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Arriva l'assegno per i più poveri

Il Governo sta preparando un decreto per il reddito di inclusione per le famiglie in difficoltà. In campo oltre un miliardo
madre e figlia povere che si cibano

di Marina Crisafi – Un assegno per i più poveri con redditi al di sotto dei 3mila euro. È la misura alla quale sta lavorando il Governo che, stando all'annuncio del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina a Repubblica, dovrebbe arrivare in tempi stretti con un decreto ad hoc. "Dobbiamo concretizzare in tempi rapidi il reddito di inclusione per svoltare con gli strumenti di contrasto alla povertà, in sostegno di famiglie e persone in grave difficoltà economiche" conferma infatti Martina, spiegando il perché di un provvedimento d'urgenza, quale "strumento migliore per rendere operativa – la misura – nel giro di poche settimane". Bisogna concretizzare, prosegue il ministro, quanto "fatto dal Governo Renzi: con la legge di stabilità 2016 abbiamo definito un fondo da 1 miliardo 150 milioni. Adesso quel lavoro deve dare i suoi frutti".

Come funziona

Il reddito di inclusione corrisponderebbe, spiega ancora Martina, ad "un sostegno finanziario non assistenziale, che dovrà rispettare determinati criteri e che coinvolgerà nella prima fase famiglie con minori". A beneficiarne, in sostanza, sarebbe una fetta del milione e 600mila di famiglie italiane (ossia 4,5 milioni di persone) che l'Istat ha certificato come poveri assoluti. Sono loro, rincara il ministro la priorità, ossia "le famiglie con reddito Isee sotto i tremila euro". Per loro intanto un aiuto mensile fino a 400 euro esiste già, grazie alla "sperimentazione del Sia (Sostegno per l'inclusione attiva)", la misura "ponte" avviata nel settembre dello scorso anno. Ora, il budget per un intervento ulteriore c'è e anche se è presto per fare i conti, si parla di un reddito mensile fino a 500 euro.

Il ddl in Parlamento

Immediatamente tacciata da più parti come "provvedimento elettorale", la proposta in realtà è "figlia" della legge delega in materia votata alla Camera nel luglio scorso e oggi all'esame del Senato. Si tratta, sottolinea il ministro, di una "proposta che il Paese attende da parecchio tempo e per la prima volta – ci sono - risorse strutturali per finanziare un intervento come questo". Del resto, prosegue "siamo l'unico Paese in Europa a non avere uno strumento di contrasto universale alla povertà".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, che in una nota, dà il suo placet a qualsiasi "iniziativa del Parlamento che vada nella direzione di rendere rapidamente attuabile – la riforma – ed è pronto a sostenerla".

Una linea condivisa anche dal presidente della commissione lavoro di palazzo Madama, Maurizio Sacconi, che offre la piena disponibilità ad accelerare l'iter del ddl di contrasto della povertà trasformandolo in un testo immediatamente dispositivo, purchè non si riduca nell'"invio postale di un assegno che potrebbe solo alimentare l'emarginazione".

Il M5S invece rilancia il proprio cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, ritenendo che una misura come l'assegno di inclusione non possa essere sufficiente e si riduca ad "elemosina". "Bisogna – invece – afferma la vicepresidente della commissione Lavoro del senato, Nunzia Catalfo (M5s) - dare un segnale forte alla popolazione e in particolare agli oltre 17,5 milioni di cittadini che rischiano la povertà e uscire dalla logica del contentino". Serve una misura che "oltre ad essere strutturale sia seria e preveda risorse sufficienti – conclude - come il reddito di cittadinanza proposto dal M5S, fermo presso la commissione lavoro senato da circa 2 anni".

(03/01/2017 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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