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Conti correnti più cari di 25 euro: ecco l'effetto del salvabanche

Molti istituti di credito stanno applicando ai loro clienti un prelievo aggiuntivo, per il finanziamento del Fondo Nazionale di Risoluzione. La denuncia dei consumatori
uomo che guarda salvadanaio prendere il volo

di Valeria Zeppilli – Le associazioni dei consumatori stanno lanciando l'allarme su uno degli effetti collaterali del salvabanche: l'aumento dei costi dei conti correnti.

Molti istituti di credito, infatti, stanno inviando ai loro correntisti una comunicazione con la quale rendono noto l'addebito di un costo supplementare rispetto a quelli che già sono applicati sui loro conti.

Il collegamento con il recente decreto che ha evitato il fallimento di alcune banche (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e Cassa di Risparmio di Chieti) è praticamente scontato: la somma addebitata ai clienti degli istituti di credito servirebbe a finanziare il nuovissimo Fondo Nazionale di Risoluzione, teso a recuperare i soldi spesi per il salvataggio.

Ciò nonostante non tutte le banche abbiano reso palese la finalità di recupero parziale dei contributi versati al fondo: alcune di esse, infatti, hanno giustificato la richiesta aggiuntiva di pagamento con la semplice dicitura "spese di chiusura di fine anno".

L'ammontare del prelievo non è fisso, ma varia a seconda della banca che lo applica e della tipologia di conto corrente che ne è interessata e può arrivare sino a 25 euro. Peraltro in alcuni istituti esso è applicato "a rate", con la speranza di farlo passare inosservato.

Si tratta, nella sostanza, di una modifica contrattuale unilaterale che, in quanto tale, potrebbe non essere accettata dai clienti. Peccato, però, che l'unico rimedio a loro disposizione per rifiutare il pagamento aggiuntivo sia quello di chiudere il conto, con tutti i limiti che ne discendono. Si pensi, ad esempio, ai vincoli esterni che potrebbe avere chi con quella determinata banca ha stipulato un contratto di mutuo e alle numerose altre ipotesi che rendono la facoltà di terminare i rapporti con un istituto di credito di esercizio tutt'altro che agevole.

Dinanzi all'ulteriore sacrificio richiesto ai correntisti dalle banche, però, molte associazioni dei consumatori suggeriscono comunque di inviare una lettera di reclamo, con la quale invitare gli istituti di credito ad astenersi dal prelievo forzoso. Per quel che valga...


Leggi anche: "Banche: in vigore il bail in. Cosa cambia per i risparmiatori"





Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(14/11/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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