ritorno.
Sono proprio le parole del nostro legislatore, che nel disegno recente, dimostrano il peso di quello che il nostro paese ha visto, ha vissuto; e si spiega molto chiaramente l'individuazione sistematica dei soggetti agenti,
proprio perché quelle sono le categorie che nella storia hanno agito torturando, ma un ruolo importantissimo l'ha avuto la giurisprudenza, che nel corso dei secoli si è trovata a dover decidere casi di torture, senza una norma ad hoc, si pensi al discusso caso Diaz del 2001.

La proposta di legge, la cui discussione è stata sospesa, sembra un buon compromesso, una norma utile nel nostro sistema, anche se il miglior augurio che possiamo farci, è quello di non averne mai più bisogno e che quei diritti conquistati con la nostra Costituzione possano non essere solo frasi stampate e simboliche. Ma

come si conviene nel diritto, ai posteri, giudici del nostro oggi, l'ardua sentenza.

cecilia.marani.94@gmail.com

(22/01/2017 - VV AA) Foto: 123rf.com
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