La presunzione di innocenza è un principio in forza del quale non è possibile considerare un soggetto colpevole sino alla condanna definitiva
uomo indicato da varie mani come colpevole


La presunzione di innocenza nella Costituzione

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La presunzione di innocenza trova il suo fondamento nella Costituzione, in particolare nell'articolo 27, comma 2, in forza del quale "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". In ragione di tale formulazione, la presunzione di innocenza è spesso denominata anche principio di non colpevolezza.

Il principio, in ogni caso, era stato teorizzato già molto tempo prima dell'emanazione della carta costituzionale: può affermarsi che le sue radici, in epoca moderna, vadano rinvenute negli scritti di Pietro Verti e Cesare Beccaria e risalgano, quindi, al diciottesimo secolo.

Quando una sentenza è definitiva?

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Prima di addentrarci più nel dettaglio della presunzione di innocenza, occorre chiarire sin da subito quando una sentenza può dirsi definitiva e, quindi, fino a quando tale presunzione può dirsi operante.

Una condanna è definitiva quando, alternativamente:

  • sono terminati tutti i gradi di giudizio e, quindi, la sentenza non può più essere impugnata presso un altro organo (di norma ciò accade con l'affermazione della condanna da parte della Corte di cassazione);
  • la sentenza potrebbe astrattamente essere impugnata ma sono inutilmente decorsi i termini per provvedervi.

Insomma: fino a che la condanna può ancora essere riformata da un giudice, il condannato si presume comunque innocente.

Presunzione di innocenza come regola di giudizio

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Operativamente, la presunzione di innocenza opera sia come regola di giudizio, sia come regola di trattamento.

Sotto il primo aspetto, la stessa esonera l'imputato da qualsivoglia onere probatorio in merito alla propria innocenza, rendendolo, quindi, "innocente fino a prova contraria". È semmai l'accusa a dover dimostrare la responsabilità penale dell'imputato, peraltro con una prova che permetta di superare ogni ragionevole dubbio, dato che, diversamente, l'imputato andrebbe comunque prosciolto in forza del principio in dubio pro reo.

Presunzione di innocenza come regola di trattamento

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Come regola di trattamento, la presunzione di innocenza comporta l'impossibilità di assoggettare l'imputato, nel corso del giudizio, a delle misure soggettive che lo identifichino con il colpevole.

Si badi bene però: il dettato costituzionale afferma che l'imputato, sino all'emanazione della sentenza definitiva, non è considerato colpevole e non che egli è considerato innocente. Lo stesso viene quindi posto in una sorta di limbo, che permette l'eventuale applicazione delle misure cautelari, che di certo non potrebbero essere applicate a un innocente.

Presunzione di innocenza Cedu

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La presunzione di innocenza trova un suo fondamento anche nella Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che all'articolo 6 comma 2 sancisce che "Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata".

Proprio con riferimento a tale disposizione, la Corte europea dei diritti dell'uomo (nella sentenza Telfner contro Austria) ha avuto modo di affermare che la presunzione di innocenza deve reputarsi violata se l'onere della prova è invertito e grava sulla difesa invece che sull'accusa.

Tuttavia, il diritto a essere presunti innocenti, per la Cedu, non è assoluto, dato che la Convenzione non vieta del tutto le presunzioni di fatto e di diritto (v. sentenza Falk contro Olanda) ma consente agli Stati membri di perseguire un fatto oggettivo in quanto tale, a determinate condizioni e contenendo le presunzioni entro limiti ragionevoli (si pensi, ad esempio, alla presunzione di detenzione ai fini di spaccio per il possesso di stupefacenti, oggetto della causa Salabiaku contro Francia).

Effetti della presunzione di innocenza

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Volendo riassumere gli effetti della presunzione di innocenza, in parte ribadendo quanto già affermato nei precedenti paragrafi, possiamo dire che tale principio determina che:

  • l'onere della prova grava in capo al pubblico ministero, il quale è tenuto a dimostrare che l'imputato è colpevole;
  • l'imputato va assolto non solo quando la sua innocenza è provata, ma anche quando sussistono dei dubbi in proposito, in ragione del principio in dubio pro reo;
  • le misure cautelari personali possono essere adottate solo se sussistono gravi indizi di colpevolezza e vi siano delle precise esigenze cautelari (pericolo di inquinamento delle prove, fuga o pericolo di fuga dell'imputato, tutela della collettività) e, ove adottate, non possono avere una durata indeterminata.

La giurisprudenza sulla presunzione di innocenza

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Si riportano qui di seguito gli stralci di alcune interessanti sentenze della Corte di cassazione sulla presunzione di innocenza:

"La previsione normativa della regola di giudizio dell'"al di là di ogni ragionevole dubbio", che trova fondamento nel principio costituzionale della presunzione di innocenza, non ha introdotto un diverso e più restrittivo criterio di valutazione della prova, ma ha codificato il principio giurisprudenziale secondo cui la pronuncia di condanna deve fondarsi sulla certezza processuale della responsabilità dell'imputato" (Cass. n. 23925/2020).

"Il principio secondo il quale il ribaltamento del giudizio assolutorio impone il metodo orale nella formazione della prova (purchè "decisiva") ha valenza generale, in quanto corollario della regola di giudizio dell'"al di là di ogni ragionevole dubbio", espressione dei valori costituzionali del giusto processo e della presunzione d'innocenza, e, pertanto, non può non valere anche nel caso in cui la decisione da ribaltare sia stata resa all'esito del giudizio "negoziale", "a prova contratta"" (Cass. n. 50082/2018).

"Per quel che concerne il significato da attribuire alla locuzione «oltre ogni ragionevole dubbio», presente nel testo novellato dell'art. 533 cod. proc. pen. quale parametro cui conformare la valutazione inerente all'affermazione di responsabilità dell'imputato, è opportuno evidenziare che, al di là dell'icastica espressione, mutuata dal diritto anglosassone, ne costituiscono fondamento il principio costituzionale della presunzione di innocenza e la cultura della prova e della sua valutazione, di cui è permeato il nostro sistema processuale.

Si è, in proposito, osservato che detta espressione ha una funzione meramente descrittiva più che sostanziale, giacché, in precedenza, il «ragionevole dubbio» sulla colpevolezza dell'imputato ne comportava pur sempre il proscioglimento a norma dell'art. 530, comma 2, cod. proc. pen., sicché non si è in presenza di un diverso e più rigoroso criterio di valutazione della prova rispetto a quello precedentemente adottato dal codice di rito, ma è stato ribadito il principio, già in precedenza immanente nel nostro ordinamento costituzionale ed ordinario, secondo cui la condanna è possibile soltanto quando vi sia la certezza processuale assoluta della responsabilità dell'imputato" (Cass. n. 25922/2018).


Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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Foto: 123rf.com
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