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Le spese processuali compensate

La regola della compensazione delle spese: il punto della Cassazione
uomo che digita compensazione su uno schermo

Avv. Daniele Paolanti - Ogni contenzioso determina il sorgere delle spese in capo a ciascuna parte, sia per chi agisce sia per chi viene invece convenuto. Dette spese sono normalmente sostenute da ciascuna parte in relazione alle specifiche esigenze ed in base agli accordi che vengono intrapresi con il proprio legale. Tuttavia, il giudice, con sentenza, decide a chi addebitare le spese e la regola che tutti conosciamo è l'addebito alla parte soccombente. L'art. 91 c.p.c. dispone che "Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra parte e ne liquida l'ammontare insieme con gli onorari di difesa". In determinate circostanze, tuttavia, il giudice può disporre che le spese vengano, in tutto o in parte, compensate. Compensazione delle spese vuol dire che ciascuna parte processuale sostiene le proprie spese, fermo restando l'obbligo per il giudice, di indicare in sentenza le motivazioni che lo abbiano indotto ad assumere detta decisione. Ai sensi dell'art. 92 c.p.c., infatti, "Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero".

Condizioni che legittimano la compensazione

Secondo il disposto dell'art. 92 c.p.c. la compensazione può essere utilizzata dal giudice (previa debita motivazione) laddove vi sia soccombenza reciproca oppure la questione sia di assoluta novità o presenti un mutamento nell'orientamento giurisprudenziale rispetto alle questioni dirimenti. Il giudice dunque può ricorrere alla compensazione delle spese in casi gravi ed eccezionali, che sono comunque quelli indicati dalla normativa, e deve comunque argomentare in ordine alle ragioni che lo hanno indotto ad assumere detta decisione (leggi: "Spese processuali: il giudice non può compensare solo perché c'è contrasto in giurisprudenza"). E se dovesse medio tempore cessare la materia del contendere? Non assume rilevanza alcuna, avendo precisato la Cassazione (sentenza n. 5555/2016) che il giudice deve liquidare le spese in base al criterio della soccombenza c.d. virtuale (leggi: "Cassazione: cessata la materia del contendere no alla compensazione delle spese, vale il criterio della soccombenza virtuale").

La giurisprudenza

La Corte di Cassazione ha a più riprese affermato che ai fini della compensazione di rilievo è l'obbligo di motivazione poiché "Ai fini della compensazione delle spese, i giusti motivi - che, nei procedimenti instaurati dopo il 1 marzo 2006, devono essere esplicitamente indicati in motivazione - possono, per colmare il tenore della pronuncia di primo grado, essere integrati, anche d'ufficio, in sede di appello, dal giudice chiamato a valutare la correttezza della statuizione sulle spese" (Cass. Civ., Sez. Lav., Sentenza 3 luglio - 7 ottobre 2015, n. 20094). In un ulteriore e noto precedente la Corte afferma che "può essere disposta la compensazione totale o parziale delle spese, in assenza di reciproca soccombenza, soltanto in presenza di "gravi ed eccezionali ragioni", aggiungendo nel prosieguo della motivazione che dette ragioni "devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa che il Giudice è tenuto ad indicare esplicitamente e specificamente nella motivazione della sentenza" (Corte di Cassazione, sezione III Civile, Sentenza 16 luglio – 19 ottobre 2015, n. 21083). Ancora, in una recente pronuncia, la Corte ha chiarito il significato di soccombenza reciproca, rilevando che "la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale tra le parti delle spese processuali (articolo 92 c.p.c., comma 2), sottende – anche in relazione al principio di causalità – una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate e che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti ovvero anche l'accoglimento parziale dell'unica domanda proposta, allorché essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri ovvero quando la parzialità dell'accoglimento sia meramente quantitativa e riguardi una domanda articolata in un unico capo" (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 febbraio 2016, n. 3438).

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(28/12/2016 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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