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Cedu: musulmane in piscina con i maschi, non c'è violazione della libertà di religione

Per la Corte di Strasburgo prevale il successo dell'integrazione scolastica delle bambine sui motivi religiosi
musulmani con burka in mare

di Marina Crisafi - Bocciato il ricorso dei genitori musulmani di Basilea che avevano rifiutato di far partecipare le proprie figlie ai corsi obbligatori di nuoto impartiti dalla scuola agli studenti delle elementari. Per la Corte Europea dei diritti dell'uomo non c'è nessuna violazione della libertà di coscienza e di religione.

Nella vicenda, risalente al 2010, i due genitori (di origine turca ma naturalizzati svizzeri) erano stati multati dalle autorità di Basilea per complessivi 1.400 franchi svizzeri. La sanzione era stata approvata dal tribunale amministrativo cantonale nel 2011 e la coppia aveva, quindi, adito il tribunale federale, ma invano.

Non avevano retto infatti le loro tesi che giustificavano il "veto" imposto alle due bambine (che all'epoca avevano 7 e 9 anni) sulla base dell'educazione impartita in conformità ai precetti del Corano e sulla incompatibilità dei corsi di nuoto misti con il senso del pudore che volevano inculcare alle figlie prima della pubertà.

Per il tribunale federale, gli argomenti andavano respinti giacché l'obbligo di partecipare ai corsi di nuoto misti, come già stabilito in precedenza in altre vicende analoghe, non era da ritenersi una violazione inammissibile della libertà religiosa.

Principi confermati nella sentenza pubblicata oggi dalla Corte di Strasburgo, secondo la quale bene hanno fatto le autorità cantonali a "far prevalere l'obbligo per i bambini di seguire integralmente la scolarità e il successo della loro integrazione sull'interesse privato dei genitori di vedere le loro figlie dispensate dai corsi di nuoto misti per motivi religiosi".

(10/01/2017 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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